Fra pittura e socialismo. Gustave Courbet a Ferrara

Dopo quasi mezzo secolo, torna in Italia una retrospettiva su Courbet, il primo artista “maledetto” della storia francese, che ispirò gli impressionisti. Con 49 opere in prestito da tutto il mondo, e una curatela collegiale diretta da Maria Luisa Pacelli, sullo sfondo del Palazzo dei Diamanti a Ferrara.

Sguardo fiero, posa spavalda di tre quarti, il cappello a larghe falde che quasi fa pensare a un brigante con aspirazioni bohémien, al fianco un cane nero che sembra più arrabbiato del padrone. Così Gustave Courbet (Ornans, 1819 ‒ La Tour-de-Peilz, 1877) dipinge se stesso nell’Autoritratto con cane nero, un’opera che sancisce una dichiarazione d’indipendenza nei confronti dell’arte e della vita, che chiarisce da subito il temperamento di colui che fu il primo pittore ribelle di Francia.

LA PITTURA “SOCIALISTA” FRA NUDO E NATURA

La caduta del re “borghese” Luigi Filippo e l’instaurazione della Seconda Repubblica nel febbraio del 1848 segnarono l’inizio della circolazione in Francia di idee socialdemocratiche, che si riverberarono anche sul pensiero artistico. In questo campo si cominciò a parlare di realismo, con l’intenzione di spogliare la pittura di quegli orpelli romantici, di suggestioni psicologiche, per limitarsi a descrivere solo quanto l’occhio umano riusciva a cogliere, in un’ottica di “onestà” visiva, ma anche per raccontare in maniera aderente la vita dei ceti più umili e lo scenario su cui si muovevano. Fra i pittori del nuovo corso, Jean-François Millet, Constant Troyon, Jules Dupré, dai quali un giovane Courbet trasse linfa per proseguire un cammino pittorico che si era già annunciato come non convenzionale. Nella nuova ottica, per lui la natura non è luogo di meditazione bensì di vita, di azione, dove intraprendere viaggi alla ricerca di se stessi, dove mettersi alla prova lontano dalla massa, confrontandosi con salite impervie, antri marini o sorgenti che sgorgano fra le rocce. Luoghi, questi ultimi, che Courbet predilige perché da essi scaturisce un’energia sotterranea portatrice di vita, la medesima energia che lui stesso sentiva scorrere nelle vene sotto forma di talento pittorico. Che sfoggiò per immortalare il corpo femminile, realizzando uno dei quadri più moderni dell’epoca, quelle Fanciulle sulle rive della Senna che sprigionano un languido erotismo, nella posa semiabbandonata e ambiguamente invitante. Un quadro esteticamente innovativo, ma anche socialmente importante, che apre la strada ai soggetti degli impressionisti e di Toulouse-Lautrec.

Gustave Courbet, L’onda, 1869 ca. Edimburgo, National Galleries of Scotland

Gustave Courbet, L’onda, 1869 ca. Edimburgo, National Galleries of Scotland

MARE E GIAPPONE

Con poche, larghe pennellate Courbet dà vita alla materia e con essa alla natura, e anche i suoi mari (realizzati a partire dal 1865), spesso agitati, possiedono una notevole energia, al punto che quasi sembra di udire il fragore delle onde che s’infrangono a riva. Quelle onde dalla prospettiva schiacciata, che sembrano gettarsi sull’osservatore, sono mutuate dagli ukiyo-e del nipponico Hokusai, che dagli Anni Sessanta divenne noto in Francia e nel resto d’Europa, nell’ambito dell’apertura del Giappone verso l’estero. Altre vedute marine rimandano invece echi romantici sullo stile di John Constable, aggiornati però con una assai più dinamica resa della luce, vicino a Eugène Boudin insieme al quale ebbe occasione di dipingere sulle coste normanne. E furono proprio questi esperimenti en plein air a ispirare le sperimentazioni degli impressionisti, pochi anni più tardi. Notevole, quindi il contributo di Courbet allo sviluppo dell’arte europea.

Gustave Courbet, Buongiorno signor Courbet, 1854. Montepellier Mediterranée Metropole, Musée Fabre

Gustave Courbet, Buongiorno signor Courbet, 1854. Montepellier Mediterranée Metropole, Musée Fabre

DALLA COMUNE ALL’ESILIO

La pittura non fu l’unica passione a scuotere la vita di Courbet. Nel suo animo scorreva anche l’impeto rivoluzionario, al punto che nel 1871 si arruolò volontario fra i comunardi che proclamarono l’insurrezione nella Parigi assediata dai prussiani. Di animo sinceramente sanculotto (il nonno paterno aveva preso parte in questa veste alla Rivoluzione dell’89), si schierò a favore della demolizione della Colonna Vendôme e fu consigliere della Comune. Ristabilito l’ordine, fu condannato a pesanti pene pecuniarie, escluso dal Salon del 1872 e subì il sequestro dei quadri e della casa. Res sic stantibus, scelse fieramente di auto esiliarsi in Svizzera, dove continuò a dipingere, ma cadde anche nel baratro dell’alcolismo. Le vedute del Lago Lemano sono caratterizzate da atmosfere oscure, crepuscolari, quasi un testamento a colori o un diario della malinconia che accompagnò i suoi ultimi anni in solitudine, consumato dalla cirrosi epatica.

Niccolò Lucarelli

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Niccolò Lucarelli

Niccolò Lucarelli

Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.

Scopri di più