Ratti, starnuti e mascherine: l’ultima opera di Banksy nella metro di Londra è una performance

Il Bambino Migrante “vandalizzato” a Venezia, la porta del Bataclan ritrovata nel Teramano e restituita alla Francia: ecco le notizie dell’ultim’ora in merito alle opere dello street artist di Bristol.

L’ultima opera di Banksy nella metro di Londra
L’ultima opera di Banksy nella metro di Londra

A circa un mese dalla notizia della porta del Bataclan firmata da Banksy e ritrovata in Abruzzo, si torna a parlare dello street artist senza volto per l’ultima opera postata sulla sua pagina Instagram. Si tratta di London Underground – undergoes deep clean, un video della durata di un minuto che racconta dell’incursione fatta da un giovane uomo celato sotto tuta sanitaria da operatore di pulizia, mascherina e occhiali (ci fa intendere che sia lo stesso Banksy) all’interno di un vagone della metro di Londra. Armato dello spruzzatore a pressione per sanificare i treni, una volta all’interno si dedica invece a ricoprire le pareti del vagone con ironiche figure a tema Covid, usando la vernice invece del disinfettante. Si tratta dei dispettosi ratti che avevamo già visto mettere a soqquadro il suo bagno di casa durante la pandemia: ora, invece, planano utilizzando la mascherina come mongolfiera, si ingarbugliano dentro di essa, vandalizzano la parete con un enorme graffito  armati di bomboletta spray e, scena emblematica del tempo presente, starnutiscono facendo fuoriuscire un enorme getto di vernice verdina. Il video si chiude con una scritta, impressa sul muro davanti ai binari della metro: “I get lockdown”. Ma, quando le porte della carrozza si chiudono, ne appare un’altra: “but I get up again”. Parte il ritornello della conosciutissima canzone dei Tubthumping a cui si è ispirato l’artista, che dice “I get knocked down But I get up again”. Ancora una volta, rimane misterioso il modo con cui lo street artist britannico sia riuscito a portare a termine la sua azione, eludendo ogni forma di controllo e riuscendo a intrufolarsi tra gli operatori. Per non parlare delle riprese che, seppur nel montaggio di breve durata, paiono documentare tutt’altro che un’azione non autorizzata.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

. . If you don’t mask – you don’t get.

Un post condiviso da Banksy (@banksy) in data:

L’OPERA DI BANKSY “VANDALIZZATA” A VENEZIA

Risale al 12 luglio 2020 “l’intervento” a opera di ignoti sul bambino naufrago di Venezia, l’opera murale che Banksy aveva realizzato lo scorso anno in concomitanza dell’ultima Biennale Arte (scovata da Artribune prima che l’artista stesso la rivendicasse). All’immagine, sono stati apposti due pezzi di scotch neri sulla bocca, come a simboleggiare un silenzio imposto. Ma si può davvero definire vandalismo? In realtà, chi voleva intervenire sull’opera l’ha fatto senza cambiarne i connotati e senza lasciare dei danni permanenti. Lo stesso scotch, infatti, è stato rimosso nell’arco della giornata. Non si esclude, piuttosto, che la croce sulla bocca sia stata aggiunta con l’intenzionalità di porre nuovamente l’attenzione sul tema dei migranti, non più al centro delle cronache come era nel 2019 quando il bambino apparve sui muri del canale di San Pantalon. Si tratta, ad ogni modo, di supposizioni che non troveranno mai risposta, sepolte nell’anonimato degli stessi autori.

LA PORTA DEL BATACLAN DI BANKSY TORNA A PARIGI

E ancora a proposito della porta del Bataclan, dipinta da Banksy nel giugno 2018 e rubata a gennaio dell’anno successivo: la “ragazza triste” raffigurata sulla sua superficie, ritrovata il mese scorso dai Carabinieri della compagnia di Alba Adriatica nel sottotetto di un agriturismo nel Teramano, è pronta a rimpatriare. Nel giorno della festa nazionale francese, l’opera è stata esposta a Palazzo Farnese a Roma, per poi essere riconsegnata, tramite una cerimonia ufficiosa e altamente simbolica, all’ambasciatore della Francia. Un lieto fine per un caso ancora totalmente avvolta nell’ombra – le indagini sono in corso – che pare lontano dalla sua conclusione.

-Giulia Ronchi

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.