Edifici abbandonati, automobili aggredite dalla natura, oggetti perduti. Silenzio e polvere. Nella serie di immagini che Rebecca Lilith Bathory (Sutton, UK, 1982) ha scattato a Fukushima, sito del terribile incidente nucleare del marzo 2011, l’atmosfera è quella del post-apocalisse. La fotografa inglese, che già in passato aveva affrontato il tema dell’abbandono e della rovina immortalando chiese, palazzi e monumenti in stato di decadimento, ha deciso di tornare nei luoghi della tragedia, evacuati da anni, per realizzare una toccante serie di immagini. Le sue foto sono poi state trasformate in un filmato dal regista Chris Lavelle, che le ha animate con un programma di image mapping, accentuandone ancora di più, se possibile, il carattere lirico e malinconico.
Anche se la tragedia e la morte sono degli eventi terribili per le persone che li vivono, per tutti gli altri sono un monito a non dimenticare la nostra condizione di mortalità”, dichiara l’autrice.“Era particolarmente importante per me fotografare Fukushima com’è ora, non soltanto per lasciare un documento storico, ma anche per ricordare quel tragico evento alle persone. Quando le immagini del disastro non invadono più i media, diventa molto facile dimenticare”.

– Valentina Tanni

 

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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020). Collabora con la redazione di Artribune dalla sua fondazione.