A Detroit l’Heidelberg Project dell’artista Tyree Guyton

Dagli anni ’80 Tyree Guyton trasforma il suo quartiere in un’opera d’arte, l’Heidelberg Project, utilizzando i rifiuti raccolti nell’area con l’aiuto degli abitanti in una zona ad alto tasso di criminalità. Ecco tutta la storia

The Heidelberg Project
The Heidelberg Project

Un’intera via allestita con oggetti di tutti i tipi, da scarpe di ogni genere, a bambole, orologi e addirittura macchine interrate. Si tratta di Heidelberg Project, il progetto di un artista di Detroit, Tyree Guyton, che dagli anni ’80 si è impegnato a trasformare il suo quartiere in un’opera d’arte, coinvolgendo gli abitanti. “È una strada speciale“, ha detto una volta l’artista. “È un posto speciale che non posso lasciare. Riesco a sentirlo in dialogo con me”. Nel 1986, Tyree Guyton ritorna ad Heidelberg Street, la via storicamente afro-americana nell’East Side di Detroit dove è cresciuto, e trovandola nel caos a causa dei tragici effetti delle rivolte del 1967 in città, dove perde tre fratelli, decide di ripristinare l’area in disfacimento con l’aiuto del nonno Sam Mackey, dell’ex moglie Karen e dei bambini del vicinato.

The Heidelberg Project
The Heidelberg Project

L’INSTALLAZIONE

Da allora, incomincia a trasformare la strada in un imponente ambiente artistico utilizzando i rifiuti raccolti nell’area che si converte, così, in un museo a cielo aperto di denuncia contro il consumismo. I lotti vacanti diventano letteralmente “un sacco di arte” e le case abbandonate “gigantesche sculture d’arte” che Guyton stesso decora dipingendo le pareti a pois o con messaggi che integra nella sua immensa installazione chiamata Heidelberg Project. Nel 1988, i suoi sostenitori trasformano il progetto in qualcosa di strutturato, un’organizzazione no-profit con l’obiettivo di salvare i quartieri dimenticati e ispirare le persone ad utilizzare e apprezzare l’arte come mezzo per arricchire il proprio ambiente. Sebbene in lotta con le autorità che non apprezzano l’installazione urbana considerandola spazzatura, Heidelberg Project continua a crescere attirando circa 275mila visitatori l’anno.

LA STORIA DELL’OPERA DI GUYTON

Finché nel 2016, tra lo sconcerto dei suoi ammiratori, Guyton annuncia improvvisamente la volontà di smantellare il progetto pezzo per pezzo. In realtà, si tratta di una sua evoluzione che introduce una nuova visione chiamata Heidelberg 3.0. e consiste nella donazione di parti smontate dell’installazione ai musei e nella recente creazione dell’Heidelberg Arts Leadership Academy (HALA): un programma gratuito di educazione artistica in orario scolastico o extra scolastico per trasformare gli studenti in agenti di cambiamento della loro comunità. Quale sarà la prossima mossa di questo vulcanico artista di Detroit?

-Claudia Giraud

https://www.heidelberg.org

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Claudia Giraud
Nata a Torino, è laureata in storia dell’arte contemporanea presso il Dams di Torino, con una tesi sulla contaminazione culturale nella produzione pittorica degli anni '50 di Piero Ruggeri. Giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 2006, svolge attività giornalistica per testate multimediali e cartacee di settore. Dal 2011 fa parte dello Staff di Direzione di Artribune (www.artribune.com ), è responsabile dell'area Musica e cura, per il magazine cartaceo, la rubrica musicale "Art Music". E’ stata Caporedattore Eventi presso Exibart (www.exibart.com). Ha maturato esperienze professionali nell'ambito della comunicazione (Ufficio stampa "Castello di Rivoli", "Palazzo Bricherasio", "Emanuela Bernascone") ed in particolare ha lavorato come addetto stampa presso la società di consulenza per l'arte contemporanea "Cantiere48" di Torino. Ha svolto attività di redazione quali coordinamento editoriale, realizzazione e relativa impaginazione degli articoli per l’agenzia di stampa specializzata in italiani all’estero “News Italia Press” di Torino. Ha scritto articoli e approfondimenti per diverse testate specializzate e non (SkyArte, Gambero Rosso, Art Weekly Report e Art Report di Monte dei Paschi di Siena, Exibart, Teknemedia, Graphicus, Espoarte, Corriere dell’Arte, La Piazza, Pagina).