Street art e legalità. L’azione del Collettivo FX a Reggio Emilia

L’arte di Collettivo FX è denuncia individuale che innesca partecipazione collettiva. Succede al Mercato contadino di Casa Bettola, a Reggio Emilia, dove un atto notarile trasforma un murale in immagine legale. Facendo emergere tutti i paradossi dell’arte urbana.

Il murale Bambino nel carrello del Collettivo FX, 2016, photo Collettivo FX
Il murale Bambino nel carrello del Collettivo FX, 2016, photo Collettivo FX

Collettivo FX non è un nome scelto a caso. Perché nella pittura murale, quella spesso chiamata impropriamente Street art, il soggetto artistico che “pitta” da oltre dieci anni partendo dalle Officine reggiane di Reggio Emilia ha sempre cercato e narrato storie corali, dove le strade non sono solo un’ambientazione scenografica, uno sfondo di tendenza nella ricerca urbana più alla moda, ma sono il luogo per eccellenza dove nella realtà della provincia italiana si incontrano persone, mondi interi da esplorare e a cui dare voce.
È questa propensione all’ascolto e all’amplificazione delle comunità che spesso porta Collettivo FX a inventare cicli pittorici in forma di viaggi e ad accogliere, dentro al suo nome, pluralità di voci e realtà che di volta in volta si aggiungono per affrontare temi diversi ma accomunati dall’attenzione per chi ha meno potere e meno forza nell’esprimere sé stesso.
In queste azioni culturali è spesso insito anche un paradosso tra l’illegalità dell’atto pittorico e la ripercussione sociale e culturale dell’operazione, che invece dà forma a una comunità diversa, restituendo valore di arte relazionale a ogni singolo murale che innesca un’azione politica e sociale di presa di coscienza e trasformazione. Ben al di là della decorazione o cosiddetta riqualificazione urbana di un quartiere calata dall’alto.

Il murale Bambino nel carrello del Collettivo FX in via Rosa Luxemburg a Reggio Emilia, photo Collettivo FX
Il murale Bambino nel carrello del Collettivo FX in via Rosa Luxemburg a Reggio Emilia, photo Collettivo FX

IL COLLETTIVO FX A REGGIO EMILIA

E questa volta il paradosso tra legale e illegale si è spinto ancora un po’ oltre: con atto notarile 122.231 legalmente depositato in data 29/09/2020, il Collettivo FX, autore dell’opera, ha ceduto la proprietà del Bambino nel carrello, murale dipinto una notte del febbraio 2016 sul muro di un vecchio edificio rurale al centro dell’area dove dovrebbe sorgere un nuovo centro commerciale, al Mercato contadino di Casa Bettola. Un’opera dipinta senza autorizzazione, su una proprietà privata, è divenuta, grazie al diritto d’autore, un’opera d’arte che, attraverso l’atto di donazione, acquisisce valore, non solo quello immateriale della cultura, ma anche un valore legale ed economico, tanto che sarà sfruttata, stampata su borse e magliette, dal piccolo mercato dei contadini di Casa Bettola per promuovere forme di consumo e di produzione più sostenibili, e nel frattempo ha anche arrecato danni in termini di ritardi e sospensioni del cantiere. Un paradosso che si innesca su un altro paradosso, su cui si dovrebbe riflettere quando si parla del futuro dell’arte urbana e della sua conservazione: non solo un’opera realizzata illegalmente può essere sfruttata legalmente tanto da essere ceduta a terzi, proprietari dell’immagine ma non dell’edificio su cui è stata dipinta, ma anche: illegale è creare un’opera d’arte (certo, su un muro privato di un casolare abbandonato), ma non asfaltare circa 30.000 metri quadrati di area verde in uno dei luoghi più inquinati della Pianura padana e d’Italia per costruire l’ennesimo centro commerciale il cui progetto, pensato nel 2001 e approvato nel 2014, risulterebbe oggi del tutto controproducente, come sostenuto da più parti, e fuori tempo massimo.

Il murale Bambino nel carrello del Collettivo FX, 2021, photo Collettivo FX
Il murale Bambino nel carrello del Collettivo FX, 2021, photo Collettivo FX

STREET ART E SOSTENIBILITÀ

La realizzazione e la successiva donazione con atto legale dell’immagine di Collettivo FX ai produttori locali non è quindi solo un risarcimento a una realtà riunita nel Mercato contadino di Casa Bettola, che è divenuto luogo d’incontro tra produttori e consumatori fondato sulla filiera corta e sulla tutela di tutte le parti in gioco. È anche un segnale che alternative a un mercato basato sulla grande distribuzione, più equilibrate e proficue sia per i consumatori sia per i produttori, sono possibili. È una azione artistica individuale che diventa politica culturale, in grado di trasformare una comunità attraverso la presa di coscienza collettiva del valore della comunità stessa e del suo territorio.

Annalisa Filonzi

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Autore collettivo FX
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Annalisa Filonzi
Laurea in Lettere classiche a Bologna, torno nelle Marche dove mi occupo di comunicazione ed entro in contatto con il mondo dell'arte contemporanea, all'inizio come operatrice didattica e poi come assistente alla cura di numerose mostre per enti pubblici e privati del territorio. Dell'arte mi interessano soprattutto i nuovi linguaggi e gli artisti che si fanno portavoce e anticipatori delle emozioni del nostro tempo: video, fotografia, street art, contaminazioni di linguaggi. Nel 2007 fondo l’associazione culturale GLAZonART per la quale curo la mostra “VIDEOGLAZ Mario Sasso e l’immagine elettronica” presso il Museo d’Arte Moderna di Mosca. Ora insegno di ruolo Lettere negli istituti superiori, alternando l’attività didattica a quella di critica, principalmente per la rivista Artribune, e di curatrice indipendente, per la quale collaboro con gallerie e festival come l’Associazione AOCF58 di Roma, il festival Nottenera di Serra de’ Conti e altre realtà del territorio. Dal 2013 curo il progetto dello spazio espositivo USB Gallery a Jesi (AN), una homegallery a cui ho dato vita nella mia abitazione e che gestisco nello spirito di assoluta libertà, ricerca e incontro insieme agli artisti ospitati, per dare forma alla complessità e alla profondità dei nostri tempi che solo l’arte contemporanea può indagare.