40 anni di ArcoMadrid. La fiera festeggia la maturità con una esposizione fotografica

Una mostra fotografica celebra a Conde Duque i 40 anni di ArcoMadrid, che quest’anno si terrà (forse) in luglio. Nei cortili anche due installazioni sul cambio climatico.

Ana Laura Alaez; 2000
Ana Laura Alaez; 2000

Madrid non è Madrid se, nel mese di febbraio, non si anima nell’attesa di Arco, la fiera dell’arte contemporanea che, ogni anno, crea intorno a sé un numero sempre crescente di incontri, eventi espositivi e saloni satellite. Arco2020 si svolse già in pieno allarme sanitario, senza la consapevolezza di essere l’ultimo evento fieristico che si sarebbe svolto con normalità prima che l’Europa intera andasse in lockdown. L’edizione 2021 della fiera diretta da Maribel López avrebbe dovuto svolgersi nell’ultima settimana di febbraio; già in ottobre, la direzione ha annunciato il cambio di date nel periodo estivo, tra il 7 e l’11 luglio. Si deciderà però in aprile se la fiera avrà la sua quarantesima edizione nel 2021, oppure se non sarà più opportuno rimandare il tutto al prossimo anno.

Manolo Paz, Los mares del mundo
Manolo Paz, Los mares del mundo

PERCORSI FOTOGRAFICI D’AUTORE IN FIERA

Per non restare del tutto orfani di ArcoMadrid, il Centro culturale Conde Duque ospita fino al 4 aprile una mostra dedicata ai suoi Percorsi Fotografici. Il titolo fa riferimento a una singolare collezione di immagini, di proprietà di Ifema (l’ente che organizza la fiera) ma che, fino ad ora, era stata custodita nei Paesi Baschi, nel Museo Artium di Vitoria. Si tratta di scatti realizzati da un’ottantina di fotografi, spagnoli e stranieri, dentro e durante la fiera, tra il 1988 e il 2010. ArcoMadrid è dunque il campo d’azione, di osservazione e di ispirazione per una serie di artisti, alcuni anche celebri, invitati da un commissario a documentare l’evento con la macchina da presa, in maniera del tutto libera e creativa. L’idea nasce nel 1988 per iniziativa di Rosina Gómez Baeza, allora direttrice di Arco, per commemorare i 150 anni di invenzione della fotografia. Fino al 1996 responsabile della collezione è stata Myrian de Liniers; dal ‘97 al 2010 la collezione è stata affidata a Rafael Doctor, curatore anche dell’esposizione attuale. Da allora l’iniziativa è stata sospesa, ma le oltre 400 opere tornano a Madrid, in custodia con comodato d’uso, presso il Museo d’Arte contemporanea, che ha sede proprio in Conde Duque.

Patrck Hamilton, The Red Greenhouse, Conde Duque Madrid
Patrck Hamilton, The Red Greenhouse, Conde Duque Madrid

STORIA DI UNA FIERA, DI UN’EPOCA E DEI SUOI PERSONAGGI

I Percorsi Fotografici di ArcoMadrid sono una libera trascrizione della fiera, in termini creativi e documentari. La mostra, ben allestita nella sala degli archi, è in realtà una selezione di 150 fotografie emblematiche dello spirito dell’intera collezione. L’obiettivo degli artisti prescelti non è stato però solo quello di documentare un evento nei suoi spazi, tra le opere d’arte, con i personaggi e i volti del pubblico anonimo; ma anche quello di raccontare un’epoca, un’atmosfera, un contesto artistico e, perché no, anche mercantile. C’è allora chi Arco lo ha visto attraverso le architetture dei suoi padiglioni, in bianco e nero, come nei quattro scatti classici di Gabriele Basilico, che nel 1989 fotografò ancora la vecchia sede di Ifema; o chi ha ritratto i parcheggi della nuova fiera, in fase di costruzione nel 2003; oppure, i passaggi tra un padiglione e l’altro, o la vista aerea degli stand, in soggettiva irreale. C’è chi ha fotografato le scarpe del pubblico e chi ha preferito le toilette; chi ha giocato con collages sulle opere d’arte e chi ha preferito ritrarre pubblicità o ritagli di giornale dell’epoca. La visione è ampia, documentaristica ma anche ironica, concettuale o persino a volte del tutto fuori contesto.

Manuel Laguillo; 1989
Manuel Laguillo; 1989

PANZA DI BIUMO TRA I VOLTI DEI PROTAGONISTI

Nel wallpaper al fondo, tra i volti dei tanti personaggi, noti e meno noti, presenti tra gli stand, spunta un inconfondibile Giuseppe Panza di Biumo, al centro di un trittico dedicato ai collezionisti d’arte, opera del 1992 del fotografo milanese Fabio Paleari. Il conte Panza è ritratto in primo piano, con tutta la sua bella personalità. Peccato non essere riusciti a capire (neppure con l’aiuto del commissario) chi fossero i due collezionisti al suo fianco…

Cristina Lucas; 2004
Cristina Lucas; 2004

CONDE DUQUE, ASPIRANTE MUSEO DELLA CONTEMPORANEITÀ

Conde Duque è uno dei luoghi più affascinati e sconosciuti della capitale spagnola. Si tratta di un’antica caserma nel cuore della vecchia Madrid, a due passi da Plaza de España, dagli spazi invidiabili e ben ristrutturata. Ospita un centro artistico polivalente (bellissimi anche gli auditori, e con ottima acustica) gestito dall’amministrazione comunale, che tuttavia da qualche anno fatica a trovare una chiara definizione nel panorama culturale cittadino. Gli enormi cortili interni, per esempio, si prestano benissimo per accogliere grandi installazioni d’arte contemporanea. In questi giorni, infatti, sono visibili due opere interessanti, che riflettono sul tema della sostenibilità ambientale e del cambio climatico, e che preludono al MAD BlueSummit 21, in programma dal 16 al 21 aprile. Los Mares del mundo, dello scultore gallego Manolo Paz (1957), è un grande parallelepipedo colorato composto da tanti blocchi informi realizzati con le reti da pesca dei marinai. Tra minimalismo e arte povera, riproduce condensati i colori delle acque marine, con un chiaro riferimento alla pesca come tradizione ancestrale e simbolo di una economia responsabile e sostenibile. Di grande impatto visivo è anche The Red Greenhouse, la serra rossa che l’artista cileno Patrick Hamilton (1974) ha costruito nel cortile più interno. Una scultura metallica tipo tunnel, rivestita di lastre di metacrilato rosso, che permette di vedersi da fuori, ma anche di entrare e di guardare da dentro a fuori, con forti effetti di straniamento. L’interazione con l’opera induce a semplici e immediate riflessioni: immergersi nel rosso, simbolo di pericolo, di male, ricorda il sangue e il fuoco; ma anche le radiazioni infrarosse, le cifre in negativo della crisi economica e, senza andare lontani dall’attualità, il colore delle regioni dove l’emergenza sanitaria è altissima.

– Federica Lonati

A Madrid, Centro Culturale Conde Duque, fino al 4 aprile.
www.condeduque madrid.es

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Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.