La fotografia d’architettura oltre le convenzioni: il progetto Scenario

Indagare il ruolo dell’immagine fotografica nella divulgazione della cultura architettonica è uno degli obiettivi della nuova piattaforma Scenario, ideata e curata da un’architetta e una fotografa. Le abbiamo intervistate.

Scenario nasce da un’idea di Lucia Bosso, architetta che si occupa di comunicazione, e Francesca Ióvene, fotografa. È una sorta di agenzia di consulenza alla comunicazione dell’immagine, che ha l’obiettivo di costruire e definire linguaggi visivi e nuove poetiche di racconto degli scenari urbani e umani contemporanei. Una realtà a metà strada tra agenzia fotografica classica e pr per fotografi, che ne curi e ne valorizzi il lavoro di committenza e di ricerca, e con cui creare nuovi network e possibilità di collaborazioni, in primis editoriali.

INTERVISTA A LUCIA BOSSO E FRANCESCA IÓVENE

Com’è nato Scenario?
Da un brainstorming a Berlino, un anno fa circa, con la volontà di far evolvere un po’ l’idea di comunicazione, concentrando tutto sul racconto visivo della città e della cultura urbana.
Un’urgenza comune, nata da due prospettive differenti.

In che senso “un’urgenza”?
Perché nel futuro si parlerà sempre di più attraverso le immagini, il loro uso sarà preponderante nel modo in cui viene restituito l’habitat antropizzato e il paesaggio. E non sempre c’è un pubblico capace di captare adeguatamente queste informazioni e questa ipertrofia. Ecco perché diventa centrale lavorare sul concetto di consapevolezza partendo dalla domanda: cosa si pubblica oggi?

Sicuramente Instagram ha modificato molto la percezione della fotografia d’architettura: improvvisamente l’ha resa un fatto cool, un elemento “ingaggiante”.
Sì, questo è profondamente vero. Ma il punto è che questa apparente fotogenia va contrastata, per far passare il messaggio che la cosa interessante da capire è cosa vogliono raccontare le foto, al di là della bellezza del singolo scatto. Quando un fotografo sceglie le inquadrature, bisogna ricordarsi che fa una scelta di linguaggio netta: non solo sceglie cosa mostrare, sceglie soprattutto cosa non mostrare.

Come si struttura il vostro profilo Instagram?
Come un magazine a-periodico dove sono presentati i fotografi, e i lavori di ricerca che curano, attraverso Issue (finora dedicata alla Sorpresa e al Paesaggio Urbano) o rubriche, come B/side, nata per dare spazio a scatti, scorci e dettagli inediti o poco visti di luoghi o architetture molto conosciute. In questo senso, Scenario si pone l’obiettivo educativo di indagare il ruolo dell’immagine fotografica nella divulgazione della cultura architettonica contemporanea e di ampliarne la consapevolezza collettiva.

Scenario. Sottobosco. Photo © Cédric Dasesson
Scenario. Sottobosco. Photo © Cédric Dasesson

COS’È SCENARIO

Quali sono gli ambiti in cui operate?
Sono quattro i livelli di intervento di Scenario: realizzare servizi e shooting; dare spazio alle ricerche dei fotografi; educare all’immagine – cioè alfabetizzare lo sguardo a leggere le foto –; creare un archivio digitale costituito da storie raccontate per immagini. Non operazioni di formazione, ma tanto scouting e networking: l’obiettivo è lavorare per unire i diversi livelli e renderli parte dello stesso progetto comune.

Quindi, nello specifico?
Scenario collabora con fotografi professionisti su progetti e iniziative inediti, proposte editoriali e narrazioni fotografiche, fornendo servizi fotografici e video, insieme a consulenza strategica di divulgazione mediatica, rispetto alle esigenze dei clienti. Una sorta di direzione artistica. Vogliamo definire progetti di visione e un loro perimetro utile di sviluppo e azione, contenuti che possano essere veicolati e raccontati, in primis con le immagini stesse e poi con mostre, talk, dibattiti.

Qualche esempio?
Abbiamo diversi progetti di ricerca in corso, al momento, con nomi meno conosciuti in ambito commerciale e più autoriale: lost&found di Lorenzo Zandri, e Luci su Roma con Flavia Rossi, un’indagine fotografica sui protagonisti della creatività romana. Ma ci sono anche i lavori di Karina Castro o Marco Cappelletti, per citarne alcuni.

Scenario. Lost & Found. Photo © Lorenzo Zandri 2020
Scenario. Lost & Found. Photo © Lorenzo Zandri 2020

GLI OBIETTIVI DI SCENARIO

Attraverso questi progetti cosa state cercando?
Emerge a nostro avviso la necessità di avere un approccio meno settoriale, più aperto, ibridato, osmotico. Le stesse discipline architettonica e urbanistica, del resto, vanno nella medesima direzione: tutti i grandi team di progetto oggi, o almeno quelli che propongono visioni innovative, sono composti da gruppi trasversali che dialogano per mettere a sistema le loro competenze. Cerchiamo interazione, racconto, identità, caratteristiche peculiari, sensibilità, inquadrature, paesaggio.

Fra gli obiettivi che vorreste maggiormente raggiungere, quali indichereste?
Diremmo ampliare il pubblico e gli sguardi, creare un racconto che non sia basato su un’estetica sterile e sfoggio di tecnica ma che sia capace di informare attraverso le immagini, tenendo le coscienze attive ed evitando l’appiattimento. Ci piacerebbe lavorare in sinergia per consentire un’apertura graduale, ampliare gli ambienti percettivi e l’idea che tutti hanno di città. E, soprattutto, aiutare a farsi e far fare le giuste domande, non offrire risposte dirette. Ma senza parlarsi addosso, dentro Scenario è vietata l’autoreferenzialità!

Giulia Mura

https://ssscenario.com
www.instagram.com/ssscenario/

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Giulia Mura
Architetto specializzato in museografia ed allestimenti, classe 1983, da anni collabora con il critico Luigi Prestinenza Puglisi presso il laboratorio creativo PresS/Tfactory_AIAC (Associazione Italiana di Architettura e Critica) e la galleria romana Interno14. Assistente universitaria, curatrice e consulente museografica, con una forte propensione all'editoria e allo sviluppo di eventi e progetti culturali, per il magazine PresS/T letter e per il format Archilive ha curato una rubrica sui libri d'architettura. È stata caporedattrice per la rivista araba Compasses e da anni collabora come freelance per testate italiane e straniere; con continuità è presente nella versione online e onpaper di Artribune. È co-founder di Superficial, studio creativo di base a Roma che si occupa di ricerca e sviluppo di progetti incentrati su: comunicazione, immagine, architettura, design, cultura, eventi, branding.