Un focus sull’attività del fotoreporter Francesco Bellina, originario di Trapani e impegnato in una ricerca che guarda verso sud.

Il fatto di essere siciliano non è indifferente. La Sicilia è un orizzonte mentale: tutte le isole, in fondo, lo sono. La Sicilia sta lì buttata in mezzo al mare, ma è anche un posto dove i muri sono bassi, spesso a pezzi e così pieni di buchi che, se alzi gli occhi, vedi oltre – puoi vedere davvero tutto e tutto insieme.
Francesco Bellina (Trapani, 1989) è nato sulla costa nord dell’isola. A 1h15’ di volo e solo 270 miglia nautiche più a Sud ci stanno le coste di un altro continente. Questo richiamo Francesco era destinato a sentirlo. Negli ultimi cinque anni è stato più volte su quell’altra costa: prima si è mosso fra Tunisia e Marocco, poi si è spinto ancora più giù, attraversando il deserto. Ha raggiunto il Benin, dove ha iniziato un lavoro sulla schiavitù sessuale legata ai rituali voodoo che incrociano Nigeria, Ghana e la stessa Palermo. Si è poi infilato sulle rotte dei mercanti di uomini in Niger.

Francesco Bellina, A child plays with boxes in his house. Agadez, Niger, 2018
Francesco Bellina, A child plays with boxes in his house. Agadez, Niger, 2018

IL LAVORO DI BELLINA

Ha rischiato, Bellini, insieme ad altri compagni di avventura come il reporter Giacomo Zandonini, in cerca di storie vere: le storie di quei ragazzi e ragazze nere che incrocia ogni giorno nei vicoli di Ballarò. Da dove vengono? Che percorso hanno fatto? Cosa li ha spinti a partire per finire magari in un campo di prigionia libico, se va male in fondo al mare o direttamente a battere sui marciapiedi della nostra bella Penisola?
Non è uno dei tanti fotoreporter in cerca dello scatto che fa sensazione, Bellina: e difatti, a soli 29 anni, è stato per due volte (nel 2016 e 2017) segnalato dal World Press Photo Joop Swart Masterclass. Possiede quel dono inspiegabile che trovi immancabilmente nei fotografi quando eccellono: anche il più drammatico dei suoi clic ti pare innanzitutto “bello”, e una volta arrivati alla stampa non sta più nella casella dov’era previsto. Hai davanti un’opera e non un semplice documento. Le immagini di Bellina appaiono in continuazione su magazine di calibro internazionale, viene interpellato da organizzazioni specifiche per raccontare dei suoi viaggi, e ha pure cominciato a esporre: piccole cose per ora, come il trittico visto all’ultima Biennale Internazionale di Arte Sacra di Palermo, o Tanakra, la personale allestita durante Manifesta all’interno del Festival Sabir, tenutosi ai Cantieri Culturali della Zisa.

Aldo Premoli

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #48

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive tra Noto e Cernobbio. E poi New York e Washington dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio, che fornisce consulenze ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere. Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Blogger di Huffington Post ha fondato a Catania, l’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e a Noto il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome.