50 anni fa la strage di Piazza Fontana: a Milano le foto che ricordano la perdita dell’innocenza

A Milano due appuntamenti, a Palazzo Morando e alla Casa della Memoria, ripercorrono quel terribile 12 dicembre del 1969 che cambiò per sempre la storia del Paese.

Bar Jamaica, Milano Anni '60
Bar Jamaica, Milano Anni '60

Il racconto di un incantesimo e di un tragico risveglio. Così Milano ricorda la strage di Piazza Fontana e di quel 12 dicembre 1969 che cambiò per sempre la storia di un paese intero. Gli scatti in bianco e nero di Milano anni ˈ60, in mostra a Palazzo Morando fino al 9 febbraio sono questo, una strada verso l’improvvisa perdita dell’innocenza. Nelle otto stanze, il percorso curato da Stefano Galli è quasi crudele per quanto veritiero. Si cammina piano tra le immagini del “decennio irripetibile”. Piazza Fontana arriva da qui. Un boom di creatività e fiducia nel futuro che presto si trasformerà in un’esplosione di tutt’altra natura. Immagini, riviste del tempo e oggetti di design accompagnano nel mondo degli anni ’60 dove l’arte prende il nome di Gaber e Billie Holiday. Dove i luoghi per vivere sono i nuovi complessi edilizi, i più grandi del dopoguerra. Torre Velasca, Pirelli. Galleria La Muffola, Derby Club. Si crea e si realizza a Milano, città protagonista di una gioia culturale e sociale difficile da eguagliare. Il decennio allegro arriva al suo ultimo anno e gli scatti che prima urlavano al miracolo ora gridano alla tragedia.

50 ANNI PER PENSARE A PIAZZA FONTANA

A cinquant’anni dal boato di Piazza Fontana, il risveglio brusco dall’incantesimo degli anni ˈ60 è presente nelle istantanee dell’ottava e ultima stanza. Una realistica interruzione dell’ambiente luminoso e divertente che per sette spazi ha raccontato il genio di un popolo in rinascita. Gli scatti posizionati sui teli neri immergono in un lato oscuro fino a quel momento tenuto nascosto. La data del 12 dicembre 1969 arriva inevitabilmente raccontando l’apice di una escalation di violenza non più disposta ad aspettare. La fine di un sogno e l’inizio di un incubo. Il racconto che Milano fa di una delle pagine più tristi della sua storia continua alla Casa della Memoria di via Confalonieri 14 e si ferma a celebrare il ricordo di chi perse la vita. Fino al 20 dicembre, “17 graffi. Piazza Fontana 50°”, ricorda ognuna delle diciassette vittime della strage tramite i dati raccolti sul luogo dell’attentato. Ideata e curata da Stefano Porfirio, la mostra presenta 18 scatti di altrettanti fotografi, ognuno corredato da una poesia. 

LA DICIOTTESIMA IMMAGINE

La diciottesima immagine realizzata dal curatore è invece concepita come simbolo riassuntivo dell’intero memoriale. Nel modo di ricordare l’evento tragico la numerazione è centrale per tenere a mente non solo le vittime innocenti ma anche il tempo trascorso dal pomeriggio di quel 12 dicembre. 18.262 giorni durante i quali i cittadini non hanno smesso di chiedere giustizia per i morti innocenti. Le poesie, scritte da uomini e donne di cultura appositamente per l’occasione, si alternano al testo tratto dal libro, “Ora che ricordo ancora” di Matteo Dendena e allo storico componimento di Pasolini, “Patmos”, scritto nei giorni appena successivi alla strage. “Sono sotto choc”, le prime parole del poemetto dello scrittore  riassumono l’idea dell’intera produzione di scatti, che seppur in bianco e nero riescono a trasferire la triste contemporaneità di un’innocenza perduta e mai più riacquistata. 

-Giada Giorgi

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Giada Giorgi
Nata a Frosinone nel 1991 oggi vive a Milano. Laureata in Filosofia Morale a Roma, lavora nel giornalismo radio-televisivo dall’età di 23 anni. Tra le collaborazioni Il Messaggero, Il Corriere della Sera e RaiNews24. Attualmente frequenta la scuola di giornalismo Walter Tobagi. "Parlare in pubblico mi entusiasma, l’intervista è la forma di dialogo che preferisco. Per diletto e per passione, canto, suono e recito. Per vivere, racconto chi lo fa sul serio".