Su Sky Arte: il documentario sul furto di un’opera di Banksy

Il furto del murale realizzato da Banksy nel 2007 nei territori occupati è al centro del documentario in onda su Sky Arte domenica 27 marzo

L'uomo che rubò Banksy
L'uomo che rubò Banksy

Quando nel 2007 Banksy e il suo team realizzano nei territori occupati un murale raffigurante un soldato israeliano intento a chiedere i documenti a un asino probabilmente non immaginano quanto sta per accadere. Il mancato apprezzamento dell’opera da parte dei palestinesi non si limita alla disapprovazione. Un imprenditore locale, Maikel Canawati, e il taxista Walid, traducono il diffuso scontento in un’azione concreta: con il contributo della comunità, tagliano il muro della discordia e si adoperano per venderlo al maggior offerente su eBay.

È da questo episodio che prende avvio L’uomo che rubò Banksy, il film evento in onda su Sky Arte domenica 27 marzo. Diretta da Marco Proserpio e con Iggy Pop in veste di narratore, la pellicola non si limita ad analizzare, dal punto di vista palestinese, la storia di questa (discussa) opera di Banksy e dei significati di cui è portatrice. In parallelo esamina anche il fenomeno, nascente all’epoca dei fatti, della rimozione della Street Art dallo spazio pubblico (senza il consenso dei rispettivi autori) e della sua successiva messa in vendita.

ARTE E COPYRIGHT

Come precisa, nelle note di regia, lo stesso Proserpio, “il film descrive la commercializzazione di questa forma d’arte e la nascita di questo weird secondary market, copre i temi di copyright di opere che essendo realizzate illegalmente non possono essere canonicamente autentificate dall’autore stesso (per questi artisti autentificare pezzi fatti in strada sarebbe come firmare la propria condanna) e della loro salvaguardia (è necessaria o deve essere rispettato il volere dell’artista che le ha prodotte per essere effimere? Il cambiare contesto a queste opere nate in strada ne altera la compressione/il messaggio/il contenuto?) e della documentazione che potremmo avere in futuro per testimoniare questo movimento artistico”.

Quesiti aperti dal film, che combina “immagini girate con telecamere HD di ultima generazione con materiale filmato al momento della rimozione con fotocamere mini-DV e telefoni, archivio fotografico e grafica”, nelle parole del regista. La musica originale di Federico Dragogna, Victor Kwality e Matteo Pansana rafforza il concetto di “incontro-scontro” fra culture combinando le sonorità del Medio Oriente con l’elettronica e il dub.

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