Buon compleanno Paul Cézanne. Cinque opere per conoscere il pittore espressionista (più una)

Nato il 19 gennaio del 1839, Paul Cézanne ha sperimentato per decenni, superando l’impressionismo e anticipando le avanguardie del Novecento. Tra un caffè con Pissarro e un’amicizia tradita con Zola

Il più grande di tutti noi”: a parlare è Claude Monet, il soggetto è Paul Cézanne. Pablo Picasso e Henri Matisse lo definirono “il padre dell’arte moderna”, e per Georges Braque aveva influenzato in modo cruciale il cubismo. Tutti hanno riconosciuto nel pittore di Aix-en-Provence, nato il 19 gennaio 1839 da una famiglia di origini italiane, un genio della pittura: cercando di rappresentare la realtà nel modo più onesto possibile, Cézanne aveva introdotto le prospettive multiple, un mondo fatto di forme semplici sempre più astratte, e superato una visione impressionista e naturalista. Ecco cinque opere (più una) per comprendere meglio il maestro provenzale, la sua vita e la sua carriera di artista. 

– Giulia Giaume

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1. L’ASSASSINIO

Paul Cézanne, L’assassinio

Appartenente al “periodo buio” di Cézanne, negli anni Sessanta dell’Ottocento, quest’opera mostra fortissime connessioni con la Thérèse Raquin di Emile Zola, amico di scuola del pittore (si erano conosciuti al prestigioso collegio Bourbon). La loro amicizia durò anni, ma si incrinò quando nel 1888 lo scrittore usò Cézanne come base per il personaggio di Claude Lantier nell’opera L’Oeuvre, poi rivelatasi un fiasco: era narrata infatti la storia di un artista alla fallimentare ricerca di un nuovo modo di fare arte. L’amico lo considerò un tradimento della sua fiducia e la loro relazione ne uscì irrimediabilmente rovinata.

2. LA VASCA DELLO JAS DE BOUFFANTE

Paul Cézanne, La vasca dello Jas De Bouffante

Durante gli anni Settanta, mentre viveva tra Parigi e la Provenza, Paul Cézanne si avvicinò molto al maestro impressionista Camille Pissarro. Entrambi gravitavano infatti intorno al Café Guerbois, luogo di ritrovo di quelli che sarebbero diventati gli impressionisti più celebri. Quest’opera mostra quanto fosse forte l’influenza del collega su di lui. Cézanne cominciò a dipingere en plen air e a utilizzare colori più caldi e luci più intense – allontanandosi dai toni scuri e dai temi religiosi. La casa rappresentata è quella della facoltosa famiglia di Cézanne, che lo stesso pittore aveva più volte ridipinto negli esterni e nei suoi murali interni. Dal 1880 ne fece il suo studio.

3. MADAME CÉZANNE IN ABITO ROSSO

Paul Cézanne, Madame Cézanne in rosso

Questa donna altri non è che Hortense Fiquet, rilegatrice di undici anni più giovane di Cézanne divenuta sua amante, poi madre di suo figlio e infine sua moglie. Conosciutisi all’inizio degli anni Settanta in occasione di una seduta di posa, si sposarono nel 1886, anno in cui morì il padre di Cézanne (che disapprovava la sua carriera di artista e la loro relazione). Il matrimonio era complicato: Hortense amava le sfavillanti luci di Parigi, mentre Cézanne era assorbito nella vocazione pittorica che sentiva di poter coltivare solo in campagna. Prima della morte del padre di Cézanne, tra l’altro, i due vivevano a casa dell’amico Camille Pissarro perché l’artista non perdesse il contributo mensile del padre. Complice la guerra franco-prussiana e l’obbligatorietà della leva, da cui l’artista volle fuggire, i due si ritirarono nel villaggio marsigliese di L’Estaque, a casa del fratello di lei, dove Cézanne dipinse senza posa. Qui si recò, come omaggio, anche il pittore cubista Georges Braque.

4. I GIOCATORI DI CARTE

Paul Cézanne, I giocatori di carte

Questo è uno di una serie di cinque dipinti prodotti da Cézanne nell’ultimo decennio dell’Ottocento, dove raffigurava i compaesani provenzali. Le opere, influenzate dalla pittura “di genere” del XVII secolo, mostrano gli uomini concentrarsi silenziosamente sulle carte. Uno di questi dipinti è stato venduto alla famiglia reale del Qatar per trecento milioni di dollari dieci anni fa, una delle maggiori vendite di opere d’arte della storia. Cézanne però non ebbe mai una tale fama in vita: il Salon di Parigi rifiutò per anni le sue opere, cosa che probabilmente lo mandò in depressione e lo spinse a non tenere più esibizioni per vent’anni. La sua famiglia andò avanti grazie all’amicizia dei colleghi e alla fortuna di 400mila franchi ereditata alla morte del padre. Con il ritrovato agio economico Cézanne dipinse più temi naturali, la moglie e il figlio.

5. NATURA MORTA CON TENDA E BROCCA A FIORI

Paul Cézanne, Natura morta con tenda e brocca di fiori

Paul Cézanne deve gran parte della sua attuale fama alle nature morte: sono un esempio perfetto di come lui sia riuscito a riprodurre più punti di vista in una sola opera, aprendo al cubismo. Alcuni frutti sembrano qui affondare nel tavolo, la brocca è inclinata in avanti verso lo spettatore (anche se il tavolo è perfettamente piano), mentre l’angolo sinistro del mobile discorda con gli altri tre punti. Ecco che le prospettive in conflitto permettono un ripensamento della rappresentazione della realtà.

6. LE GRANDI BAGNANTI

Paul Cézanne, Le grandi bagnanti

Questo grandioso di Cézanne, è parte di un più ampio studio sui soggetti nudi al bagno. Per molti critici questa è la sua opera più compiuta, nonostante alcuni suggeriscano che sia stata lasciata incompleta (l’artista ci lavorò per sette anni e morì di polmonite al presunto termine della tela). Ritraendo il nudo femminile e il paesaggio, Cézanne si discostò dalla tradizione classica e rappresentò figure più astratte in cui si possono vedere le antesignane delle Damigelle di Avignonedi Picasso e dei bagnanti di Matisse.

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Giulia Giaume
Appassionata di cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli teatrali, mostre di arte figurativa e contemporanea. Avvicinatasi al giornalismo culturale con un corso sulla critica teatrale e cinematografica del maestro Daniel Rosenthal, cerca con ogni mezzo di replicare per iscritto la meraviglia che suscita in lei ogni manifestazione del genio umano. Laureata in Lettere, sta scrivendo la tesi di Scienze Storiche sulle aggregazioni sociali nate con le nuove forme abitative del secondo dopoguerra milanese, mentre conclude il master di giornalismo alla scuola Walter Tobagi. Scrive recensioni per Satisfiction e coltiva il suo senso del bello sul blog personale Cinquesensi.