Morto a Roma Milton Gendel, fotografo e giornalista, protagonista del dialogo Italia-Usa

Se ne va uno dei protagonisti fondamentali del dialogo Usa-Italia, Milton Gendel, fotografo, intellettuale, giornalista, collezionista.

Milton Gendel, Self-Portrait, Via Appia, Rome, 1950
Milton Gendel, Self-Portrait, Via Appia, Rome, 1950

Avrebbe compiuto 100 anni tra un mese, il 16 dicembre, Milton Gendel, fotografo, critico, scrittore e collezionista, nato nel 1918 a New York, residente a Roma, la città che amava dal 1949, protagonista di quel dibattito culturale, al tempo non immediato come oggi, tra Italia e Stati Uniti. Una vita avventurosa quella di Gendel, militare in Cina nelle fasi finali della Seconda Guerra Mondiale, amico di Robert Motherwell, André Breton e dei “surrealisti esiliati” nel gruppo del Greenwich Village.  Fin dai suoi primi anni romani è corrispondente di ArtNews, contribuendo a far conoscere la cultura italiana all’estero, diffondendo l’opera di artisti come Alberto Burri e Toti Scialoja oltreoceano, ma anche traducendo saggi importanti come Saper Leggere L’Architettura di Bruno Zevi.

Milton Gendel, Judy Montagu in Vincent van Gogh’s Madhouse, Arles, 1964

LE FOTO DI GENDEL

Con la sua macchina fotografica Gendel ha ritratto l’Italia del neorealismo e della “Dolce vita”, i protagonisti e gli intellettuali del nostro Paese, coloro che oggi fanno parte di una grande, ammaliante storia. Ha lavorato come consulente per Adriano Olivetti. Nei tardi anni ’50 ha contribuito a creare la Rome -New York Art Foundation, una galleria di arte contemporanea sostenuta da Peggy Guggenheim, diretta al tempo da Frances McCann, ubicata nell’Isola Tiberina. A quel tempo Gendel viveva al piano superiore e Michelangelo Antonioni prese in prestito sia lo spazio espositivo che l’appartamento per girare alcune scene de L’Avventura. Nel 1977 Gendel è Commissario alla Biennale di Venezia, per il Padiglione Nazionale degli Stati Uniti. Dello stesso anno è la sua prima mostra alla Marlborough Gallery: Milton, ci spiega Peter Benson Miller, direttore artistico dell’American Academy in Rome: “non si considerava un artista, fotografava per suo piacere”. Questa mostra nasce quindi un po’ per caso, in un anno davvero importante per lui. Già le sue foto, realizzate nel 1962 alla Biennale di Venezia, dove si trovava in qualità di reporter, sono dei veri e propri capolavori. L’immagine di un pubblico colto che guarda le opere di Alberto Giacometti è passata alla storia come una delle più affascinanti ed efficaci.

LE MOSTRE

Di recente Fondazione Passaré e Quodlibet hanno pubblicato insieme Milton Gendel. Uno scatto lungo un secolo, scritto da Barbara Drudi. Il libro racconta attraverso la penna della storica dell’arte, la figura di Milton. L’American Academy in Rome ha inoltre dedicato all’artista una importante mostra A Surreal Life svoltasi nel 2011 presso il Museo Carlo Bilotti e gli spazi dell’Accademia, poi a New York nel 2014, a cura di Peter Benson Miller e Barbara Drudi. Nel catalogo della mostra Gendel definisce sé stesso un “accumulatore”, più che un collezionista e dice di sé: “Felicemente bilocato tra la mia città nativa New York, e con il mio avamposto sul Tevere, ho avuto il privilegio di scrivere e fotografare l’eterna, onirica Roma, e anche altri luoghi, durante e dopo il Miracolo Italiano, il boom del dopoguerra, che ha trasformato drasticamente il Giardino d’Europa”. Negli ultimi anni della sua vita ha vissuto a Palazzo Primoli, l’ultimo di una splendida serie di Palazzi romani, e ha donato la sua collezione di fotografie e la sua biblioteca all’omonima Fondazione. Sempre Drudi ha curato nel 2017 presso la Biblioteca Nazionale Uno scatto lungo un secolo, con 22 fotografie di Gendel, ritratti in bianco e nero di scrittori e saggisti italiani, inglesi e americani che Gendel ha conosciuto e frequentato durante la sua carriera. Da Toti Scialoja a Mario Praz, da Alberto Arbasino a Eugenio Scalfari ed ancora Grisha von Rezzori, Alberto Arbasino, Gaia de Beaumont.

IL RICORDO DI PETER BENSON MILLER

Milton era una riserva di ricordi, memorie, immagini di Roma che ha scattato dalla fine della guerra fino a qualche anno fa, quando ha smesso di fotografare”, racconta ad Artribune il direttore artistico dell’American Academy in Rome, Peter Benson Miller. Il suo lavoro raccontava non soltanto la comunità di artisti stranieri e americani, ma anche tutta la scena culturale italiana di quegli anni. Era un traduttore delle idee italiane per un pubblico americano e viceversa. Anche se non c’è più rimane il suo archivio con più di 72.000 scatti, un tesoro essenziale che racconta la città di Roma negli ultimi 70 anni. Si tratta di un archivio ancora inesplorato che abbiamo solo cominciato a guardare con le mostre che abbiamo fatto in passato, ma c’è una grande ricchezza dentro che offrirà sicuramente nuove scoperte e sorprese. Abbiamo perso un grande gentiluomo della cultura che ha saputo interpretare gli scambi culturali tra Italia e Stati Uniti per vari decenni, senza mai nascondersi dietro idee convenzionali: Milton sapeva guardare dietro le cose, con grande sensibilità e abilità, e non partiva mai da una posizione ideologica. I suoi pezzi critici per ArtNews, scritti tra gli anni ’50 e ’60 sono importanti e formativi. Il suo articolo dedicato ad Alberto Burri e realizzato nel 1954 è tutt’oggi un classico”. L’American Academy in Rome dedica inoltre una importante celebrazione di Milton Gendel il 13 novembre alle 18. Doveva essere una celebrazione dei suoi 100 anni – si intitola infatti Milton Gendel Centenary – e sarà invece un evento postumo. A ricordare, dunque, l’artista saranno Marella Caracciolo Chia, critica, Barbara Drudi, storica dell’arte, Emily Braun, curatrice della grande mostra dedicata a Burri dal Guggenheim di New York, la studiosa Lindsay Harris, la storica dell’architettura Adachiara Zevi, tra gli altri.

IL RICORDO DI BARBARA DRUDI

“Ho avuto la fortuna di conoscere Milton personalmente da molti, lunghi anni, dato che fu uno dei migliori amici di Toti e Gabriella Scialoja, miei zii”, racconta Barbara Drudi, amica di Gendel, studiosa del suo lavoro, e storica dell’arte. “Negli ultimi sette anni poi lo vedevo quasi ogni giorno, occupandomi del suo archivio fotografico e scrivendo su di lui in molte occasioni. Si può dire che ormai lo conoscessi bene! Milton era un uomo dai modi gentili, affabile e più incline al sorriso che al broncio o al corruccio. Più disposto ad ascoltare – con sincera partecipazione – i problemi degli altri, che voglioso di raccontare lamentosamente i propri. Grande conversatore ma soprattutto ascoltatore (dote rara), Milton cercava sempre – per quanto possibile – di mettere ognuno a proprio agio, dando spesso la gradevole sensazione al suo interlocutore di turno che trovarsi lì ad ascoltarlo fosse per lui – Milton – la cosa più desiderabile del mondo. Non si trattava solo di buone maniere – che certo non gli facevano difetto – ma di un modo di vivere e di pensare.

Santa Nastro

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.