Man Ray, l’uomo infinito. Una mostra al Castello di Conversano sul fotografo dell’avanguardia

Fino a novembre 2017 la Puglia ospita una grande mostra dedicata a Man Ray con un accento sul suo ultimo periodo. Dai Rayogrammi ai 50 volti di Juliet Browner.

Man Ray, Noire et blanche, 1926, fotografia new print del 1980, 23 x 30 cm, collezione privata, Courtesy Fondazione Marconi, ©MAN RAY TRUST : ADAGP, Paris, By SIAE 2014
Man Ray, Noire et blanche, 1926, fotografia new print del 1980, 23 x 30 cm, collezione privata, Courtesy Fondazione Marconi, ©MAN RAY TRUST : ADAGP, Paris, By SIAE 2014

Man Ray: l’uomo infinito“, la mostra ospitata al Castello di Conversano nell’ambito del festival di letteratura “Il Libro Possibile- Arte“, è un evento organizzato dall’associazione Artes col sostegno del Comune. Prende il nome da “L’Homme Infini” (1970, opera tarda di un Man Ray (Emmanuel Rudzitsky, Philadelphia, 1890 – Parigi, 1976) tornato alla pittura e soprattutto impegnato a ricalibrare una sintassi surrealista, ritmata da manichini e congegni saturi di crediti da Picabia. Nell’ampia retrospettiva, curata da Vincenzo De Bellis, un centinaio di opere, provenienti dalla Fondazione Marconi, restituiscono un percorso che parte dall’incontro con Marcel Duchamp, amico e ispiratore degli Oggetti d’affezione, parenti stretti dei ready-made, ma più incongruamente eccentrici negli accostamenti e negli esiti semantici. Nelle otto aree tematiche della mostra vengono vagliati i suoi rapporti con il dadaismo e il surrealismo ma soprattutto l’attrazione per la fotografia che Man Ray contribuisce a smarcare  da ogni subordinazione concettuale e a condurre verso un ardito sperimentalismo linguistico. Pertanto con i Rayogrammi e con le altre manipolazioni in fase di stampa, solarizzazioni e viraggi, la fotografia diventa ‘produzione’ piuttosto che strumento di riproduzione con molti esempi in mostra. Dai ritratti di Duchamp adorno dell’illuminante tonsura a stella, o in versione Rrose Sélavy, dalle plastiche lacrime modellate come diafane sfere su primi piani sbiaditi(‘Les Larmes’), dagli ovali archetipi imparentati a maschere africane (Noire et Blanche), dal fondo schiena variato  in un sensuale strumento musicale (Le violon d’Ingres) fino a chiudersi sui 50 volti di Juliet Browner, ultima compagna e musa.

– Marilena Di Tursi

Man Ray – L’uomo infinito
Fino al 18 novembre 2017
Castello di Conversano
Corso Morea – Piazza della Conciliazione,
70014 Conversano BA

http://www.manrayconversano.com/it/

Dati correlati
AutoreMan Ray
Spazio espositivoCASTELLO ARAGONESE DI CONVERSANO
IndirizzoCorso Morea - Piazza della Conciliazione, 70014 - Conversano - Puglia
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Marilena Di Tursi
Marilena Di Tursi, giornalista e critico d'arte del Corriere del Mezzogiorno / Corriere della Sera. Collabora con la rivista Segno arte contemporanea. All'interno del sistema dell'arte contemporanea locale e nazionale ha contribuito alla realizzazione di numerosi eventi espositivi, concentrandosi soprattutto sulla promozione dei giovani artisti pugliesi dal 1988 fino ad oggi. È autrice di numerose pubblicazioni e di testi critici di presentazione dell’opera di giovani artisti, contenuti in cataloghi redatti in occasione di mostre personali e collettive. Per conto della Fondazione Corriere della Sera, in qualità di membro del consiglio scientifico, ha curato cicli di incontri dedicati all’arte contemporanea nell’ambito dell’iniziativa “Da Est a Ovest Bari incontra il mondo” (2015/2016) e “Quanto è contemporanea l’arte contemporanea?” (2016, con Marco Scotini, Achille Bonito Oliva, Domenico Fontana, Marco Senaldi). Laureata in Lettere presso l’Università degli Studi di Bari, con una tesi in Storia dell’arte contemporanea, ha conseguito la specializzazione triennale in storia dell’arte medievale e moderna presso l’Università “La Sapienza” di Roma e il titolo di Dottore di ricerca in Documentazione, catalogazione, analisi e riuso dei beni culturali presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bari. Insegna Storia dell’arte nel locale Liceo artistico.