Ciclone Abramović. Top & flop

Le file fuori dal Pac. Il primo evento internazionale della Giunta Pisapia che però era stato progettato dalla Giunta Moratti. Il film “The Artist is Present” e il nuovo film in fase di realizzazione. Le ingerenze dei privati e gli errori di traduzione. Cosa ha funzionato e cosa no della Abramović Week milanese.

Marina Abramovic con il Lancia Award

Dopo la titanica organizzazione per mettere in scena la performance al MoMA di New York, di cui ci si può ben rendere conto dopo aver visto il bel docu-film The Artist is Present (da non sottovalutare che l’enorme risonanza mediatica alla mostra newyorchese è arrivata come un fulmine a ciel sereno non appena i network dell’America ancora oggi puritana hanno puntato il dito sulle presenze di performer nudi nel museo), e dopo quarant’anni “on stage”, Marina Abramović conosce alla perfezione le regole del sistema e le strategie per raggiungere il successo. In questi giorni a Milano ci siamo così abituati a incontrarla che, di evento in evento, ci è diventata quasi familiare. Ma che cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato in quest’overdose abramoviciana?

Marina Abramovic - The Abramovic Method - veduta della mostra presso il PAC, Milano 2012

NON HA FUNZIONATO
Il tifo da stadio e una certa morbosità contagiosa tipica dei fan verso le proprie star, dopo l’apparizione di Marina Abramović al programma televisivo Quelli che il calcio e il suo Celo/Manca con Valeria Marini.
L’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, perché dopo svariati mesi dall’insediamento della nuova Giunta, questo è stato il primo grande evento di respiro internazionale, frutto però del programma culturale della Giunta precedente.
Il gruppo 24Ore contemporaneamente nelle vesti di produttore della mostra e nella gestione della sua promozione stampa. Qualche interesse in conflitto?
L’inserimento nella programmazione degli eventi della mostra personale di Marina Abramović alla galleria privata Lia Rumma. Laura Cherubini l’ha persino ricordato nella sua sbrigativa introduzione alla lecture dell’artista.
L’ingresso all’opening a invito per la mostra al Pac. Molti addetti ai lavori e del mondo dell’arte a lungo in fila, altri non sono riusciti proprio a entrare, per dare priorità al “marketing” aziendale. Vedere le liste per credere.
L’imbarazzante figuraccia del co-curatore della mostra Eugenio Viola nelle vesti di traduttore. Al Teatro Dal Verme per la lecture di fronte a centinaia di persone (tra cui Germano Celant, Stefano Boeri, Francesco Vezzoli, Ennio Capasa, Willem Dafoe e molti altri), l’artista lo ha invitato a lasciare il palco. Sorpresa nel vederlo sbagliare la traduzione nel descrivere il lavoro memorabile di Chris Burden Shoot del 19 novembre 1971.Eugenio, you should know that”… “We stop the translation now [applauso del pubblico]… Eugenio, go [applauso del pubblico]”.

Marina Abramovic - The Abramovic Method - veduta della mostra presso il PAC, Milano 2012

HA FUNZIONATO
La sua apparizione a Quelli che il calcio. Per una volta, quella strana, che non si capisce cosa faccia, ci è sembrata Valeria Marini. Altrettanto folkloristica tutta la crew del programma.
The Abramović Method. Anche se due ore di meditazione non ti cambiano la vita. Sicuramente però è un buon inizio per rallentare e per non demonizzare il “dolce far niente”.
Il curatore Diego Sileo del Pac di Milano che, rimasto a lungo nel silenzio, schiacciato dalla gestione marketizzata dello spazio degli ultimi anni, con questa mostra ha finalmente avuto la giusta riconoscenza.
Il film The Artist is Present (ora in qualche sala e a luglio su dvd per La Feltrinelli). Alla première un condiviso senso di commozione ha contagiato quasi tutti: Victoria Cabello, Caroline Corbetta, Francesco Vezzoli. Un docu-film-liberatorio per Marina Abramović, che finalmente può dire: “Se sei alternativo a 19 anni lo sarai anche a 20, 30, 40, 50, ma io ho 63 anni, non voglio più essere alternativa”. In cui mostra la sua passione per la moda (chi non la mostrerebbe di fronte a una giacca di Givenchy da 8.000 euro?), racconta la sua infanzia, con la madre che la svegliava di notte perché il letto non era stato rifatto bene e non poteva dormire in quel caos. E tanti altri aneddoti.
L’idea di fare un film sul Metodo Abramović che sta girando Giada Colagrande (inseparabile in questi giorni dal marito attore evergreen Dafoe), con il sostegno della Fondazione Furla. Marina Abramović è stata in passato anche la madrina di un’edizione del Premio che porta il nome del brand.

Last but not least, l’insegnamento di Marina Abramović, che per quarant’anni si è inflitta ogni genere di ferita (prima psicologica, poi corporea) per dirci forse una sola cosa: non è tanto difficile amare, ciò che è più difficile è essere amati.

Daniele Perra

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Daniele Perra
Daniele Perra è giornalista, critico, curatore e consulente strategico per la comunicazione. Collabora con "ICON DESIGN", “GQ Italia”, “ULISSE, "SOLAR" ed è docente allo IED di Milano. È stato fondatore e condirettore di “unFLOP paper” e collaboratore di numerose testate tra cui “ArtReview” “Mousse”, "Harper's Bazaar art America Latina". È stato consulente strategico per la comunicazione della Fondazione Modena Arti Visive, Direttore Comunicazione del Centro Pecci di Prato, Strategic Advisor for Media and Communication alla Malmö Konsthall e Direttore della Comunicazione della Fondazione Thyssen-Bornemisza Art Contemporary. Ha fatto parte del team di selezionatori per alcuni premi tra cui il Premio FURLA e The Sovereign European Art Prize. Ha scritto testi per cataloghi e curato mostre tra cui: Shahryar Nashat in collaborazione con il Centro Pecci, Cantieri Culturali ex-Macelli, Prato (2003); Hans Schabus and the Very Pleasure (Laboratori del Teatro alla Scala di Milano, 2006). Ha pubblicato il volume "Impatto Digitale. Dall’immagine elaborata all’immagine partecipata: il computer nell’arte contemporanea", Baskerville, Bologna. Ha tenuto lecture alla NABA e un corso di Fenomenologia dell’arte contemporanea alla Scuola Politecnica di Design di Milano. È stato caporedattore di “tema celeste” (1999-2007), caporedattore di “KULT” (2007-2010), ha collaborato dal 2000 al 2006 a “Il Sole24ORE” (Domenicale) e all'inserto cultura Saturno de “Il Fatto Quotidiano” e ha collaborato con Artribune come editorialista e consulente.