Al via la prima Biennale della Fotografia Femminile a Mantova: intervista alle organizzatrici

A Mantova aprirà la prima edizione di un esperimento mai tentato prima: una biennale di fotografia dedicata interamente ad autrici donne. Ecco in che modo è strutturato il suo progetto, raccontato dalle sue ideatrici.

Daro Sulakauri, The Black Gold, Chiatura, Georgia, 2014-2015
Daro Sulakauri, The Black Gold, Chiatura, Georgia, 2014-2015

Il mondo visto attraverso lo sguardo delle donne; anzi, delle fotografe. La Biennale della Fotografia Femminile offre un mese di mostre, incontri, talk e conferenze sparsi per le sedi di tutta la città di Mantova. La data di apertura, precedentemente prevista per marzo, sarà slittata a causa delle ordinanze regionali e comunali previste per l’emergenza sanitaria in atto. Le nuove disposizioni verranno comunicate quanto prima. Tornando alle tematiche affrontate dalla Biennale, attorno al lavoro, tema centrale della manifestazione, si concentrano le opere delle artiste internazionali: per fare qualche esempio, i minatori della Georgia documentati da Daro Sulakauri, i bambini e le bambine della boxe tailandese con Sandra Hoyn, l’Alaska di Erika Larsen, le Cinderellas, transessuali del Bangladesh nelle foto di Annalisa Natali Murri, le donne prete di Nausicaa Giulia Bianchi e il progetto di fortissimo impatto per il quale Eliza Bennett si è letteralmente “ricamata” le mani, mostrando quanto il lavoro femminile non sia necessariamente delicato e leggero. Un’ospite attesissima è Letizia Battaglia conosciuta come “la fotografa di mafia”, che ha poi sviluppato molti altri aspetti alternativi a questo percorso (esposti a una grande mostra a Palazzo Reale di Milano, tra dicembre 2019 e gennaio 2020). Sarà lei a condurre, assieme a Sara Lando e a Betty Colombo, diversi workshop che riguardano il corpo delle donne come veicolo per la conquista di sé e del mondo e i ritratti, con la partecipazione della Canon Academy. In questa “edizione zero” un punto centrale sarà il dialogo e l’inclusività: valori che verranno messi in pratica a partire soprattutto dalle prossime edizioni, nelle quali verrà integrato, con tutta probabilità anche il lavoro di uomini e di artisti che trattano di tematiche LGBT, così da dare alla Biennale Femminile di Fotografia un portato culturale ancora più polifonico. Questo e tanto altro ci hanno raccontato Alessia Locatelli, direttrice artistica della Biennale e Anna Volpi, presidente dell’associazione La Papessa, associazione grazie alla quale è stata organizzata l’intero evento.

Aldeide Delgado, Gilda Pérez. Los pasajeros series.1993. Courtesy of the artist and Catalogo de Fotografas Cubanas
Aldeide Delgado, Gilda Pérez. Los pasajeros series.1993. Courtesy of the artist and Catalogo de Fotografas Cubanas

Partendo dal principio: com’è nata l’idea di istituire una Biennale di Fotografia Femminile? Da quanto tempo avevate in cantiere questo progetto?
Alessia Locatelli: L’idea fondante e la relazione con la città di Mantova nascono già nel 2018 dal desiderio dell’associazione La papessa con sede a Mantova. In qualità di direttrice artistica sono stata chiamata nel corso del 2019 con la finalità di strutturare e concretizzare il progetto, creare le connessioni con il mondo della fotografia e della cultura e organizzare la sua prima edizione.

Pronte per la partenza?
AL: Naturalmente è sempre difficile partire con una prima edizione.  In questa occasione – anche per cavalcare storytelling di una comunicazione che fosse efficace e non dispersiva – abbiamo deciso che tutte le professioniste invitate, dalle fotografe alle lettrici portfolio e talker, fossero donne. Nelle prossime edizioni apriremo a sensibilità e generi anche differenti. La Biennale della Fotografia Femminile non vuole essere un festival ghettizzante come chi ci guarda da lontano spesso crede: il desiderio della BFF è quello di rilanciare istanze necessarie attraverso modalità totalmente inclusive al fine di generare pensiero critico e sviluppo culturale.

L’associazione promotrice è La Papessa. Puoi dirci quando è nata e quali attività svolge?
Anna Volpi: L’associazione La Papessa nasce nel 2018 con l’intenzione di creare la Biennale della Fotografia Femminile. Chiusa la prima edizione continuerà a svolgere attività nell’ambito fotografico, promuovendo fotografe e collaborando con altre realtà. Non escludiamo la possibilità di lavorare con autori uomini.

La fotografia come mezzo per raccontare un’autorialità femminile. Ma perché proprio la fotografia (anche a dispetto delle altre discipline)?
AL: Certo il nostro Focus è orientato principalmente sulla fotografia. Io stessa sono un critico e curatore d’arte contemporanea con una specializzazione in fotografia. Già da questa edizione però, ospiteremo artiste le cui pratiche progettuali si sviluppano tra fotografia e video, nonché la proiezione di alcuni documentari come quello storico sul lavoro femminile.

Ad esempio?
AL: Essere donne (1965) di Cecilia Mangini, all’epoca ingiustamente boicottato dagli stessi produttori e registi che facevano parte della Commissione ministeriale, e il film su Elliott Erwitt di Adriana Lopez Sanfeliu. Abbiamo eletto la fotografia come uno dei mezzi a disposizione del contemporaneo per raccontare attraverso lo sguardo femminile cosa accade attorno a noi dandoci il tema del Lavoro.  La fotografia è un mezzo interessante per la narrazione visiva e i suoi molteplici linguaggi, anche con l’avvento del digitale, restano ancora uno strumento capace di condurre le persone all’interno di una storia, di creare quel giusto momento di sospensione dalla realtà quotidiana e aiutare all’esercizio del senso critico.

Betty Colombo, La riparazione, 2019
Betty Colombo, La riparazione, 2019

La manifestazione si svolgerà su sedi diffuse.
AL: Grazie anche al sostegno che abbiamo ricevuto subito dalla città di Mantova, abbiamo avuto la possibilità di entrare in comunicazione con tutta una serie di referenti di palazzi e location storiche, tra cui la rinomata casa del Rigoletto che il Comune desidererebbe far diventare il luogo privilegiato per la fotografia. 

Quali sono i luoghi che ospiteranno le mostre?
AL: Le mostre saranno ospitate a Palazzo Ducale – la Galleria, in una parte di Palazzo Te, nel tempio di San Sebastiano – Chiesa Inferiore nonché in alcuni spazi e gallerie private tra cui: galleria il Disegno, Corraini edizioni e arte contemporanea, la casa del Pittore e spazio Bernardelli. Siamo molto soddisfatti di essere riusciti, sin da questa prima edizione, ad offrire a tutti coloro che visiteranno Mantova – dal 5 al 8 marzo e per tutti i fine settimana successivi di marzo da venerdì a domenica – l’opportunità di poter accedere a Palazzi storici non sempre visitabili durante il resto dell’anno.

A proposito della tematica scelta: perché si è deciso di declinare l’esposizione mettendo al centro il lavoro? In quali modi verrà declinato? Qual è la correlazione tra donne e lavoro secondo la lettura del progetto?
AL: Il lavoro è un tema di attualità scottante e transnazionale. Il lavoro necessario, quello che costringe esseri umani a cercare un futuro per loro e le loro famiglie altrove; gli italiani per primi alla ricerca di un posto adeguato – nei diritti e nel salario – al loro titolo di studio. Il lavoro più che nella sua routine quotidiana visto come opportunità di dignità ed elevazione personale, ancora oggi così difficile da trovare. Il lavoro nella prospettiva delle donne attraverso le difficoltà e le soddisfazioni all’interno della società occidentale, così come ad altre latitudini. In particolare, per questa prima edizione, lo sguardo attento e differente delle donne fotografe professioniste. Donne che in giro per il mondo hanno dato vita a dei progetti fotografici unici.

Secondo quali criteri di selezione sono state scelte le artiste invitate alla Biennale?
Anna Volpi: Siamo un team composto di fotografe, artiste, curatrici, grafiche. Lavoriamo da tempo nell’ambito dell’arte e della fotografia. Abbiamo usato le nostre conoscenze e fatto grandi ricerche in archivi, siti, riviste, mostre per trovare progetti inerenti al tema del lavoro e che fossero di alta qualità. Abbiamo guardato la selezione anche nel suo insieme: abbiamo reportage, ritrattistica, arte concettuale, storytelling.

Eliza Bennett, A Woman’s Work is Never Done, 2014
Eliza Bennett, A Woman’s Work is Never Done, 2014

Una Biennale di Fotografia declinata interamente al femminile rappresenta un’iniziativa inedita nel suo stile. Puoi raccontarci della necessità di dedicare allo spazio a sole artiste donne?
AL: Per riallacciarmi alla risposta precedente, credo che sia necessario fare una distinzione tra questa prima edizione, in cui abbiamo scelto di legarci a professioniste e fotografe al femminile anche per esigenze di storytelling comunicativo, e quello che è concettualmente un Foto Festival Biennale dedicato al femminile: cioè un contenitore  in cui sarà possibile raccontare, attraverso differenti sensibilità e generi, quello che è il mondo del femmineo, il che naturalmente comprende anche la visione l’altra metà del cielo maschile e tutta la componente legata alla cultura LGBT.

Come descriveresti il momento storico attuale nel quale le artiste stanno vivendo?AL: Varia molto di latitudine in latitudine l’attenzione dedicata sia alla cultura visiva contemporanea – ed il nostro paese Purtroppo nel contemporaneo resta triste fanalino di coda – sia al tema delle artiste donne. Il fatto che ovunque nel mondo si faccia rete in tale ambito, e la stessa città di Milano abbia dedicato un palinsesto intitolato “i Talenti delle donne” per tutto il 2020, mi fa pensare che questa attenzione sia frutto di un’osservazione e di una valutazione che ha registrato il forte gap esistente ancora oggi all’interno dell’ambiente artistico e lavorativo in generale. La biennale non è una risposta ghettizzante, bensì un tentativo a varie latitudini di riportare luce su alcune argomentazioni che devono diventare riflessione comune coinvolgendo tutte e tutti.

  Giulia Ronchi

https://www.bffmantova.com/

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.