SI Fest 2016. Ai confini della fotografia

Si è conclusa la 25esima edizione della prestigiosa kermesse di Savignano sul Rubicone. Alcune note sulle proposizioni di Duane Michals e Danila Tkachenko.

Danila Tkachenko
Danila Tkachenko

DUANE MICHALS E L’IRONIA
Una ridda di stimoli e occasioni di sguardo, di cui non è certo possibile dare piena contezza in queste poche righe, è ciò che ha offerto la XXV edizione del SI Fest, il Festival di fotografia di Savignano sul Rubicone, che per il 2016 ha scelto di darsi come tema d’indagine gli sconfinamenti della propria disciplina d’elezione verso ambiti e modi altri. A mo’ di sineddoche, in questo senso, vale accennare almeno a due artisti, fra i molti presenti, affatto distanti tra loro per generazione, provenienza geografica e riferimenti estetici.
Il primo è Duane Michals, a cui è stata dedicata la principale esposizione del SI Fest 2016 e che, in collegamento da New York tramite videoconferenza, ha inaugurato il Festival. L’ultraottantenne artista americano, nato in Pennsylvania nel 1932, è da molti considerato “il grande maestro della narrazione pseudo-thriller di gusto cinematografico”, come ha scritto lo storico della fotografia Claudio Marra nel suo fondamentale Fotografia e pittura nel Novecento. Sono esattamente questi due elementi, la narrazione e il gusto, al centro della ricca personale romagnola.

Andy Warhol, 1973 © Duane Michals, Courtesy Admira, Milano
Andy Warhol, 1973 © Duane Michals, Courtesy Admira, Milano

ALTER EGO IN MOSTRA
La mostra Dr. Duanus (nome di uno dei tanti alter ego che il fotografo di volta in volta sceglie di impersonare nelle sue immagini) si è aperta con alcune celebri sequenze, tra cui le ironiche Things are queer del 1973, The Bogeyman dello stesso anno e le poetiche The young girl’s dream del 1969 e Chance meeting dell’anno seguente: storie sospese, irrisolte, sempre a metà tra la più grigia quotidianità e l’evento memorabile, esempio di un’idea di fotografia che travalica del tutto la mera funzione di documentazione del reale per affacciarsi su una dimensione sconosciuta, finanche indicibile. Il gusto per l’irrisione del mondo dell’arte si manifesta, invece, in alcuni lavori in cui un divertito e divertente Michals prende di mira le opere di alcuni illustri colleghi, dagli autoscatti performativo-concettuali di Cindy Sherman alla ritrattistica a volte un po’ algida di Thomas Ruff, Rineke Dijkstra e Wolfgang Tillmans.

Danila Tkachenko
Danila Tkachenko

LO STRANIAMENTO DI DANILA TKACHENKO
Lo sconfinamento praticato dal giovanissimo autore moscovita Danila Tkachenko (classe 1989) è, invece, di carattere prioritariamente geografico e storico: la mostra Restricted Areas, che giunge al SI Fest dopo aver ricevuto numerosi premi tra cui l’European Publisher Award for Photography ed essere stata segnalata su BBC Culture, The Guardian, IMA Magazine, GUP Magazine e sul British Journal of Photography, si propone come “una serie sui detriti della Russia Sovietica e di un’utopia totale caduta nel vuoto”. Queste immagini, realizzate tra il 2013 e il 2015 in un lungo viaggio attraverso i margini dell’ex Unione Sovietica, dal Kazakistan alla Bulgaria fino al Circolo Polare Artico, ritraggono aree interdette di un futuro post-apocalittico: “grandi strutture dalle sembianze fantascientifiche appaiono nel freddo silenzio che le circonda, segni e rovine di un progresso interrotto e di un futuro irrealizzato giacciono su un fondo bianco”.

Dr. Duanus’ famous magic act, 1996 © Duane Michals, Courtesy Admira, Milano
Dr. Duanus’ famous magic act, 1996 © Duane Michals, Courtesy Admira, Milano

GUARDANDO AI BECHER
Il riferimento più evidente di Tkachenko pare essere quello al lavoro di accumulazione e schedatura di gasometri, silos, serbatoi, torri e altre strutture di “archeologia industriale” portato avanti con rigore da Bernhard e Hilla Becher negli ultimi decenni del Novecento. Come per i coniugi tedeschi, anche nel giovane autore in mostra al SI Fest pare trasparire, prioritariamente, il “riconoscimento del potere estraniante espresso in proprio dalla macchina”, si potrebbe dire stando ancora con Claudio Marra “e, conseguentemente, massima riduzione (vera o fatta intendere, poco importa) dell’intervento soggettivo dell’operatore”. Ad accomunare questi artisti pare essere anche il costitutivo procedimento dell’isolamento, nel caso di Danila Tkachenko reso ulteriormente esplicito dalle bianche coltri di neve in cui sono immersi gli elementi ritratti e il fondamentale motivo della serie, a costituire un colossale e perturbante archivio di interruzioni, di progetti falliti, di scomparse.
Michals e Tkachenko: fotografi dell’invisibile. Chapeau.

Michele Pascarella

www.sifest.it

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Michele Pascarella
Dal 1992 si occupa di teatro contemporaneo e tecniche di narrazione sotto la guida di noti maestri ravennati. Dal 2010 è studioso di arti performative, interessandosi in particolare delle rivoluzioni del Novecento e delle contaminazioni fra le diverse pratiche artistiche.