Un anno al MAXXI

Poco più di un anno fa, apriva i battenti il Maxxi, accolto con grande entusiasmo e caricato fin da subito di tante, legittime aspettative. Artribune ha fatto due chiacchiere con Anna Mattirolo, direttrice della sezione Arte del museo.

Anna Mattirolo - photo S. Cecchetti

Anna Mattirolo, negli ultimi tempi al MAXXI è aumentata molto la frequenza delle iniziative collaterali alle mostre, come incontri, conferenze, talk con gli artisti. Lei stessa ha più volte indicato come strategico in questo contesto il MAXXI B.A.S.E, il centro di ricerca del museo, inaugurato lo scorso febbraio…
Sì, è strategico nella misura in cui le attività scientifiche, di ricerca e di studio sono il “motore” dell’attività del museo. Al MAXXI B.A.S.E. si svolgono gli incontri, le conferenze, le presentazioni di libri. Tutte iniziative che mirano a coinvolgere chiunque abbia bisogno di confrontarsi con i temi della contemporaneità.

L’esperimento di mescolare architettura e arte contemporanea (e anche design) in un’unica struttura è un progetto sostenibile oppure, magari ogni tanto, vi pestate un po’ i piedi? Non ci dica sempre che va tutto bene…
Mi dispiace deludervi, ma le cose vanno benissimo, e per due motivi. Prima di tutto, il Maxxi Architettura e il Maxxi Arte hanno propri ambiti precisi, definiti già in fase di progettazione. È da molti anni che sappiamo con chiarezza in quali spazi sviluppare le rispettive programmazioni. Inoltre, con Margherita Guccione – direttore del Maxxi Architettura – abbiamo condiviso la nascita e la realizzazione del Maxxi dalle fasi preliminari fino alla conclusione del cantiere, lavorando per anni verso un obiettivo comune e, vi assicuro, con non poche difficoltà! Figuriamoci se oggi ci può preoccupare un problema del genere.

Il Maxxi di Zaha Hadid - photo Simone Cecchetti

Parliamo di acquisizioni. Il museo ha una collezione che ancora non è all’altezza di quello che ci si aspetta di trovare all’interno di una delle architetture più famose del mondo. Cosa, quando e come comprerete nei prossimi anni?
Anche sulla collezione mi sembra che il bilancio sia del tutto positivo: circa 300 opere acquisite a vario titolo in poco più di sei anni, per un valore che si aggira intorno ai 20 milioni di euro, rappresentano uno sforzo senza precedenti per la nostra amministrazione. Ora la crescita della collezione si orienta soprattutto verso una committenza specifica, ad esempio attraverso il Premio Italia Arte Contemporanea. Cerchiamo di pianificare le acquisizioni in rapporto sia con l’attività espositiva, sia con le caratteristiche degli spazi del museo.

Lei dirige la sezione Arte del Maxxi, dunque si confronta con questioni allestitive e logistiche. Dopo un anno di rodaggio alla grande, quali sono i pro e i contro della struttura progettata da Zaha Hadid?
I contro sono stati digeriti durante gli anni di cantiere: spazi sinuosi e linee curve senza soluzione di continuità ci avevano inizialmente spaventato. In seguito, la consapevolezza del fatto che Zaha Hadid ci stava consegnando un progetto che cambiava radicalmente il rapporto opera/spazio su un piano di grandissima qualità, e aver avuto di conseguenza, la possibilità di ripensare il modello museografico, ci ha appassionato. Il fatto di entrare in uno spazio insolito, spiazzante e anche un po’ disorientante privilegia il rapporto con l’opera d’arte, che diventa più intenso ed esclusivo. La stessa architettura è un’opera e questo aggiunge valore all’esperienza. Credo che i risultati si comincino a vedere e la soddisfazione dei visitatori è uno dei segnali che ci indica che siamo sulla strada giusta.

Chiara Ciolfi

www.fondazionemaxxi.it

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #0

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Chiara Ciolfi
Chiara Ciolfi (Roma, 1987) è laureanda in Storia dell’Arte presso l’Università di Roma La Sapienza. Si interessa di arte contemporanea in tutte le sue forme, con un accento particolare sull’editoria e le riviste di settore. Ha collaborato con Exibart dal 2008 al 2011 fino all’avvento dell’ “era Artribune”. Attualmente sta costruendo il suo percorso tra stage e collaborazioni con fondazioni orientate alla ricerca (Nomas Foundation) e gallerie collaudate (Gagosian Gallery), con il sogno di farne un lavoro vero.