Architetture da consumarsi preferibilmente entro…

A Londra, l’appuntamento con il padiglione estivo della Serpentine Gallery è ormai una consuetudine. E anche a Berlino, da qualche settimana, campeggia lo Humboldt-Box, un museo temporaneo costruito in pieno centro. Esperimenti che verrebbe voglia di riproporre anche in Italia.

Krueger, Schuberth, Vandreike - Humboldt-Box - Berlino, 2011

Strutture effimere, destinate a sparire col cambio di stagione o, tutt’al più, nell’arco di un paio di lustri. La data di scadenza impressa sul fondo del barattolo è la caratteristica che avvicina il Serpentine Gallery Pavilion di Londra e lo Humboldt-Box di Berlino a un vasetto di yogurt: i due edifici sono da consumarsi rispettivamente entro ottobre 2011 e in un non meglio precisato giorno della data astrale 2019.
Hanno inaugurato praticamente in contemporanea: il 30 giugno l’edificio berlinese (realizzato dal trio d’architetti Krueger, Schuberth, Vandreike) e il primo luglio il padiglione londinese (su progetto quest’anno di Peter Zumthor, Pritzker Prize nel 2009). Diverse le destinazioni d’uso: il Pavilion della Serpentine rientra nel programma ormai consolidato della galleria che prevede, in estate, la creazione di una struttura temporanea da parte di un architetto che non abbia mai realizzato un edificio sul suolo inglese; il padiglione di Zumthor rappresenta un hortus conclusus (ricco di varietà botaniche puntualmente catalogate in un “foglio di sala” fornito al visitatore), luogo raccolto e aperto al tempo stesso (il soffitto è praticamente assente).

Krueger, Schuberth, Vandreike - Humboldt-Box - Berlino, 2011

Lo Humboldt-Box, invece, va a colmare il vuoto dei “lavori in corso” legati al nascente Humboldt-Forum, nella centralissima “isola dei musei”. Una volta che il Forum sarà pronto, il museo temporaneo verrà smantellato (presumibilmente nel 2019); nel frattempo, la “scatola” gigante (3.000 mq, 28 metri d’altezza) ospita mostre, eventi, bookshop, nonché un ristorante con vista privilegiata sullo stato d’avanzamento dei lavori.
Pavillion
e Box: due omaggi – tutt’altro che inconsistenti – all’effimero, due contenitori che pongono una sfida assieme teorica e pratica. Senz’altro due episodi da prendere in considerazione se un giorno a qualcuno venisse voglia di promuovere esperimenti analoghi in Italia. Per ora, ci accontentiamo dei giardini d’architetto in piazza Boetti, al Maxxi. Che sia solo l’inizio, però.

Saverio Verini

www.serpentinegallery.org
www.humboldt-box.com

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Saverio Verini
Saverio Verini (1985) è curatore di progetti espositivi, festival, cicli di incontri legati all’arte e alla cultura contemporanea. Ha all’attivo collaborazioni con istituzioni quali Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, MACRO, Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, American Academy in Rome, Fondazione Ermanno Casoli, Fondazione Pastificio Cerere, Istituto Polacco di Roma, Civitella Ranieri Foundation. Attualmente si occupa del coordinamento mostre della Fondazione Memmo di Roma. Nel 2018 ha pubblicato per PostmediaBooks la monografia “Roberto Fassone. Quasi tutti i racconti”.