A Rotterdam c’è uno spazio anticonvenzionale che sfida il sistema dell’arte

Brutus è un laboratorio di libertà espressiva nel cuore industriale di Rotterdam. Situato a pochi passi dal porto, questo enorme edificio dismesso ospita fino a dicembre le opere di Santiago Sierra, tra denaro, potere e violenza. Ne parliamo con la direttrice

Come spiegare che cos’è Brutus a chi non lo conosce? Innanzitutto, partendo dalla cosa più ovvia, ovvero la sua natura fisica. Situato nell’area portuale di Rotterdam, si tratta di un edificio di oltre 10mila metri quadrati, acquistato nel 2008 dall’artista Joep van Lieshout e gradualmente trasformato in uno spazio multifunzionale, luogo di ricerca, deposito e studio dello stesso scultore. Insomma, uno spazio estremamente specifico che, a quasi due decenni dall’inizio della sua storia, continua a mantenere una forte (fortissima) anima industriale, accogliendo al suo interno residenze, mostre di artisti con la A maiuscola, ma anche progetti espositivi di creativi non ancora affermati. Il tutto, nel segno di un’indipendenza che ne definisce l’identità. Sì, perché il secondo aspetto che occorre approfondire quando si parla di questo luogo d’arte (uno dei più grandi dei Paesi Bassi) è la forte impronta ideologica che ne orienta la programmazione. O meglio, più che di ideologia, sarebbe opportuno parlare di etica. Di postura. All’interno di Brutus trovano infatti spazio progetti quasi sempre coraggiosi, in controtendenza rispetto a quelli delle altre istituzioni cittadine; progetti che, per la loro natura complessa e provocatoria, faticherebbero a trovare posto altrove, in un sistema dell’arte che continua a professarsi liberale, ma che in fondo si rivela conservatore e pudico come pochi altri. È in questa dimensione, e seguendo questa volontà di rompere i tabù e smuovere il pubblico, che si inserisce la mostra attualmente in corso, dedicata a uno degli artisti più “scomodi” del nostro tempo: Santiago Sierra (Madrid, 1966).

A Rotterdam c’è uno spazio anticonvenzionale che sfida il sistema dell’arte
Santiago Sierra, installation view “Death & Money”, Brutus, Rotterdam, 2026

La mostra di Santiago Sierra da Brutus

Distribuite tra i cunicoli, le ampie sale e le scale in ferro dell’edificio, le opere di Death & Money – questo il titolo della rassegna, visitabile fino al 20 dicembre – si integrano perfettamente con l’atmosfera cupa e decadente del luogo che le ospita. Le pareti scrostate, le vetrate rotte e i tubi a vista che attraversano il soffitto di questo enorme hangar abbandonato sembrano la giusta scenografia per lavori che tutto vogliono fare tranne che allietare lo sguardo. L’esempio più eloquente è la serie di fotografie a grandezza naturale intitolata 2 Exercise Sequences for a Popular Gymnastics: sequenze di posizioni corporee che richiamano le posture di sottomissione imposte dalle forze dell’ordine e dai servizi di sicurezza. Le figure, riprodotte in scala 1:1, emergono in questo scenario fatiscente, a tratti labirintico, rendendo il visitatore complice – più che voyeur – della condizione di violenza rappresentata.

L’arte “accusatoria” di Santiago Sierra a Rotterdam

Le altre opere non sono da meno: il video del 2017 25000000 UAH riprende tre donne ucraine impegnate a contare ininterrottamente, per dodici ore, 25 milioni di grivnie (equivalenti all’epoca a circa un milione di dollari), mostrando come il lavoro umano possa essere ridotto a un’azione meccanica al servizio del capitale; mentre lo stanzone d’ingresso ospita The Three Commandments of Post-Colonialism: cinque poster in grande formato che riportano, in lingue diverse, tre slogan per fermare il saccheggio e risarcire le vittime del colonialismo. A legare le immagini, come un filo conduttore straziante, sono le voci che ripetono i nomi delle 144.308 vittime della guerra civile siriana (The Names of Those Killed in the Syrian Conflict Between the 15th March 2011 and the 31st December 2016) e dei palestinesi uccisi da Israele a partire dalla costituzione del suo Stato (State Crimes). I nomi delle vittime scandiscono il passo del visitatore, e non c’è angolo dell’edificio che ne rimanga escluso. Della mostra, e delle ambizioni di Brutus, abbiamo parlato con la direttrice Sanne ten Brink.

Intervista alla direttrice di Brutus, Sanne ten Brink

Da quasi vent’anni Brutus si distingue come uno degli spazi d’arte più atipici dei Paesi Bassi, ospitando mostre che affrontano temi spesso esclusi dal dibattito artistico, o quantomeno dalla sfera istituzionale. Quale posizione occupa oggi Brutus all’interno della vivace e articolata scena artistica di Rotterdam?
Credo che Brutus occupi una posizione piuttosto unica a Rotterdam. Non cerchiamo di essere un museo tradizionale. Ci definiamo un playground guidato dagli artisti: un luogo in cui l’artista viene prima di tutto e in cui gli artisti hanno a disposizione il tempo, lo spazio e la libertà necessari per sperimentare, correre rischi e sviluppare opere su una scala difficile da raggiungere altrove. Questo fa parte del DNA di questo luogo fin dall’inizio. Brutus è stato fondato dall’artista Joep van Lieshout, arrivato in questa zona di Rotterdam quasi quarant’anni fa. Nel 2008 ha fondato quella che allora si chiamava AVL Mundo e, dal 2022, Brutus si è evoluto in un’organizzazione indipendente di arte contemporanea, sempre più strutturata e professionale. Ma, sebbene l’organizzazione sia cambiata, vogliamo preservare quella libertà originaria.

In che modo?
Ci interessano in particolare gli artisti con una voce forte e indipendente, artisti disposti ad andare controcorrente e a realizzare opere perché credono che sia necessario farlo, anche quando queste opere risultano scomode, controverse o difficili da vendere. Anche l’edificio svolge un ruolo importante in questo senso. Disponiamo di 6mila metri quadrati di spazi industriali grezzi. Invece di trasformarli in un white cube, lasciamo che gli artisti entrino in dialogo con ciò che è già presente. Possono impossessarsi di uno spazio, costruire qualcosa di enorme o creare un mondo completamente nuovo. Credo che questo sia un ruolo importante per Brutus all’interno di Rotterdam. Vogliamo essere una piattaforma e un trampolino di lancio per gli artisti. Solo lo scorso anno, 285 artisti e creativi hanno trovato spazio a Brutus. E soprattutto in un momento in cui gli spazi destinati agli artisti e a chi crea stanno scomparendo dalla città, credo che tutelare questo tipo di libertà sia sempre più importante.

In che modo la mostra di Santiago Sierra si inserisce in questa visione e riflette l’identità di Brutus?
Per me, Death & Money è un esempio perfetto del motivo per cui esiste Brutus. Santiago Sierra è un artista che non realizza opere rassicuranti. Il suo lavoro affronta temi come il potere, il denaro, il lavoro, la disuguaglianza, la guerra e la violenza, e spesso mette deliberatamente lo spettatore in una posizione scomoda. È qualcosa che a Brutus consideriamo un valore. Non crediamo che l’arte debba essere sempre bella, piacevole o immediatamente comprensibile. L’arte può anche creare attrito. Può metterti di fronte a qualcosa che preferiresti non vedere, o costringerti a mettere in discussione una posizione che fino a quel momento avevi dato per scontata. Santiago fa esattamente questo. Prende sistemi molto ampi e astratti – il potere economico, il potere politico, i confini, la disuguaglianza, la violenza di Stato – e rende le loro conseguenze estremamente concrete, fisiche e umane. E, cosa importante, non offre allo spettatore una posizione rassicurante al di fuori di questi sistemi. L’artista ne fa parte, l’istituzione che espone l’opera ne fa parte e, in ultima analisi, anche il visitatore ne fa parte. La domanda, quindi, non diventa soltanto: Che cosa c’è di sbagliato in questo sistema? Ma anche: che posizione occupo al suo interno? In che modo ne faccio parte? È proprio questa tensione che vogliamo accogliere e rendere possibile a Brutus. Non per dire alle persone cosa debbano pensare, ma per creare le condizioni in cui possano osservare, interrogarsi e, forse, vedere qualcosa sotto una luce diversa.

Anche da un punto di vista spaziale, il lavoro di Santiago si inserisce in modo straordinario in questo edificio…
Brutus è uno spazio grezzo, industriale, che può risultare impegnativo. Non cerchiamo di neutralizzarne le caratteristiche. L’edificio non è semplicemente uno sfondo per l’arte: diventa parte integrante dell’esperienza. In questo senso, Death & Money riflette entrambe le anime di Brutus: la libertà artistica e l’attrito. È un’opera intransigente presentata in un luogo che le offre lo spazio per esserlo fino in fondo.

Santiago Sierra, installation view “Death & Money”, Brutus, Rotterdam, 2026
Santiago Sierra, installation view “Death & Money”, Brutus, Rotterdam, 2026

Il dialogo con le nuove generazioni

Colonialismo, abuso di potere, discriminazione, slogan contro la globalizzazione: la mostra affronta questioni diverse, ma profondamente interconnesse, che la rendono particolarmente attuale e potenzialmente incisiva per le generazioni più giovani. Quanto è importante, per Brutus, coinvolgere questo pubblico? E quale tipo di visitatori partecipa abitualmente alle vostre iniziative?
Per noi è molto importante, anche se non programmiamo le nostre attività specificamente per un pubblico giovane. Partiamo dall’artista e dall’opera. Attiriamo però un pubblico relativamente giovane, in particolare persone tra i 25 e i 45 anni, e credo che una mostra come Death & Money possa essere particolarmente significativa per loro. Molti dei temi affrontati da Santiago – il potere, la disuguaglianza, la guerra, gli interessi economici e la discriminazione – sono questioni con cui le giovani generazioni si confrontano costantemente attraverso le notizie e i social media. L’arte può offrire uno spazio molto diverso in cui confrontarsi con questi temi. Può rallentare il ritmo, rendere tangibili sistemi astratti e metterci di fronte a realtà che, altrimenti, preferiremmo non vedere. Ed è qui, per me, che risiede la forza dell’arte. Non nel dire alle persone cosa pensare, ma nel mettere in discussione il loro modo di guardare il mondo. Vogliamo che i giovani entrino in contatto con artisti e idee capaci di sfidarli, metterli a disagio o portarli a interrogarsi su qualcosa che fino a quel momento avevano dato per scontato.

Senza escludere gli adulti ovviamente…
Il pubblico che viene da Brutus non è certo composto soltanto da giovani, né si tratta necessariamente di persone che si sentono già a proprio agio nel mondo dell’arte contemporanea. Il nostro motto è “Everyone is an insider”. Non è necessario conoscere il linguaggio giusto o aver studiato storia dell’arte prima di varcare la soglia. Basta essere curiosi.

Alex Urso

Rotterdam // fino al 20 dicembre 2026
Santiago Sierra. Death & Money
BRUTUS – Keileweg 10b
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Alex Urso

Alex Urso

Artista e curatore. Diplomato in Pittura (Accademia di Belle Arti di Brera). Laureato in Lettere Moderne (Università di Macerata, Università di Bologna). Corsi di perfezionamento in Arts and Heritage Management (Università Bocconi) e Arts and Culture Strategy (Università della Pennsylvania).…

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