… e in gondola sale anche Vuitton

E chi l’avrebbe detto? Non bastava il dominio di Mr lusso François Pinault a Palazzo Grassi e Punta della Dogana, non bastava l’arrivo della dogaressa Miuccia Prada a Ca’ Corner della Regina. Ora è la volta di Louis Vuitton a sbarcare in Laguna, dove assieme ad Arzanà Navi finanzierà il restauro del Padiglione Venezia all’Isola di Sant’Elena.

Il Padiglione Venezia in un immagine d'epoca

In classico stile italiano, sarà una corsa contro il tempo. Perché per il 4 di giugno deve essere tutto pronto e allestito a puntino, visto che gli occhi del mondo saranno concentrati sulla città lagunare. Stiamo parlando del restauro del Padiglione Venezia, storica architettura razionalista degli anni ‘30 realizzata su progetto di Brenno Del Giudice nei Giardini della Biennale, dall’altra parte del canale, in quella zona – per capirci – dove stanno i padiglioni dell’Austria, della Polonia, della Romania e della Grecia.
Il padiglione – è notizia recentissima – sarà risistemato e messo a norma grazie al sostegno economico di Louis Vuitton e Arzanà Navi. Grazie all’accordo siglato con la Città di Venezia (che dello spazio è proprietaria) e Fondaco (società che si occupa di restauro e di progetti culturali), la maison francese fa il bis nella città dei dogi, dopo aver finanziato lo scorso anno il restauro della trecentesca pala della chiesa di San Salvador. Ma per Venezia in generale l’arrivo di Vuitton nel mosaico dell’arte contemporanea locale rappresenta un tris, dopo lo sbarco ormai storico di Pinault (sue le maison Gucci, Bottega Veneta, YvesSaintLaurent e molte altre) e dopo l’arrivo in pianta stabile di Prada (ne abbiamo parlato ieri qui su Artribune).

Fabrizio Plessi - Mari Verticali

Cosa bolle in pentola? Una tattica per farsi apprezzare in città, sempre più vetrina globale per griffe in perenne competizione, o più semplicemente – così la vedono i dietrologi – un ticket versato all’amministrazione comunale in attesa di aprire il nuovo spazio monomarca in piazza San Marco. Al di là delle strategie aziendali, il sostegno della Vuitton dimostra ulteriormente quanto i grandi centri storici italiani, come Venezia, possano essere attivatori di risorse, calamite per investimenti che possono essere fruttuosamente utilizzati in campo culturale. E la politica dovrebbe cominciare ad agire proprio su questa leva per preservare e promuovere il nostro patrimonio, la nostra cultura, tanto più in questo momento in cui ineludibili difficoltà economiche stanno colpendo le realtà culturali fondamentali della nostra nazione. Che i privati, insomma, siano benvenuti, ma che s’impongano regole e che se ne traggano pubblici vantaggi.

Il Padiglione Venezia

E così, per la Biennale il rinnovato padiglione ospiterà la mostra del venezianissimo Fabrizio Plessi, che presenterà l’installazione Mari verticali, che – a dire il vero – si era già vista all’Isola della Maddalena in occasione della Vuitton Cup: il che induce a pensare come, in buona sostanza, l’amministrazione abbia dovuto accettare un pacchetto chiavi-in-mano. Ma, al di là di questo, delle polemiche che seguiranno come tradizione in Laguna, ancora una volta Venezia (discorso analogo si potrebbe fare per Roma, Firenze o Napoli) dimostra che si può andare avanti, e che la moda e il suo sistema possono essere davvero di grande aiuto.

Fabrizio Plessi - Mari Verticali

Dopo il passaggio veneziano a giugno, peraltro, la maison parigina si concentrerà proprio su Roma, dove è in fase di completamento il recupero – in pieno centro storico – del cinema Etoile, che dopo l’estate inaugurerà sotto forma di mega-boutique ma anche di centro culturale, un po’ sul modello del negozio Vuitton sugli Champs, dove l’azienda ha iniziato a organizzare mostre per avere la scusa di poter tenere aperto la domenica, ma poi c’ha preso gusto…

Daniele Capra

 

www.louisvuitton.com

www.labiennale.org

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Daniele Capra
Daniele Capra (1976) è curatore indipendente e militante, e giornalista. Ha curato oltre cento mostre in Italia, Francia, Repubblica Ceca, Belgio, Austria, Croazia, Albania, Germania e Israele. Ha collaborato con istituzioni quali Villa Manin a Codroipo, Reggia di Caserta, CAMeC de La Spezia, Galleria Comunale d'Arte Contemporanea di Monfalcone, MMSU di Rijeka, Museo Bernareggi di Bergamo, Galleria d'Arte Moderna di Genova, Casa Cavazzini Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Udine, la Galleria Nazionale di Tirana, la Fondazione Dena di Parigi, il Museo Ca’ Pesaro a Venezia, la Galleria Civica di Trento, il Comune di Milano, il Museo Janco Dada di Ein Hod - Haifa. Ha tenuto lezioni sull'arte contemporanea alla Wizo NB School di Haifa, all'Accademia di Belle Arti di Venezia e di Verona. È stato curatore del Premio Onufri presso la Galleria Nazionale di Tirana e del Premio Trieste Contemporanea. È membro del comitato scientifico di Rave Residency. Ha scritto oltre trecentocinquanta articoli su riviste e quotidiani. Collabora con Il Manifesto, Artribune e i quotidiani del Gruppo Espresso. Vive di corsa, con il portatile sempre acceso e pile di libri che attendono di essere letti.

5 COMMENTS

  1. Sicuramente un plauso, ma presentare Plessi, che è presenza fissa a tutte le biennali da almeno un decennio anche se sempre invitato esterno, mi pare il massimo della noiosità …

  2. plessi è l’unica proposta che l’intellighenzia venezia sia in grado di dare: per miopia, per faziosità, per militanza politica. Perché la “nobiltà” veneziana che oggi è solamente apparato burocratico è invecchiata ed arroccata sulle ideologie. Sono marxisti ma hanno in casa i camerieri di colore in guanti bianchi.

  3. perché ogni forma di potere ha bisogno di un suo cantore e plessi è il cantore della sinistra snob, quella ricca e idelogizzata, quella che pasolini contrastava perché non avrebbe dato all’italia il progresso.

  4. credo che plessi sia la manifestazione più ampia ed evidente del decadentismo dell’arte contemporanea. Essa è ormai giunta al suo livello più basso, trasformata in artificio d’intrattenimento mediatico e quindi travisata nel suo significato più profondo di dialogo interiore tra l’uomo e la natura. Questi sono i tempi. Abbiamo migliaia di persone che intraprendono la carriera artistica con il solo scopo di imitarsi o di architettare qualche espediente per avere un poco di visibilità. Un mondo di gente che strilla per farsi ascoltare da chi non ha nemmeno le orecchie per sentire. I veri artisti rifuggono tutto ciò e si chiudono nel loro mondo.

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