Biennale mediterranea numero quindici

Ingorgo di biennali a Salonicco. A dispetto della atroce crisi greca la seconda capitale della repubblica ellenica si piglia il lusso di ospitare contemporaneamente la ‘sua’ biennale e quella dei Giovani Creatori dell’Europa e del Mediterraneo. Arrivata alla 15esima edizione è proprio di quest’ultima che parliamo.

Biennale de la Mediterranée 2011 - veduta della mostra a Salonicco

La relazione e il dialogo, l’incontro o, viceversa, lo scontro. Uno scontro costruttivo, naturalmente. La nuova avventura della Biennale de la Mediterranée, giunta al suo 15esimo appuntamento, presenta un viaggio variegato all’interno delle arti contemporanee con l’intento di ridefinire – attraverso un titolo significativo, Symbiosis? – i legami tra forme di creatività differenti e, a volte, apparentemente distanti.
Divisa in cinque sezioni – Visual Arts, Applied Arts, Cinema, Literature e Gastronomy – che spaziano, appunto, in territori creativi diversi, il 15esimo volto di questa biennale promossa da BJCEM – Biennale des jeunes créateurs de l’Europe et de la Méditerranée, si presenta ricca di stimoli, progetti, programmi ed eventi preziosi. Tra questi, la meravigliosa performance (When We Meet Again – Introduced As Friends) del collettivo Me and the Machine formato dal duo Sam Pearson e Clara García Fraile, il lavoro site specific (12 Years, 2011) proposto da Fabrizio Cotognini, il progetto Caravaggio’s (2011) di Karmil Cardone, la serie If I Had A Pony My Curly Heart (2011) dell’austriaco Birgit Petri, Fears Fresh (2009-11) di Muhammad Ali e la potente installazione (Anomalistic / Ayriksi, 2011) di Didem Erk, ne sono alcuni esempi luminosi.

Biennale de la Mediterranée 2011 - veduta della mostra a Salonicco

Disegnata all’interno di sei capannoni del porto di Salonicco – Warehouse 1 con uno Special screenings, Warehouse 7 dedicato interamente alle Applied Arts, Warehouse 8, uno spazio organizzato per accogliere progetti musicali e un vivace palinsesto di performance, Warehouse 9 con Visual Art (1), Warehouse 13, approntato sul gusto e la Gastronomy, e Warehous 15 con Visual Art (2) – la biennale struttura un programma esteso e parallelo che, in sinergia con la 3. Thessaloniki Biennale of Contemporary Art, si schiude alla comunità cittadina con caratteri linguistici tesi a ridefinirne il tessuto urbano.
Potente e innovativo, Face Art – Public Murals si pone come un seducente (ma anche potente) progetto di ricostruzione e revisione del tessuto che interessa alcune aree urbane (Students Flats, Ladadika area, Rotonda area, Ippokratio Hospital, Workers Residences of Xirokrini e City Center) mediante i calibri artistici di Blu, Faith47 & Dal, Live2 & Apset, Nade & Nastwo, Woozy & Kez, Same84 e Ser.

Biennale de la Mediterranée 2011 - veduta della mostra a Salonicco

Tarato sul concetto di riqualificazione e di riappropriazione di un edificio storico abbandonato, anche Symbiosis?: Hotel Ariston (Ariston could mean we can live together), progetto curato da Thouli Misirloglou, presenta una parabola estetica interessante ma scadente purtroppo, con un viaggio tra le camere un vecchio albergo – utile, in passato, a consumare ore di piacere a pagamento – la cui struttura anche senza opere, o magari con un palinsesto di lavori qualitativamente più generosi, avrebbe accolto ugualmente lo spettatore con grande suggestione.

Antonello Tolve

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Intervista con Emiliano Paoletti

Salonicco // fino al 6 novembre 2011
XV Biennale del Mediterraneo
a cura di Stephanie Bertrand, Christos Savvidis e Efi Halivopoulou

www.bjcem.org


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Antonello Tolve
Antonello Tolve (Melfi, 1977) è titolare di Pedagogia e Didattica dell’Arte all’Accademia Albertina di Torino. Ph.D in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico artistica (Università di Salerno), è stato visiting professor in diverse università come la Mimar Sinan Güzel Sanatlar Üniversitesi, la Beǐjin̄g Yuy̌ań Daxué, l’Universitatea de Arta si Design de Cluj-Napoca e la Universidad Central de Venezuela. Critico d’arte e curatore, è stato commissario in diverse giurie internazionali. Tra i suoi libri si ricordano “Gillo Dorfles. Arte e critica d’arte nel secondo Novecento” (La Città del Sole, 2011), “ABOrigine. L’arte della critica d’arte” (PostmediaBooks, 2012), “Ubiquità. Arte e critica d’arte nell’epoca del policentrismo planetario” (Quodlibet, 2013), “La linea socratica dell’arte contemporanea. Antropologia Pedagogia Creatività” (Quodlibet, 2016), “Istruzione e catastrofe. pedagogia e didattica dell’arte nell’epoca dell’analfabetismo strumentale” (Kappabit, 2019), “Me, myself and I. Arte e vetrinizzazione sociale ovvero il mondo magico del selfie” (Castelvecchi, 2019), “Atmosfera. Atteggiamenti climatici nell’arte d’oggi” (Mimesis, 2019). Ha curato con Stefania Zuliani il volume di Filiberto Menna, “Cronache dagli anni settanta. Arte e critica d'arte 1970-1980” (Quodlibet, 2017) e, con S. Brunetti, “Il sistema degli artisti. Collezione, conservazione, cura e didattica nella pratica artistica contemporanea” (Mimesis, 2019). Dal 2018 e Direttore della sede romana della Fondazione Filiberto e Bianca Menna e dal 2014 è curatore della Gaba.Mc – Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata.