Peter Paul Rubens e l’influenza degli antichi: grande mostra al Getty Villa Museum

Il museo di Malibu rende omaggio al maestro fiammingo, precursore dello stile Barocco. La mostra Rubens: Picturing Antiquity esplora il rapporto dell’artista con la cultura greca e quella latina, analizzando l’influenza che ebbero sulla sua produzione.

The Discovery of the Infant Erichthonius, about 1616
The Discovery of the Infant Erichthonius, about 1616

Conosciuto per la sua pennellata vibrante, i corpi torniti e le composizioni scenografiche, non tutti sanno che Peter Paul Rubens (Siegen, 1577 – Anversa, 1640) fu anche grande umanista, colto collezionista, profondo conoscitore. Sicuramente uno degli artisti più eruditi della sua epoca. Accanto alla sua produzione artistica, infatti, il maestro fiammingo nell’arco della sua vita ha studiato la letteratura classica in latino e greco antico, si è recato nei siti archeologici durante i suoi viaggi a Mantova e a Roma, ha collezionato sculture in marmo e pietre incise e ha tenuto le fila della corrispondenza con gli antiquari di tutta Europa. Questo bagaglio di conoscenza ha inciso notevolmente sulle sue opere, creando numerosi riferimenti che la mostra Rubens: Picturing Antiquity, visitabile al Getty Villa Museum di Malibu fino al 24 gennaio 2022, si propone di analizzare.  

The Calydonian Boar Hunt, about 1611 1612
The Calydonian Boar Hunt, about 1611 1612

RUBENS E L’ANTICHITÀ AL GETTY VILLA MUSEUM  

In mostra non solo i dipinti di Rubens – come The Calydonian Boar Hunt acquistato dal museo nel 2006, Autoritratto con un gruppo di amici a Mantova, il suo primo autoritratto e Diana and Her Nymphs on the Hunt appena restaurato – ma anche pezzi come La Gemma Costantiniana, pietra incisa che fu un importante punto di riferimento iconografico della sua opera; e ancora, schizzi, copie, disegni e volumi che facevano parte della sua raccolta. “Ha cercato di trasmettere un senso di carne e sangue in queste figure, rappresentandole con dinamismo, pathos e dramma”, osserva Davide Gasparotto, co-curatore della mostra. “Queste sono le qualità diventate distintive della sua opera”. Rubens: Picturing Antiquity ospita anche importanti prestiti internazionali, come la statua Sileno con otre di vino da Dresda e la grande interpretazione di Rubens di un antico mito della fertilità, Finding of Erichthonius, dal Liechtenstein. “La mostra analizza il modo in cui la fascinazione di Rubens per l’antichità abbia ispirato i suoi numerosi dipinti classici, che risultano tra le immagini più erudite e sofisticate dell’arte europea“, affermano Timothy Potts, Maria Hummer-Tuttle e Robert Tuttle, alla guida del Getty Museum. “Rubens ebbe la straordinaria capacità di tradurre antiche sculture e pietre incise in composizioni dinamiche e colorate, adottando gli elementi classici di forza e bellezza come segni distintivi della propria arte”, concludono. “Rubens: Picturing Antiquity è la prima mostra incentrata su questo aspetto chiave della pittura europea”.  

– Giulia Ronchi  

Rubens: Picturing Antiquity
Fino al 24 gennaio 2022
Getty Villa Museum
17985 Pacific Coast Highway, Pacific Palisades, USA
https://www.getty.edu/  

 

 

 
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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Ha collaborato con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne.