Il fotografo Mustafa Sabbagh racconta dei suoi scatti a Drusilla Foer

Ha stregato il pubblico con la sua eleganza, sagacia, e intelligenza dirompente. Drusilla Foer, co-conduttrice della terza serata al festival di Sanremo 2022, è stata ritratta più volte dal fotografo italo-palestinese. Che ci racconta la sua esperienza in questa intervista.

Drusilla Foer fotografata da Mustafa Sabbagh. Credits Mustafa Sabbagh styling Simone Valsecchi @Aria Gallery
Drusilla Foer fotografata da Mustafa Sabbagh. Credits Mustafa Sabbagh styling Simone Valsecchi @Aria Gallery

Tentiamo insieme il più grande atto rivoluzionario che si possa fare al giorno d’oggi, che è l’ascolto. Ascolto di sé stessi, ascolto degli altri, ascolto delle unicità. Promettetevi che ci proveremo, ascoltiamoci, doniamoci agli altri, confrontiamoci gentilmente, accogliamo il dubbio. Anche solo per essere certi che le nostre convinzioni non siano solo delle convenzioni”. Con queste parole, Drusilla Foer, co-conduttrice alla terza serata del Festival di Sanremo 2022, ha incendiato il palco dell’Ariston nonostante l’orario, lanciando un messaggio – di più: un’invocazione – potente e drammaticamente necessario.

DRUSILLA FOER TRA TEATRO, CINEMA E SPETTACOLO

Ma chi è Drusilla Foer? Alter ego di Gianluca Gori (Firenze, 1967), attore, cantante e nel passato anche fotografo, questa signora aristocratica di origini senesi dai modi altezzosi e dall’ironia pungente ha conquistato alcuni anni fa la popolarità sul web attraverso divertenti sketch che la vedevano al telefono con la sua domestica Ornella. Attivista della comunità LGBT, ha recitato nel film di Ferzan Ozpetek Magnifica Presenza, ha preso parte al Maurizio Costanzo Show ed è stata ospite nel salotto di CR4 La Repubblica delle Donne di Chiambretti. Ha pubblicato il libro autobiografico Tu non conosci la vergogna ed è attualmente impegnata nel tour Eleganzissima. I suoi ritratti sono apparsi nella mostra Itinere. Compenetrazioni d’artista alla Aria art gallery di Firenze del 2013 e Almost Tue, Drusilla Manent presso Paggeria Arte a Sassuolo nel 2014. A fotografarla è stato Mustafa Sabbagh (Amman, Giordania, 1961), considerato “uno dei cento fotografi più influenti al mondo” secondo il curatore e storico dell’arte Peter Weiermair e l’unico italiano tra i ritrattisti di nudo più importanti sul panorama internazionale. Sabbagh ci ha raccontato la propria esperienza e l’incontro con Drusilla in questo dialogo.

MUSTAFA SABBAGH RACCONTA DRUSILLA FOER. L’INTERVISTA

Gianluca Gori, in arte Drusilla Foer. Ma di chi stiamo parlando?
Io separerei Gianluca da Drusilla, intanto. Drusilla è una scelta non solo teatrale ma politica, che vuol farci capire che possiamo essere molteplici, essere altro da noi.

Tu quale dei due hai conosciuto? Con chi hai lavorato?
Io ho fatto due mostre con Drusilla quando ancora non era molto conosciuta, ma mi è piaciuta subito per la sua ironia, per il gioco che metteva in atto attraverso se stessa. Ho trovato la sua arte strettamente performativa, ma in senso intimo. Drusilla è un pensiero che tutti noi abbiamo, il desiderio di metterci nei panni di un altro e vivere una vita parallela.

In che modo hai deciso di ritrarla?
Quando l’ho fotografata ho lavorato assieme a un grande stylist, Simone Valsecchi. Abbiamo inventato insieme un personaggio attraverso Drusilla, che si è fatta guidare e si è fidata delle mie scelte. Le ho chiesto di rasarsi i capelli quasi a zero, ho messo in atto un circuito ancora più complesso, eliminando i luoghi comuni e gli elementi più spiccati della femminilità. In virtù della sua intelligenza ha accettato, è venuto fuori un personaggio quasi settecentesco, in cui non si distingueva quasi il genere di appartenenza. Non volevo infatti parlare di questioni di genere, ma di Drusilla come performer.

Drusilla Foer fotografata da Mustafa Sabbagh. Credits Mustafa Sabbagh styling Simone Valsecchi
Drusilla Foer fotografata da Mustafa Sabbagh. Credits Mustafa Sabbagh styling Simone Valsecchi

In effetti le foto paiono molto dure e inquiete, anche rispetto al modo in cui Drusilla è apparsa sul piccolo schermo.
Era un momento in cui Drusilla stava riflettendo su come emanciparsi dal proprio personaggio. È venuta a trovarmi in studio alcune volte e nelle nostre conversazioni ci siamo resi conto come noi tutti siamo schiavi di qualcosa, diventa fondamentale riuscire a uscire dal nostro personaggio per dare un messaggio in più. In quegli scatti si parla anche di dolore, dell’accettazione del corpo, di spogliarsi degli artifici. Mi interessava fotografare il conflitto interiore di questo personaggio, piuttosto che la sua apparenza. Sono fotografie che non cercano l’approvazione del pubblico. Del resto, non è una chioma di capelli che fa la bellezza di una persona, ma è la sua sostanza. In queste foto Drusilla è forse anche più erotica: penso infatti che ciò che perturba sia erotico. È la banalità, al contrario, a non esserlo affatto.

Tornando a Sanremo, che ne pensi della sua presenza sul palco dell’Ariston?
Ero sicuro che Drusilla fosse in grado di lanciare un messaggio nuovo, che non ha nemmeno a che fare con l’orientamento sessuale. Lei è una vera performer e quello che ha messo in atto è un’autentica performance d’arte contemporanea.

Drusilla è apparsa sulla vetrina nazional popolare per eccellenza che è Sanremo. Un contesto probabilmente non in grado di cogliere la complessità identitaria come hai fatto nel tuo lavoro fotografico, eppure molto importante per far da cassa di risonanza a qualcosa che fa ancora scalpore in Italia. Cosa ne pensi a riguardo?
Io credo che la cultura popolare, se intesa come strada per abbattere i muri, è quella migliore. Ci sono molti cortocircuiti che stanno accadendo nel nostro Paese in questo momento storico. Se uno guarda la puntata di un festival di dieci anni fa sembra che siano passati duecento anni. Da Andy Warhol a Raffaella Carrà, Drusilla ha fatto quello che deve fare qualsiasi artista: l’arte non è relegata all’élite. Può esserlo, in alcuni casi, ma non è solamente destinata a un pubblico elitario. L’arte è come il cibo, deve essere ad uso e consumo collettivo. È responsabilità degli artisti mettere intelligenza e responsabilità nelle opere, nella misura adatta a migliorare la società.

E lei è riuscita a fare tutto questo a Sanremo?
Il suo è stato un dono. Arrivare agli altri è sempre un atto di generosità. Drusilla era completamente nuda su quel palco. È facile diventare un bersaglio in questo modo. Ha chiesto al pubblico di spogliarsi del proprio pregiudizio e l’ha fatto mettendosi nuda davanti a milioni di persone, usando solo il talento e la cultura di cui dispone.

http://www.mustafasabbagh.com/

-Giulia Ronchi

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Ha collaborato con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne.