L’invenzione della fotografia viene normalmente associata al nome di Louis Daguerre autore di uno dei primi metodi per fissare le immagini su una superficie: il dagherrotipo. Questo sistema, che si basava sull’utilizzo di lastre di argento o rame argentato sensibilizzate mediante l’esposizione a vapori di sodio, fu presentato dal fisico François Arago all’Académie des Sciences di Parigi nel 1839. Daguerre, tuttavia, non era l’unico ad aver sperimentato con successo nuove tecniche di stampa fotografica e la storia di questa tecnologia può vantare tanti padri. Uno di loro, meno conosciuto al grande pubblico, è Hippolyte Bayard. In questo video, della serie didattica Vox Darkroom si racconta la sua storia e in particolare la sua risposta eccezionalmente creativa al rifiuto dell’Accademia di considerare la sua invenzione al pari di quella di Daguerre. Il suo Autoritratto in posa da annegato (1840), rappresenta infatti il primo esempio di fotografia “messa in scena”, dando il via a una visione del mezzo svincolata dalla semplice riproduzione della realtà e a un uso della fotografia come mezzo di espressione di idee, sentimenti e visioni.

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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma e Milano. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020).