Risvegliare le immagini. Joan Fontcuberta in mostra a Venezia 

A Palazzo Fortuny i lightbox di Joan Fontcuberta testimoniano lo scorrere del tempo. Una riflessione del medium fotografico su se stesso

Il progetto è stato sviluppato presso l’ICCD di Roma in occasione di una residenza d’artista durante la quale Joan Fontcuberta (Barcellona, 1955) è rimasto profondamente colpito dalle fotografie del Principe Francesco Chigi Albani della Rovere, nobile e fotografo dilettante, e ha deciso di lavorare sulle immagini di quel fondo, talmente intaccate dall’azione del tempo da risultare irrecuperabili. 
L’artista ha fotografato il lavoro di un altro autore rielaborando una realtà già data, ed evocando un modus operandi legato al titolo della mostra: Cultura di polvere infatti, oltre a richiamare l’idea di raccolta, quindi la funzione dell’archivio, rappresenta anche un omaggio a Élevage de poussière (1920), la celebre fotografia di Man Ray che ritrae il Grande Vetro di Marcel Duchamp, dove la lunga esposizione ha catturato la polvere depositatasi insieme a una traccia del tempo trascorso.  

Joan Fontcuberta, Cultura di polvere, installation view at Museo Fortuny, Venezia, 2024
Joan Fontcuberta, Cultura di polvere, installation view at Museo Fortuny, Venezia, 2024

Le fotografie di Joan Fontcuberta a Venezia 

Vedute montane, montaggi di scheletri e figure solitarie si trasformano in  una sfilata di paesaggi onirici e radiografie di quadri astratti, ombre del dato reale si mescolano negli affascinanti lightbox che scandiscono il percorso espositivo, eppure il procedimento è quanto mai oggettivo: fotografia di una fotografia senza alcuna manipolazione, qual è lo scarto allora? L’azione del tempo. Questo lavoro visualizza la corrosione della memoria riflettendo sul disperato tentativo dell’uomo di cristallizzare i ricordi pur nella consapevolezza di un destino segnato. Fontcuberta così dimostra che anche nella fotografia la vita continua: la muffa, i batteri, i graffi e le lacune la modificano fino a instillare il dubbio sulla sua veridicità. Ciò che l’autore definisce “l’agonia materiale della fotografia” nega di fatto la sua funzione di documento della realtà.  

Fontcuberta e l’avvento della postfotografia 

Il critico David Campany ha descritto la foto del Grande Vetro come simbolo della fine di un ordine e dell’avvento di una nuova era. Allo stesso modo quella di Fontcuberta è un’operazione che si configura come un tributo alla fotografia analogica, alla sua qualità materiale, testimone di un rapporto diverso con le rappresentazioni che ha ceduto il passo alla società digitale dove, parafrasando Guy Debord, realtà e immagine diventano intercambiabili.   

Alessandra Maccari 



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