I giorni più romantici di Fidel (e Burt Glinn)

Le fotografie spontanee di Fidel Castro in marcia dalla Sierra Maestra all’Havana. Così, tra spari e abbracci, nel gennaio ’59 Cuba attendeva il Líder Máximo.

Burt Glinn, Fidel Castro, 1959 - Magnum Photos
Burt Glinn, Fidel Castro, 1959 - Magnum Photos

A CUBA IN SMOKING
Il 31 dicembre 1958 il giovane Burt Glinn, fotografo freelance, sta festeggiando il Capodanno a New York. Serpeggia la notizia che il regime di Fulgencio Batista stia per cadere. Non ha soldi. Cornell Capa, fratello del più famoso Robert, gli presta 400 dollari e lui, in smoking (così recita una versione della leggenda), si precipita a Cuba. Giunge all’alba. Lo champagne non ancora smaltito smorza la paura e così intraprende un’avventura di nove giorni in cui fotografa il caos e l’euforia della folla, gli abbracci tra le madri e i figli ribelli emersi dai rifugi, le donne armate, la polizia di Batista in difficoltà, la guerriglia e la speranza. Raggiunge in macchina Fidel Castro e lo precede nelle tappe che scandiscono la sua mitica discesa dalla Sierra Maestra dove, da fuorilegge, si nasconde da due anni. Santiago, Santa Clara, Camaguey, Cienfuegos attendono il liberatore che, in compagnia di Celia Sánchez e scortato dai barbudos, punta all’Havana.

Burt Glinn, Cuba, 1959 - Magnum Photos
Burt Glinn, Cuba, 1959 – Magnum Photos

IMMORTALARE IL TRIONFO
Nella capitale il trionfo del Líder, accolto da spari di fucile e dalla folla estatica che soggiace al fascino dei suoi discorsi epici, è afferrato al volo da Burt Glinn in calzini, poiché sul Malecón, a causa della ressa, aveva perso le scarpe. Il fotografo è il testimone più attendibile di altri della Revolución che presto, avvolta da un velo romantico, avrebbe cancellato i segni dell’inevitabile violenza che accompagna ogni guerriglia. Il suo occhio si rivolge soprattutto alla gente comune, alle scene nelle strade oltre che ai momenti eroici tramandati anche dai colleghi. Sono ancora i giorni in cui è possibile un accesso ravvicinato al capo. Presto il nuovo governo impara a gestire la fotografia, tanto preziosa per la presunta capacità di registrare il reale e diffondere il verbo del regime.

Burt Glinn, Fidel Castro - Magnum Photos
Burt Glinn, Fidel Castro – Magnum Photos

FOTOGRAFIA E PROPAGANDA
Talento per la propaganda. Non è un caso che Fidel chiami a sé Alberto Korda, il miglior fotografo di moda dell’isola, oltre a Raùl Corrales e Osvaldo Salas. Sa come sfruttare il mezzo per propiziarsi la popolazione, specialmente quella nelle zone remote. Conquistata l’isola, la propaganda deve aggredire l’America sfruttandone i miti. Negli scatti, orchestrati a regola d’arte, Castro colloquia con Hemingway, gioca a golf con Che Guevara, si dedica alla pesca d’altura… L’onnipresente sigaro diventa un brand, una metafora di Cuba, l’orgoglio dell’Havana che in poco tempo conquista un pubblico trasversale. Dell’esperienza eroica rimangono i ricordi: “Per nove giorni non abbiamo né mangiato regolarmente, né dormito, né ci siamo lavati…”, raccontò Burt Glinn, “furono giorno eccezionali”.
Nel 2001 il fotografo, in occasione del 42esimo anniversario della Revolución, ritorna all’Havana e fotografa Castro nel suo ufficio, come aveva fatto nel 1959. Poi qualcuno li fotografa: due vecchi amici mentre sfogliano l’album dei ricordi del momento più romantico della vita di entrambi.

Jussin Franchina

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Jussin Franchina
Jussin Franchina (1987) è l’autrice del blog Machissenefrega, che fino a prova contraria resterà il suo migliore inizio. Scrive per New Entry e per se stessa. Con Ilaria Caprioglio è coautrice del libro “Adolescenza. Genitori e figli in trasformazione” edito da Il Leone Verde Edizioni. Attualmente è impegnata nella ricerca di luoghi abbandonati da scoprire, esplorare e soprattutto raccontare. Diffidente, schiva, instancabile, curiosa e un po' spericolata, è sempre alla ricerca di ciò che è nascosto e che attende d'essere documentato.