Biologo di formazione ma con un interesse innato per l’arte dello scatto, Felipe Russo ha dedicato alla sua città di origine una densa serie di immagini. Partendo dal centro e approdando al beige.

Felipe Russo (São Paulo, 1979) è paulista ed è un biologo di formazione. Queste due informazioni all’apparenza innocenti suggeriscono invece già molto del suo lavoro fotografico. Con una meticolosità e una esattezza di piglio scientifico, le foto di Felipe registrano São Paulo con sguardo discreto e pacato. Ci riceve nel suo studio, al trentaduesimo piano del grattacielo più alto della città, il Mirante do Vale. Oltre a godere di una vista invidiabile, violenta e attraente come São Paulo stessa, la localizzazione nel centro, dice subito Felipe, risulta conveniente per le sue uscite fotografiche all’alba, per le strade ancora deserte.

CENTRO

È da qui infatti che sono iniziate le esplorazioni per Centro, la serie poi riunita in un libro, che ha valso a Felipe un primo considerevole riconoscimento internazionale. Martin Parr, indicandolo come uno dei migliori fotolibri del 2014, lo ha definito una “combinazione di viste ampie che descrivono l’anarchia urbana della città, con alcuni dettagli di strada, apparentemente semplici e surreali, che si uniscono per creare un libro affascinante”. Le foto tratteggiano una città sonnolenta, sospesa, con una dolce luce bianca e dalle nuance tenui, dove non compaiono persone ma alcune loro enigmatiche tracce – un materasso di gommapiuma, impronte di passi nel cemento, un cartone a coprire una buca. Tracce che, come scrive Guilherme Wisnik nel testo del libro, “viste così, risultano molto delicate nonostante la situazione di violenza sociale cui alludono”.

Exposição Garagem Automática, Museu da Cidade de São Paulo Casa da Imagem, 2016. © Felipe Russo
Exposição Garagem Automática, Museu da Cidade de São Paulo Casa da Imagem, 2016. © Felipe Russo

GARAGÉM AUTOMATICA

Come in Centro, dove Felipe racconta che fotografa quasi integralmente nell’area centrale della città, in un raggio ridotto, di cui il suo studio è il perno, così è anche per il progetto fotografico Garagém Automatica, esposto nel 2016 e ora in procinto di essere pubblicato. Attraverso una serie di immagini plumbee, tetre, quasi sinistre ma al tempo stesso quiete, Felipe documenta l’esistenza di trentaquattro edifici costruiti, negli Anni Sessanta e Settanta, esclusivamente per impilare centinaia di automobili. Parcheggi verticali automatizzati, che Felipe chiama “macchine che custodiscono macchine”.
Come di costume nel lavoro di Felipe Russo, i veri protagonisti sono assenti. Le automobili, in questo caso, non appaiono ma alcuni indizi ci mostrano la loro presenza incombente: scie di pneumatici, tracce di fumo, polvere. La serie è un congiunto molto coerente, nel suo insieme la narrazione ideale di un solo edificio-campione immaginario, ricomposto dai frammenti di tutti quelli visitati e immortalati.
I frammenti della serie però sono tra loro, nonostante l’armonia che li lega, piuttosto diversi. Dalla saturazione alla scala, le foto ci obbligano a mantenere alto il livello di attenzione, per riconoscere la sottile e raffinata ambiguità tra una foto in b/n e una colori, tra un dettaglio minuto e un ambiente ampio.

Sem título, 2017. Bege. © Felipe Russo
Sem título, 2017. Bege. © Felipe Russo

BEIGE

Con molta generosità e una calma invidiabile, oltre che insolita per il clima cui São Paulo abitua, Felipe ci mostra anche alcuni progetti in corso, inediti.
Beige è uno di questi. Il titolo, ci tiene a specificare, è provvisorio e deriva semplicemente dal tono della tinta di vernice che la municipalità di São Paulo usa per coprire e cancellare i segni sui muri della città, perlopiù graffiti illegali.
Dice: “Alla fine dei conti è il modo che io sto usando per affrontare ciò che sta accadendo”. Il modo per registrare e digerire il tentativo di igienizzazione delle politiche attuali; perché, come ben ci dimostrano le foto di Felipe, la città continua inesorabilmente a mostrarsi nei suoi vari livelli, seppur occulti. Uscite delle metro apparentemente dimenticate, angoli ciechi, ritagli di una urbanizzazione irrazionale, spigoli quasi non-sense mostrano vite come di una città parallela. Mentre scorriamo le foto, Felipe racconta alcuni retroscena: “Da qui, per esempio, poco prima di scattare, è uscita fuori improvvisamente una persona”, dice indicando il dettaglio di una griglia di aerazione.
Ben distante dalla chimera di una città anestetizzata, sotto quel patetico beige che tutto cerca ‒ invano ‒ di uniformare, Felipe ritrae spazi vuoti e in principio inutili, ma, proprio perché tali, accoglienti verso le pratiche non riconosciute di quella società altrettanto non riconosciuta, indigente e dimenticata.

TIPUANA TIPU

Appese alle pareti ci sono le foto di un altro progetto, anch’esso in corso. La Tipuana Tipu è uno degli alberi più comuni a São Paulo, in quanto specie scelta a inizio del secolo scorso per le alberature urbane di molte delle vie principali della città. Il titolo, provvisorio anch’esso, indica gli attori principali di questa serie.
Nonostante l’uso di questo albero sia di fatto massivo, utilizzato per filari su intere vie della città, Felipe li ritrae in quanto elementi singoli, protagonisti tutti uguali e tutti diversi della medesima scena. Ancora una volta, Felipe ritrae São Paulo per sineddoche, raccontandoci per esempio dell’atmosfera di una intera città a primavera inquadrando appena una manciata di petali gialli caduti, ma che piuttosto appaiono come posati, composti, sui blocchi della grigia pietra portoghese del marciapiede.
Quando incontroiamo Felipe una seconda volta ci dice: “Credo di aver terminato Tipuana Tipu”. Non ci resta dunque che attenderlo, ma senza ansia, come le fotografie di Felipe ci insegnano.

Federica Andreoni

www.feliperusso.com

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Federica Andreoni
Federica Andreoni (Ancona, 1987). Architetto, dottoranda in Architettura del Paesaggio presso l’Università La Sapienza di Roma. Formata in Architettura all’Università Roma Tre nel 2012, ha studiato anche a Santiago del Cile presso la PUC e a Oporto presso la FAUP. Ha ottenuto nel 2014 un Master di II livello in Geografia, Città e Architettura presso la Escola da Cidade a São Paulo. Nel 2017 è Visiting Researcher presso la FAU USP e Artist in Residence presso la FAAP a San Paolo del Brasile. È partner-fondatrice di Gnomone Architettura, con cui ha firmato, fra gli altri, progetti di installazioni temporanee in collaborazione con il MAXXI, il Festival DMKM274 e il Festival Città delle Cento Scale. Suoi saggi sono presenti su libri e riviste specializzate. Indaga i temi del progetto mescolando senza troppe riserve architettura, paesaggio e arte, affiancando l’attività di ricerca e di studio a quella di progettazione. Vive, quasi sempre, a Roma.