L’opera a sfondo sociale di Maupal per le Cucine economiche popolari di Padova

Lo street artist ha dedicato e regalato un’opera alle Cucine economiche popolari di Padova, uno spazio sensibile con oltre un secolo di storia che offre pasti alle persone più vulnerabili, italiane, straniere o intere famiglie.

L’opera di Maupal per le Cucine economiche popolari di Padova
L’opera di Maupal per le Cucine economiche popolari di Padova

È passato quasi mezzo secolo da quel 1971, anno in cui John Lennon scrisse e regalò al genere umano il brano “Imagine”, lasciandosi ispirare dalla raccolta di poesie e testi, “Grapefruit”, scritta anni prima da Yoko Ono. E dopo cinquant’anni quel mondo scritto in versi è ancora idilliaco e sì, è solamente immaginabile. C’è un passaggio, però, in cui l’ex componente dei Beatles ci parla di una realtà “senza necessità di avidità o fame, una fratellanza di uomini” e proprio queste parole hanno guidato lo street artist Maupal nella realizzazione dell’opera che ha dedicato e regalato alle Cucine economiche popolari di Padova, uno spazio sensibile con oltre un secolo di storia che offre pasti alle persone più vulnerabili, italiane, straniere o intere famiglie. 

ARTE E SOLIDARIETÀ

Le porte della mensa si sono aperte sabato 11 e domenica 12 gennaio, andando oltre gli orari tradizionali di accoglienza, per promuovere arte, solidarietà e umanità coinvolgendo i cittadini in un percorso che proprio nel 2020 vede Padova come capitale europea del volontariato. “Non di solo pane”, questo il nome del progetto realizzato assieme alle associazioni Jeos e Domna, ha unito i bisogni dell’uomo al sostentamento del cibo e a quello della mente attraverso la cultura portando un messaggio di uguaglianza e fratellanza. “Una fratellanza di uomini”, per l’appunto: l’opera di Maupal, infatti, ritrae i lineamenti del viso di John Lennon raffigurato con tre tratti differenti e peculiari che rimandano alle religioni abramitiche quali l’ebraismo, il cristianesimo e l’islam. Alle spalle dei tre volti che richiamano il rabbino, il prete e l’imam, l’artista romano ha riportato frammenti di sacre scritture in greco ortodosso, latino e arabo antico. La scelta cromatica dello sfondo, poi, vede l’azzurro presente nella bandiera d’Israele, il giallo-dorato del Vaticano e il verde generalmente riconosciuto come il colore del mantello di Maometto e di diverse nazioni musulmane. L’auspicio, insomma, è che prima o poi in quel mondo ci arriveremo senza più immaginarlo. 

L’OPERA DI MAUPAL

L’artista romano ha realizzato il dipinto davanti a numerosi e curiosi presenti, mentre i fornelli delle Cucine si sono accesi per servire un aperitivo preparato da un cuoco ex ospite della struttura. Per l’occasione, una stampa numerata del lavoro più celebre e iconico dell’artista, il “Superpope”, è stata messa all’asta e il ricavato è stato devoluto interamente alle Cucine popolari. Lo stesso Maupal, autore anche di papa Bergoglio che lancia un salvagente come messaggio d’accoglienza o che ha immortalato l’occhio di Pier Paolo Pasolini, ha raccontato alcuni retroscena: gli hanno confidato che lo stesso papa Francesco, sul proprio cellulare, conserva le foto con le sue opere e nell’ottobre 2019, al termine di un lavoro realizzato su commissione della diocesi ad Albano Laziale, Bergoglio si è presentato per vedere l’opera ultimata. Quando abbiamo costruito le basi per questo progetto, il primo e unico nome che c’è venuto in mente è stato quello di Maupal”, spiegano Antonio Ceccagno di Jeos e Paola Spinuso di Domna. “Con la sua arte sa essere sagace, ironico e provocatore, smuove pensieri e riflessioni, e ha una certa sensibilità. Il suo è un super Papa Francesco, un eroe ordinario, con la valigetta piena di valori ma anche una sciarpa con i colori rosso e blu, quelli del San Lorenzo, squadra argentina di cui è tifoso. Perché con umiltà e semplicità si può combattere l’indifferenza e favorire l’inclusione, proprio quello che vogliamo portare con la street art e con il messaggio trainante all’interno delle Cucine popolari”.

– Vanni Sgobba

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Vanni Sgobba
Vanni Sgobba, giornalista professionista, nato a Bari ma con il cuore a Berlino. Laureato in Lettere ha poi frequentato il Master in giornalismo. Seguace di Keith Haring, di Jean-Michel Basquiat e del graffitismo, racconta l’attualità e le contraddizioni della società raccontando la street art e le sue molteplici sfaccettature. Il museo che più lo ha segnato è il muretto di graffiti dietro casa.