A Milano un giovane fotografo ha messo al centro di una mostra il rapporto con suo papà 

Vincitore del Premio Luigi Ghirri nel 2025, Davide Sartori presenta in Triennale un progetto dedicato alla costruzione del suo rapporto con il genitore, usando la fotografia come mezzo per conoscersi e registrarsi

Può la fotografia diventare uno strumento di avvicinamento, indagine e relazione umana? Attorno a questa domanda si è sviluppata la dodicesima edizione di Giovane Fotografia Italiana | Premio Luigi Ghirri, dedicata al tema Unire/Bridging. A vincere è stato Davide Sartori con The Shape of Our Eyes, Other Things I Wouldn’t Know, presentato ad aprile al Festival di Fotografia Europea di Reggio Emilia e ora in mostra alla Triennale Milano, in una personale curata da Ilaria Campioli, Daniele De Luigi e Damiano Gullì. 

Davide Sartori, The Shape of Our Eyes, Other Things I Wouldn’t Know, 2026. Installation view, Triennale Milano. Photo Gianluca Di Ioia - GDI STUDIO
Davide Sartori, The Shape of Our Eyes, Other Things I Wouldn’t Know, 2026. Installation view, Triennale Milano. Photo Gianluca Di Ioia – GDI STUDIO

Chi è Davide Sartori? 

Nato in Italia nel 1995 Sartori  si è laureato in fotografia alla Royal Academy of Art dell’Aia e attualmente vive nei Paesi Bassi. Nel suo lavoro la fotografia è uno strumento attraverso cui indagare le relazioni umane, i comportamenti personali e collettivi e la memoria. The Shape of Our Eyes, Other Things I Wouldn’t Know è un’indagine della relazione tra padre e figlio nata a partire da un vissuto personale. “Per molto tempo – spiega l’autore – ho visto mio padre come un estraneo: una persona con cui non sapevo come parlare o passare del tempo. Qualche anno fa, ho scoperto della morte prematura di mio nonno, quando mio padre stava diventando maggiorenne, e di come, a causa di quella perdita, fosse stato costretto a seguire lo stesso percorso professionale. Mi sono reso conto che l’assenza di un modello paterno tradizionale era qualcosa che sia io che lui avevamo in comune. Nel tentativo di creare un legame con lui, ho visitato il suo posto di lavoro e l’ho invitato nel mio”. 

Davide Sartori, The Shape of Our Eyes, Other Things I Wouldn’t Know, 2026. Installation view, Triennale Milano. Photo Gianluca Di Ioia - GDI STUDIO
Davide Sartori, The Shape of Our Eyes, Other Things I Wouldn’t Know, 2026. Installation view, Triennale Milano. Photo Gianluca Di Ioia – GDI STUDIO

Il rapporto padre-figlio visto tramite la fotografia 

Attraverso la fotografia, Sartori costruisce questo percorso di conoscenza: si confronta per la prima volta con suo padre, ritrae l’aeroporto in cui lavora, veste i suoi panni per fare esperienza del suo lavoro e invita suo padre nel suo studio fotografico, a farsi soggetto e oggetto della visione fotografica. Sono tentativi di avvicinamento come li descrive l’autore, che portano l’uno sulla strada dell’altro, in un percorso fatto di incomprensioni e progressive aperture, che raccontano lo stato della relazione. Obiettivo del progetto non è documentare la storia familiare, ma utilizzare il mezzo fotografico per attivare qualcosa che accade, in larga parte, al di fuori del campo visivo dell’immagine: nel tempo condiviso, nell’esperienza vissuta dai soggetti coinvolti, nello spazio relazionale che la fotografia rende possibile ma non esaurisce.  

Davide Sartori, The Shape of Our Eyes, Other Things I Wouldn’t Know, 2026. Installation view, Triennale Milano. Photo Gianluca Di Ioia - GDI STUDIO
Davide Sartori, The Shape of Our Eyes, Other Things I Wouldn’t Know, 2026. Installation view, Triennale Milano. Photo Gianluca Di Ioia – GDI STUDIO

Il medium fotografico come terreno di possibilità 

La fotografia per Sartori diventa un terreno di sperimentazione, un dispositivo attraverso cui interrogare le dinamiche umane, un osservatorio aperto su noi stessi. Davide e suo padre attraversano reciprocamente i rispettivi mondi, facendo esperienza l’uno della vita dell’altro. In questo scambio di ruoli e di contesti, i due impersonano identità che non sono mai fisse, ma continuamente rinegoziate attraverso il contatto con l’altro. L’immagine in questa dinamica non pretende di spiegare o risolvere il rapporto né di raccontarlo, bensì ne registra le possibilità, le esitazioni, le aperture in un dialogo che resta aperto.  

Davide Sartori, The Shape of Our Eyes, Other Things I Wouldn’t Know, 2026. Installation view, Triennale Milano. Photo Gianluca Di Ioia - GDI STUDIO
Davide Sartori, The Shape of Our Eyes, Other Things I Wouldn’t Know, 2026. Installation view, Triennale Milano. Photo Gianluca Di Ioia – GDI STUDIO

Il ruolo della fotografia nel mondo contemporaneo 

In un momento in cui la fotografia è al centro del dibattito culturale e mediatico per il rapporto tra realtà e finzione nella rappresentazione del mondo The Shape of Our Eyes, Other Things I Wouldn’t Know sposta il focus dall’oggetto al soggetto alla ricerca di ciò che resta fuori dall’immagine, ciò non avremmo potuto sapere: la forma dei nostri occhi, il tratto umano che ci unisce, che ci accomuna e che va oltre ogni affermazione di qualsiasi personale punto vista. 

Emilia Jacobacci 

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Emilia Jacobacci

Emilia Jacobacci

Emilia Jacobacci è una storica dell’arte, laureata alla Sapienza di Roma con una tesi sul progetto del MAXXI. Si è poi specializzata in Management dei beni culturali alla Scuola Normale di Pisa e a Milano in Comunicazione multimediale. Scrive di…

Scopri di più