8 mostre di fotografia da vedere a Milano (e dintorni). Durante MIA Fair

Da Manet a Keith Haring, non si può certo dire che in questo periodo Milano lesini sui nomi di grande richiamo. Nei giorni di MIA, la fiera milanese dedicata alla fotografia, vi consigliamo tuttavia di restare in tema, anzi in medium. Ecco una carrellata di mostre da non perdere, aperte da qualche tempo o che inaugurano proprio in questo weekend all’insegna dello scatto.

Melilla, Spagna, agosto 2014. Immigrati subsahariani cercano di scavalcare la rete di confine tra Spagna e Marocco © Giulio Piscitelli -Contrasto
Melilla, Spagna, agosto 2014. Immigrati subsahariani cercano di scavalcare la rete di confine tra Spagna e Marocco © Giulio Piscitelli -Contrasto

È un progetto che è iniziato nel 2010, quello di Giulio Piscitelli, fotografo napoletano classe 1981. Si intitolata Harraga come la mostra da Forma Meravigli e prende il nome dall’appellativo marocchino e algerino con il quale si indicano i migranti, quelli “illegali”, quelli che “bruciano le frontiere”. Inutile ribadire quanto sia importante l’invito continuo a riflettere sul tema, anche grazie a fotografie tecnicamente ed esteticamente notevoli; altrettanto inutile ribadire quanto questo progetto abbia ben poco a che fare con altri solo apparentemente simili, che tuttavia utilizzano la tragedia delle odierne migrazioni in funzione di mero marketing.

MOSTRI SACRI ITALIANI

Se la mostra engagé meritava la prima menzione, Milano riserva tuttavia anche alcune monografiche dedicate a importanti nomi della fotografia – soprattutto nomi italiani.
Si comincia con Franco Vaccari alla Fondazione Marconi, artista che non può certo esser definito “fotografo” toout court, come ha dimostrato sin dalle sue Esposizioni in tempo reale (celeberrima quella alla Biennale di Venezia del 1972) e altrettanto nei suoi scritti, come il fondamentale Fotografia e inconscio tecnologico (1979). In via Tadino troverete “una collezione” che in realtà è una preziosa antologica.
Una visita al concept store di Antonio Marras (Nonostante Marras) permette di scoprire un lato meno noto della straordinaria opera di Gabriele Basilico, ovvero un ciclo di fotografie commissionate nel 1978 da un mensile per analizzare i mondi delle balere e delle discoteche: si chamava Dancing in Emilia e ora trova una nuova linfa.
Piaccia o non piaccia, non si può negare che abbia fatto discutere, e molto, con un uso sopraffino della durezza propria di certa fotografia. Lui è Oliviero Toscani e una buona fetta delle sue immagini più celebri sono in mostra alla Whitelight Art Gallery.

Franco Vaccari, A sinistra Man Ray gioca, a destra Duchamp lavora all’occultamento del lavoro, 1978. Collezione privata, Courtesy Fondazione Marconi, Milano
Franco Vaccari, A sinistra Man Ray gioca, a destra Duchamp lavora all’occultamento del lavoro, 1978. Collezione privata, Courtesy Fondazione Marconi, Milano

ARAKI E LA GITA FUORI PORTA

E poi, se si è a Milano e se si ama la fotografia, non si può non andare chez Carla Sozzani, in quel Corso Como 10 che ha fatto storia. Tanto più che, in questo periodo, nelle sale della galleria è protagonista un mostro sacro come Nobuyoshi Araki, con un’ottantina di fotografie ordinate da Filippo Maggia e anche tre curiose composizioni composte da decine di Polaroid.
Già che siete a due passi dalla Stazione Garibaldi, potreste anche pensare di fare una breve gita fuori porta. L’occasione sono i settant’anni dell’agenzia Magnum, che in Italia vengono festeggiati con una cinquina di mostre distribuite fra Cremona, Torino e – soprattutto – Brescia. Ai Musei di Santa Giulia, infatti, le mostre sono ben tre: Leggere di Steve McCurry, con circa settanta immagini che raccontano un gesto universale come la lettura; Magnum’s First, ossia oltre ottanta fotografie ritrovate nel 2006 in una cantina di Innsbruck, inestimabili testimonianze di Gescichte der Zeit (“La faccia del tempo”), la prima esposizione del gruppo Magnum; e Magnum. La première fois, che racconta il cruciale momento dell’affrancamento da maestri e modelli, verso la conquista di una piena autonomia stilistica e creativa.

Marco Enrico Giacomelli

Dati correlati
AutoriGiulio Piscitelli, Franco Vaccari, Gabriele Basilico, Oliviero Toscani, Nobuyoshi Araki, Steve McCurry
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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.