Il contemporaneo profana Villa Reale. Colpa di Garutti

I “fuoriclasse” della giovane arte italiana mimetizzano le loro opere tra quelle della Gam di Milano. Sono gli allievi di Alberto Garutti, nomi noti come Lara Favaretto e Roberto Cuoghi ed emergenti da scoprire. Mentre si attende la mostra del maestro al Pac. E il grande approfondimento che gli dedicherà il prossimo numero di Artribune Magazine, in uscita a inizio novembre.

Fuoriclasse - Filippo Ballarin

Fuoriclasse, li definisce il titolo. Per alcuni è un dato di fatto, per altri un auspicio. La collettiva alla Gam di Milano riunisce più di cinquanta autori, e tra loro ci sono Paola Pivi, Patrick Tuttofuoco, Diego Perrone, Roberto Cuoghi: alcuni dei maggiori artisti italiani delle ultime generazioni, già habitué dei musei, in molti casi anche all’estero. Con loro sono esposti nomi più nuovi, ma che condividono con i big uno spirito sperimentale che nulla ha a che vedere con i tradizionalismi che spesso imbrigliano l’arte italiana.
L’operazione è ardita. Non perché vengono esposti i giovani artisti in un’istituzione pubblica (dovrebbe essere la norma, e per Milano è una piacevole novità); ma perché le opere si mimetizzano tra quelle ottocentesche della collezione permanente. Anche questa è certamente una strada già battuta, soprattutto all’estero, ma la Gam ha un’identità e un’atmosfera così definite che il rischio del disastro era dietro l’angolo. Rischio sventato, si può dire; e le forti critiche comparse nelle sezioni milanesi del Corriere e della Repubblica appaiono quasi inconsciamente influenzate da un pregiudizio duro a morire verso il contemporaneo più avanzato, nonostante le premesse degli articoli dichiarino apertura. Rischio sventato perché il gioco funziona, anche sul piano della fruizione immediata: scovare le opere in ogni sala è un esercizio divertente e allo stesso tempo serio.

Fuoriclasse – Patrizio di Massimo

È pur vero che pochi lavori appaiono pensati per lo spazio e che alcune delle opere risultano sotto la media dell’artista. Ma si tratta probabilmente dell'”effetto collettiva”, che agisce persino nelle biennali. La qualità degli artisti in mostra è incoraggiante per le sorti dell’arte italiana. Piuttosto, lascia perplessi lo spunto generale: ciò che accomuna i nomi scelti è essere stati allievi di Alberto Garutti. Difficile ascrivere alla sua influenza le poetiche di tutti questi artisti, ma se è una scusa per introdurre il contemporaneo italiano nelle istituzioni pubbliche milanesi, ben venga.
Ecco alcuni esempi di quello che c’è da scovare nelle sale e negli spazi esterni. Massimo Grimaldi mette in burla (serissima) la ribellione giovanile, con una chitarra distrutta seppellita da tende da campeggio crollate. Simone Berti proietta video ironici sulle schiene delle statue del museo: e qui si scade nel cattivo gusto, non perché la “profanazione” sia troppo forte in sé, ma perché il contrasto non funziona e tutto si risolve in una risata. Appeso sopra lo scalone, uno dei pezzi forti della mostra: il quadro-installazione di Giulio Frigo, tela da cui si dipartono fili come direttrici spaziali, nello stile dei lavori che hanno lanciato la carriera dell’artista veneto in breve tempo. Con ironia penetrante e anticelebrativa, Cuoghi immortala Garutti in una maschera mortuaria, e sono convincenti le piccole sculture fatte con materiali di recupero di Deborah Ligorio, tra i lavori migliori. Lara Favaretto incanta con un suo classico, il cubo di coriandoli, e interagiscono alla perfezione con lo spazio i bei lavori di Santo Tolone e di Giuseppe Gabellone. Ma la palma dell’opera migliore spetta a Lupo Borgonovo, acuto e misurato nell’omaggiare con una scultura in cera Medardo Rosso, esposto poco lontano.

Fuoriclasse – Chiara Luraghi

Inutile cercare un tratto comune, ma emerge comunque una forma leggera di concettuale, che lascia sottinteso l’impegno politico e dà peso alla sublimazione formale, non concedendosi però sbavature di maniera. A novembre seguirà, nell’adiacente Pac, una personale di Garutti, insegnante condiviso dai “fuoriclasse”.

Stefano Castelli

Milano // fino al 9 dicembre 2012
Fuoriclasse. Vent’anni di arte italiana nei corsi di Alberto Garutti
a cura di Luca Cerizza
GALLERIA D’ARTE MODERNA – VILLA REALE
Via Palestro 16
02 88445947
[email protected]
www.gam-milano.com

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (nato a Milano nel 1979, dove vive e lavora) è critico d'arte, curatore indipendente e giornalista. Laureato in Scienze politiche con una tesi su Andy Warhol, adotta nei confronti dell'arte un approccio antiformalista che coniuga estetica ed etica. Nel 2007 ha vinto il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli. Pubblica regolarmente i suoi articoli dal 2007 su Arte, dal 2011 su Artribune e dal 2018 su IL-mensile de Il Sole 24 ore. Collabora anche con Antiquariato. Dal 2004 a oggi ha curato numerose mostre in spazi privati e pubblici, di artisti affermati ed emergenti. Dal 2016 è nel comitato curatoriale del Premio arti visive San Fedele. Nel 2020 ha pubblicato il saggio "Radicale e radicante – Sul pensiero di Nicolas Bourriaud" (Postmediabooks) e tradotto il saggio "Inclusioni" di Nicolas Bourriaud (Postmediabooks).