Non solo lezioni. La storia del liceo Duca d’Aosta di Padova trasformato in galleria d’arte

Il dirigente scolastico del liceo padovano ha promosso un progetto che invita gli artisti locali a intervenire negli spazi dell’istituzione, trasformata così in una sorta di galleria d’arte. Con opere anche di street art

Liceo Duca D'Aosta di Padova
Liceo Duca D'Aosta di Padova

Se lo si guarda dalla giusta prospettiva, l’ultimo murale dello street artist Joys realizzato sulla facciata della palestra del liceo Duca d’Aosta di Padova sembra legarsi in un abbraccio misto tra sincretismo religioso e artistico con le cupole della basilica di Sant’Antonio che sbucano, imponenti e maestose, proprio alle spalle, in linea d’aria. Sette secoli di arte e storia si sfiorano con il lavoro dell’artista padovano, oltre 200 metri quadri di geometrie e repentini cambi di direzione e cromature che spaziano dal verde all’azzurro, una precisione quasi “vettoriale” al punto che osservando il lavoro da vicino o da lontano non ci si trovano impurità o imperfezioni nel tratto.

IL PROGETTO ARTISTICO DELLA SCUOLA AMEDEO DI SAVOIA DUCA D’AOSTA A PADOVA

Quella realizzata a marzo da Joys, writer della storica EAD crew, è solo l’ultima di oltre 90 opere, di altrettanti artisti padovani e veneti, racchiuse all’interno del liceo delle scienze umane “Amedeo di Savoia Duca D’Aosta”, il primo spazio scolastico in Italia che ha reso i propri corridoi, di fatto, una galleria d’arte contemporanea. Un’intuizione che nasce nel febbraio 2015 dalla fervida mente di Alberto Danieli, dirigente scolastico da quasi 30: lui è stato a promuovere il progetto Una porta per il Duda, una sorta di chiamata alle armi non bianche, ma multicolorate in cui si chiedeva a esponenti locali di prendersi cura di una porta all’interno dell’istituto, considerato anche il valore intrinseco dell’oggetto in questione che segna l’accesso al luogo – l’aula – in cui la comunità classe lavora e cresce. Per i tre piani dell’edificio è meglio posare per un attimo la bussola e non seguire una rotta prestabilita, lasciandosi sopraffare dalle sinfonie e dai contrasti emotivi che le opere suscitano. Dal dipinto naif di Gioacchino Bragato che fregia la porta dell’ufficio del preside, alla nuvola bianca e leggera avvolta in un cielo cobalto di Bruno Lorini che rievoca l’opera Poison o La victoire di René Magritte, le porte abbellite sono un susseguirsi di riflessioni e sguardi. O di colpi impattanti come le Proiezioni di C0110, che usa pittura ad olio e caffè su legno per generare una particolare variazione cromatica.

LA STREET ART ALLA SCUOLA DUCA D’AOSTA DI PADOVA

Quello di Danieli è uno sguardo multidisciplinare che tra assonanze ed opposti offre un ventaglio eterogeneo di artisti sia per età che per tecniche e stili. Come in un normale processo evolutivo, infatti, il liceo gradualmente si è offerto alla street art del già citato Joys oppure del lettering di Orion, di Tony Gallo coi suoi personaggi onirici e fiabeschi e Alessio-B, dolce e delicato con i suoi stencil. E ci sono poi le sculture, ironiche e beffarde come Passa-tempo/ Tempo-passato di Giorgio Nalon che con un passapomodoro vintage prova a tritare diversi orologi o cronometri; o maestose e solenni come il ciliegio di Aldo Pallaro, frammentato in numerose lastre che invitato l’utente a interagire toccandole o ascoltandone il suono.

LA STORIA DEL LICEO LUCA D’AOSTA DI PADOVA

Il liceo, che sorge nel centro della città di Padova in una struttura attiva da oltre 150 anni, occupa nel suo nucleo centrale una porzione importante dell’ex convento di san Francesco Grande, un fabbricato di pregio. Una successiva espansione dell’edificio avvenne, poi, in epoca fascista quando fu edificata una costruzione in stile razionalista prima dell’ultima espansione, avvenuta negli anni Sessanta semplicemente accorpando agli edifici esistenti un anonimo blocco di aule. Negli anni l’edificio fu arricchito di busti, carte geografiche, stampe e riproduzioni fotografiche di qualità, ma da molti anni il patrimonio artistico non viene incrementato vista la situazione finanziaria della scuola italiana.

– Giovanni Sgobba

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Vanni Sgobba
Vanni Sgobba, giornalista professionista, nato a Bari ma con il cuore a Berlino. Laureato in Lettere ha poi frequentato il Master in giornalismo. Seguace di Keith Haring, di Jean-Michel Basquiat e del graffitismo, racconta l’attualità e le contraddizioni della società raccontando la street art e le sue molteplici sfaccettature. Il museo che più lo ha segnato è il muretto di graffiti dietro casa.