La Galleria d’Arte Moderna del Comune di Roma compie 100 e si racconta con una mostra
È una polifonia di voci e colori la grande esposizione che, con oltre 100 opere, conduce i visitatori in un viaggio alla scoperta della genesi del museo romano tra cambi sede, chiusure e continue acquisizioni
La Gam, Galleria Comunale d’Arte Moderna di Roma si mette in mostra, in un connubio tra arte, memoria e spazio architettonico, per ripercorrere un secolo di storia del museo, dalla ricerca di una sede e della sua stessa identità, alle radici del moderno sistema museale capitolino. Una vicenda travagliata legata ai mutamenti nelle politiche culturali e istituzionali della città, che si dipana su tre piani, a partire dal 1925, anno della fondazione della Galleria nelle sale di Palazzo Cafarelli in Campidoglio, seguita dalla riapertura, sempre in Campidoglio, nel 1931, con il nome di Galleria Mussolini a cura di Antonio Muñoz; passando per la rinascita a Palazzo Braschi (1952), dopo le prime Quadriennali a Palazzo delle Esposizioni, fino all’attuale sede nell’ex convento delle Carmelitane Scalze a via Crispi, destinazione di cui rimane memoria nei dipinti murali seicenteschi di Suor Maria Eufrasia, “pittrice eccellentissima” e oggi parte integrante del percorso della mostra.
Le prime acquisizioni della GAM di Roma
Fondamentali per la genesi della prima collezione civica le Avanguardie e le Quadriennali, così come le esperienze del movimento In Arte Libertas di Nino Costa e Giulio Aristide Sartorio e la pittura en plein air dei XXV della Campagna romana fino alle mostre della Secessione romana. Tra le prime acquisizioni esposte al primo piano del museo troviamo opere provenienti dai più importanti eventi espositivi della Capitale: le vedute di una Roma sparita di Ettore Roesler Franz e il ritratto della musa di Rodin, tra le poche voci straniere in collezione, il manifesto pittorico di Nino Costa (Alla fonte) – dal 1931 esposto nella III sala della nuova Galleria Mussolini dedicata ai paesaggisti romani – e il capolavoro simbolista di Sartorio dalla singolare forma a trittico. Nella prima sala un’istantanea della moglie di Giacomo Balla (Il dubbio), dallo sguardo enigmatico o piuttosto di amorevole certezza, strizza l’occhio alle opere secessioniste di Cipriano Efisio Oppo, vero regista della politica di acquisizioni, Enrico Lionne e Camillo Innocenti, in dialogo con il movimento Novecento di Felice Carena e Mario Sironi (La Famiglia), oltre che con le ricerche sul Realismo magico di Antonio Donghi; fino alle visioni dall’alto di un aereo, da sempre anelito del Secondo Futurismo, con Tato, Benedetta Cappa Marinetti e Enrico Prampolini.
Gli anni a ridosso della Seconda Guerra Mondiale: un momento difficile per la GAM di Roma
Il racconto allestito per il centenario della GAM prosegue al secondo piano con la prima battuta d’arresto della Galleria, soppressa nel 1938 e il temporaneo deposito della collezione alla Regia Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Valle Giulia. Ma, come un fiume carsico, nonostante le difficoltà non si ferma il dibattito sulla sede della GAM, animato soprattutto da Carlo Pietrangeli fino alla riapertura del museo a Palazzo Braschi nel 1952. Sono gli anni in cui emergono le personalità della Scuola Romana e del Secondo Dopoguerra, da Scipione (Il Cardinal decano) e Giorgio Morandi a Renato Guttuso (Tetti di Roma) e Onorato Carlandi, il più importante esponente del gruppo dei XXV della Campagna Romana, con i loro paesaggi dell’agro romano non ancora antropizzati. In mostra anche opere di artisti più appartati ma non meno significativi: le sculture del palermitano Ettore Ximenes donate dal nipote al Comune di Roma nel 1951 o il capolavoro di Amedeo Bocchi (Nel parco).
La GAM di Roma e la sua collezione in divenire
Nel 1963, per la Mostra di una selezione di opere, la raccolta si trasferisce al Palazzo delle Esposizioni fino al 1972, quando le opere fanno di nuovo ritorno nei depositi. Pur nell’incerto destino, continuano le acquisizioni, che coprono tendenze e periodi diversi tra ritorno al passato e le recenti novità artistiche. Come gli acquerelli donati da Pompeo Fabri nel 1959 (Terme di Caracalla), le sculture muliebri di Attilio Torresini, le ricerche astratte di Giulio Turcato, non avulse dalle coeve tensioni sociali (Comizio), le ricerche plastiche sul tema dello specchio di Antonietta Rafael Mafai, una delle poche voci femminili.
Negli Anni Novanta, con la redazione del primo catalogo ragionato, la Galleria approda nella sede dell’ex convento carmelitano in via Crispi aprendo definitivamente al pubblico nel 2011. Sorprendentemente le opere in mostra non raccontano le sezioni solo per nuclei stilistici, ma per accostamenti accattivanti di artisti che mutano e arricchiscono la collezione nel tempo; come Pirandello presentato prima nel periodo figurativo, poi in quello astratto, Bagnanti nella rifrazione; ancora, Giuseppe Capogrossi esposto nella versione figurativa insieme al suo alter ego astratto; in un percorso destinato a stupire ancora con un secondo capitolo della mostra, previsto a primavera inoltrata con l’esposizione di una seconda rotazione espositiva di opere inedite. Tra i recenti acquisti si segnalano, nel 2021, alcune geometrie informali di Guido Strazza e i paesaggi orientali di Elisa Montessorifino ai dissacranti collage di Lamberto Pignotti: a riprova della capacità del museo di rinnovarsi costantemente, mantenendo uno sguardo aperto sul presente, ancora dopo un secolo.
Valeria De Gasperis
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