Fotografare il Kashmir con gli occhi dei bambini. Il progetto di Camillo Pasquarelli

Il fotografo romano Camillo Pasquarelli, classe 1988, descrive origini ed evoluzioni del progetto “Monsoons never cross the mountains”, pubblicato nel volume omonimo lo scorso dicembre. Un viaggio nel complesso territorio del Kashmir attraverso una prospettiva originale, quella dell’infanzia. Inoltre il designer del libro è Jacopo Undari, fondatore di Tatanka, il collettivo che sta firmando le cover del nostro magazine.

Il Kashmir è una terra contesa tra India e Pakistan già dal 1947 e attualmente è una delle zone più militarizzate del pianeta. Dopo la prima guerra tra le due nazioni, nel 1949 le Nazioni Unite intervennero con una risoluzione che sollecitava un plebiscito attraverso il quale gli abitanti avrebbero deciso a quale Paese unirsi.
Dagli Anni Novanta, la regione è stata testimone di numerose rivolte contro l’amministrazione indiana e ogni volta che gli abitanti sono scesi in strada per l’Azadi (“libertà” in lingua urdu e slogan del separatismo kashmiro), la loro voci sono state soffocate nel sangue.
Nonostante le continue proteste, le repressioni e le numerose violazioni dei diritti umani perpetrate dalle forze di sicurezza indiane, la situazione non è cambiata.
Monsoons never cross the mountains è un viaggio visivo attraverso la lotta di questo popolo, intrappolato in una stagione infinita di dolore nella speranza di vedere un giorno la primavera dell’Azadi; un tentativo di rappresentare il paesaggio emotivo della valle del Kashmir attraverso gli occhi dei bambini, coinvolti in questo ciclo fin dall’inizio della loro vita.

Camillo Pasquarelli – Monsoons never cross the mountains (Witty Books, Torino 2020)

Camillo Pasquarelli – Monsoons never cross the mountains (Witty Books, Torino 2020)

IL PROGETTO FOTOGRAFICO DI CAMILLO PASQUARELLI

Nel 2012 visitai per caso il Kashmir durante un viaggio in India. Rimasi affascinato dalle forti differenze culturali, religiose e geografiche rispetto al resto dell’India. Il titolo del libro, infatti, è tratto da un verso del poeta Agha Shahid Ali che descrive il clima caratteristico del Kashmir, che ‒ per via delle montagne circostanti ‒ è un mondo a sé stante rispetto al clima binario umido/secco del resto dell’India. Una potente metafora della repulsione “naturale” al progetto nazionale indiano. Nel 2015 tornai per 6 mesi per la mia tesi di laurea in Antropologia culturale, studiando il movimento separatista e la dimensione quotidiana della questione politica. All’inizio la fotografia era solo uno strumento per raccogliere dati, un taccuino visivo, ma ben presto è emersa in me la necessità di sviluppare tale linguaggio.
Se proviamo a fare una ricerca per immagini su Google digitando ‘Kashmir’ appariranno principalmente immagini di soldati, filo spinato e scene di sommosse urbane, gli stereotipi della fotografia di reportage. Come fotografiamo una zona di conflitto? Come rappresentiamo la violenza e la sofferenza? Come gestire la “violenza” del mio sguardo da privilegiato uomo bianco europeo?
Negli ultimi viaggi nel Paese ho provato a superare i canoni della fotografia documentaria classica alla ricerca di un inedito punto di vista. Facendo un lavoro di rimozione dal mio sguardo di tutte le sovrastrutture documentaristiche, ho abbandonato il bisogno di immagine informativa, seguendo una pratica più innocente ed emotiva.

Camillo Pasquarelli, dalla serie Monsoons never cross the mountains. Photo credits © Camillo Pasquarelli

Camillo Pasquarelli, dalla serie Monsoons never cross the mountains. Photo credits © Camillo Pasquarelli

IL PUNTO DI VISTA DEI BAMBINI

Grazie allo sguardo dei bambini sono riuscito a creare un paesaggio emotivo in cui il mondo non viene percepito in modo razionale ‒ esattamente come i bambini percepiscono la realtà e na fanno esperienza ‒ restituendo così un’esperienza disorientante. Inoltre, questo sguardo inquieto mi ha permesso di trasmettere un’atmosfera claustrofobica che pervade tutte le immagini, raggiungendo una pressoché totale decontestualizzazione.
In fondo, credo che il tema centrale di questo lavoro sia la visione, la concezione di punti di vista altri, una eterogeneità della visione e come ci relazioniamo con questa pluralità e diversità. Infatti nel libro sono molti i riferimenti diretti o meno a una visione alterata, filtrata, accecata. Nel volume, le foto in bianco e nero sono intervallate da cartoline raffiguranti Pirs (santi sufi) defunti, che vengono vendute nei santuari. Il Kashmir è una regione a maggioranza musulmana e il sufismo, il misticismo islamico, è molto diffuso.
Al giorno d’oggi la venerazione dei martiri che hanno sacrificato le loro vite per la ricerca di Azadi rappresenta un continuum del culto popolare di commemorazione del Pirs, suggerendo che onorare i morti ‒ e trovare sollievo in questa azione ‒ sarebbe in qualche modo inerente alla cultura del Kashmir.

– Camillo Pasquarelli

Camillo Pasquarelli – Monsoons never cross the mountains
Witty Books, Torino 2020
Pagg. 84, € 25
ISBN 9791280177025
https://witty-books.com/

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Camillo Pasquarelli

Camillo Pasquarelli

Camillo Pasquarelli (1988, Roma) si interessa a progetti di lungo termine attraverso la combinazione dell'approccio antropologico e del mezzo fotografico. Negli ultimi cinque anni ha lavorato a lungo nella valle del Kashmir (India), dapprima documentando il conflitto politico tra la popolazione e l'amministrazione…

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