Romantici a Milano

Alle Gallerie d’Italia, con appendice al Poldi Pezzoli, un’esaustiva rassegna delle diramazioni del Romanticismo nel nostro Paese. Dove si scopre che gli spunti di attualità prevalgono sui reperti del passato. Da Hayez a Molteni, da Caffi a Induno, con “ospiti” Friedrich e Corot.

Romanticismo. Installation view at Gallerie d’Italia, Milano 2019. Photo Alessandro Cervetti
Romanticismo. Installation view at Gallerie d’Italia, Milano 2019. Photo Alessandro Cervetti

Per molto tempo si è guardato al Romanticismo come a un reperto del passato. Ora, al contrario, sulle caratteristiche evidentemente superate sembrano prevalere quelle che contengono in nuce sviluppi successivi. Al di là degli slanci vitalistici (che hanno generato l’accezione comune attribuita al termine romantico), la trasformazione dell’individualismo verso una definitiva emancipazione del soggetto ha una validità che è per certi versi considerabile un punto inaugurale anche per l’arte contemporanea.
Con la consueta ricchezza e rigore scientifico, la mostra alle Gallerie d’Italia (con appendice al Poldi Pezzoli) svolge con dovizia di particolari una lettura del movimento artistico che si concentra su ciò che avvenne in Italia, anche se non manca una contestualizzazione rispetto alla scena internazionale. La successione ininterrotta di stimoli visivi innegabilmente suggestivi immerge mente e corpo del visitatore negli spunti filosofici propri del Romanticismo, consentendogli appunto di separare gli spunti d’attualità dai tratti che rimangono nell’esperienza storica.

SUBLIME E VEROSIMILE

L’apertura con un gruppo di sculture (di Bartolini, Vela, Tenerani, Puttinati…) distribuite nell’atrio delle Gallerie è un preludio d’eccezione. Ecco poi le opere di Friedrich, in prestito dall’Hermitage e dal Belvedere, sul tema della finestra come specchio dell’individualità che osserva il mondo. E dopo questo metro di paragone eccellente parte il vero e proprio percorso nel Romanticismo italiano. Con i paesaggi di De Gubernatis e Bagetti, per esempio, ripresi dal vero e poi ritoccati in studio con atteggiamento wordsworthiano.
Il campionario di soggetti inerenti al concetto di sublime prosegue con l’acme archetipico dei paesaggi montani, fino alla “personificazione” della natura nelle opere di Basiletti e Cozzi, posti a confronto con Corot. E poi il tema della notte con Caffi e Bagetti, i rapporti tra verosimile, veritiero e immaginifico con i lavori di Induno e del Piccio, la sensibilità romantica trasferita su un soggetto intrinsecamente “controverso” come le vedute urbane (tra gli autori, Migliara e Inganni).

Lancelot Théodore Turpin de Crisse, Rocce sul mare con centauri, 1836. Venezia, Gallerie dell’Accademia
Lancelot Théodore Turpin de Crisse, Rocce sul mare con centauri, 1836. Venezia, Gallerie dell’Accademia

OLTRE LA PITTURA DI GENERE

Le scuole regionali, così importanti per la pittura ottocentesca, sono anche lo spunto per affrontare gli artisti stranieri che operarono nel nostro Paese. E proprio in quest’ambito si sviluppa una caratteristica rivoluzionaria della pittura di quel secolo, ovvero l’attenzione agli emarginati, a personaggi che, visti oggi, possono sembrare vernacolari ma che furono affrontati con piglio sociale se non socialisteggiante.
La sezione sul ritratto vede come protagonisti assoluti Hayez e Molteni, mentre quella sul nudo dimostra come la parziale, peculiare idealizzazione del corpo femminile sfociasse in una sensualità marcata e ardita. E non mancano naturalmente approfondimenti sulla pittura di storia e su quella sacra ‒ con la pittura “di genere” che raggiunge esiti assoluti e perciò si affranca da se stessa, oltreché dalla tradizione.

Stefano Castelli

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IndirizzoPiazza della Scala, 6 - 20121 - Milano - Lombardia
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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.