Spunta una commissione di esperti per riallestire la collezione Terrae Motus del grande Lucio Amelio alla Reggia di Caserta 

Avrebbe il compito di valutare lo stato di conservazione dei capolavori, valorizzarla e pensare ad un allestimento permanente. A convocarla il direttore ad interim con l’obiettivo di rivedere il progetto precedente. Intervista ad Angela Tecce per raccontare la storia di Terrae Motus e chiarire alcuni punti rimasti in sospeso. Mentre in Campania infuria il dibattito

Erano gli Anni Novanta quando Lucio Amelio legava con un lascito testamentario la collezione Terrae Motus costruita in seguito al terremoto che aveva scosso l’Irpinia nel 1980 e nata sulle scosse artistiche ed emotive impresse da Joseph Beuys, artista feticcio del grande gallerista napoletano, alla Reggia di Caserta. L’accordo con la Soprintendenza per il capolavoro vanvitelliano avveniva in seguito ad una serie di dolorosi rifiuti da parte della città di Napoli alla quale Amelio avrebbe voluto lasciare il progetto di una vita.

La storia della collezione Terrae Motus di Lucio Amelio e la commissione di esperti

La storia della collezione da lì diventa complessa, con abbandoni ricorrenti e riallestimenti non sempre efficaci. Quarant’anni dopo Tiziana Maffei, direttrice della Reggia dal 2019 al 2026, in collaborazione con Angela Tecce storica dell’arte, dirigente del MIBACT, protagonista della museologia nazionale e campana e, non ultimo, collaboratrice di Lucio Amelio, formula un nuovo allestimento nelle sale storiche e pubblica con Treccani un volume che racconta la collezione, la storicizza e la riattualizza. In estate, a mandato terminato, le succede il direttore ad interim e dirigente del Ministero, alla Direzione Generale Archivi, Antonio Tarasco. Tra le sue prime azioni c’è quella di creare una commissione intorno a Terrae Motus formata da Tecce, oggi presidente della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee – Museo Madre, Renata Cristina Mazzantini, direttrice della GNAMC di Roma, Gabriele Simongini, docente, storico dell’arte all’Accademia di Belle Arti di Roma, noto alle cronache per la curatela della famosa mostra Il tempo del Futurismo, che presiede il comitato, Angelo Crespi, direttore della Pinacoteca di Brera.

Il compito della Commissione di Esperti intorno a Terrae Motus

Compito del comitato, stando alle comunicazioni ufficiali “valutare lo stato di conservazione dei capolavori, concepire un allestimento permanente definitivo e tracciare strategie di promozione internazionali all’altezza del valore della Collezione di oltre 200 milioni di euro”, con proposte da presentare entro marzo 2027. Nel frattempo, però scoppia un grande dibattito intorno al senso di indire una Commissione intorno alla collezione Terrae Motus e al ripensamento del suo allestimento, con interviste, controrisposte ed opinioni. Abbiamo intervistato Angela Tecce, che rappresenta l’unione tra le scelte precedenti e la nuova direzione per fare chiarezza su alcuni punti.

Intervista ad Angela Tecce

Come avviene il suo coinvolgimento nella Commissione di Esperti?
Sono stata convocata dal direttore generale ad Interim Antonio Tarasco, un dirigente con grande esperienza, con il quale condividiamo una carriera al Ministero dove ho lavorato fino al 2019 prima di assumere le presidenza del Museo Madre di Napoli.

Perché crede che l’abbia convocata?
Conosco molto bene la collezione e la storia di Lucio Amelio. Me ne sono occupata molto. Inoltre, sono una sua ex collega, ero una dirigente come lui (Tarasco è alla direzione generale archivi, ndr.)

Angela Tecce
Angela Tecce

Lei in effetti è l’anello di congiunzione tra l’allestimento in essere di Terrae Motus a Caserta e l’eventuale progetto futuro.
Esattamente. Conosco molto bene la vicenda di questa collezione sin dagli inizi, da quando Amelio ha effettuato la donazione dell’intero corpus alla Soprintendenza. Ho collaborato inoltre con Lucio, sono una testimone continua di tutta questa storia. In ogni caso la Commissione vanta figure molto importanti del mondo dell’arte contemporanea.

Lei però si è occupata in maniera estremamente attiva dell’allestimento realizzato con la dirigenza Maffei. Di fatto lo co-curavate insieme. Non sente che questa esigenza di riallestimento sia una sorta di disconoscimento di quel lavoro?
Nell’incarico che ho ricevuto tutto questo non l’ho letto. Ho letto che si tratta di prendersi cura della collezione e di valorizzarla e ho accettato per questo.

In una intervista uscite in questi giorni sulla cronaca delle pagine de La Repubblica Napoli è stato affermato che l’allestimento in essere ha ricevuto molte critiche, tanto da portare l’attuale dirigenza a riconsiderarlo. La convince l’idea di un nuovo allestimento rispetto a quanto già fatto?
Penso che non ci sia bisogno di un nuovo allestimento. Quando Amelio decide di donare la collezione Terrae Motus lo fa proprio per la regalità della sede. Peraltro, Lucio era molto legato a Beuys che usava spesso questo termine, regalità. La stessa mostra a Capodimonte di Beuys si chiamava Palazzo Regale. Quindi è chiaro che il desiderio di Amelio era che la sua collezione trovasse sede nella Reggia, con la dignità di una Reggia. Mi sembra dunque che l’allestimento realizzato con Tiziana Maffei rispecchi questa volontà, anche se tutto è ovviamente perfettibile.

È la prima volta che lei lavora a un progetto del genere?
No, ho collaborato anche al catalogo Skira e all’allestimento che ne fece Margherita Guccione, nel 2001. In quel caso il progetto realizzato aveva un difetto, era troppo asettico, portando la collezione nelle sale non storiche. La grande rivoluzione attuata secondo me da Maffei è stata quella di riportare Terrae Motus nel contesto dell’appartamento storico. Ho condiviso le scelte della direttrice Maffei e il lavoro che ha fatto è secondo me importante. Le critiche poi quando si fanno le cose ci sono sempre e i miglioramenti sono sempre possibili perché chiaramente ci possono essere delle opere che anche alla luce delle nuove stanze aperte possono essere meglio collocabili, ma ritengo che la proposta dell’allestimento nelle sale storiche resti valida.

Lucio Amelio
Lucio Amelio – ph. Peppe Avallone

Quindi voi che cosa siete chiamati a fare? Il vostro incarico qual è?
Non ci siamo ancora incontrati e confrontati, io ho saputo dal direttore che voleva formare questa commissione e ho accettato perché tengo a Terrae Motus. In questi giorni stiamo prendendo i primi contatti per capire quali saranno i compiti della commissione. La collezione va valorizzata, dato che è una delle collezioni di arte contemporanea complete più importanti in Italia, fotografando con esattezza gli anni in cui è stata composta, gli Anni Ottanta. È una collezione che merita nel contesto internazionale, non solo in quello italiano, una visibilità che secondo me ancora non ha.

Peraltro l’allestimento nelle sale storiche rispecchia la storia di Amelio, delle mostre a Capodimonte, a Villa Pignatelli, che mettevano insieme antico e contemporaneo, format oggi sdoganato ma all’epoca all’avanguardia.
Ma io lo sottoscrivo quell’allestimento. Poi come tutte le cose può meritare qualche miglioria, ma ci credo. E questo lo dirò anche quando la commissione si riunirà la prima volta.

Quindi lei non separerebbe Terrae Motus in un luogo a sé?
Assolutamente no. Penso che la collezione debba stare nel contesto della Reggia e degli appartamenti storici, ma che vada valorizzata.

Come?
Riattualizzandola, come fanno i musei quando hanno delle importanti collezioni. Cercando di mettere in atto azioni che ne rinnovino il senso, senza toccare la collezione e il suo allestimento, ma creando occasioni in cui artisti invitati da Amelio tornino alla Reggia, ad esempio. Un po’ come è stato fatto in epoca Bassolino con Paladino, si fece una grande mostra a Caserta dell’artista e l’opera nell’ambito di Terrae Motus è stata messa a fuoco meglio con l’artista e la sua arte oggi. Ma si possono fare moltissime altre cose. È una collezione importante, ha molti temi ed è anche una testimonianza di un periodo che fotografa molto bene. La sua attualità è la storicità.

In questi giorni si sono dette molte cose, si è parlato di acquisire nuove opere alla collezione (dichiarazione fatta a mezzo comunicato stampa e poi smentita a mezzo stampa)
No, nuove opere no. La collezione è quella che è e Lucio Amelio ha tenuto a fare una collezione conclusa. Si possono però far dialogare le opere della collezione con altre o con l’attualità, ma non è che la collezione viene accresciuta. Questo no.

Poi si è parlato di un tour internazionale che fa uscire la collezione dalle sale.
Le linee guida devono essere ancora stabilite. Come detto la commissione non si è riunita.

D’accordo, ma un tour internazionale la troverebbe favorevole?
Attualmente per come è collocata la collezione significherebbe smontare un pezzo della permanente quindi diciamo che un tour internazionale sarebbe difficile e si lascerebbe sguarnita la Reggia per troppo tempo. Certo però se viene ospitata dal MoMA ci si può anche pensare. Le grandi occasioni si valutano. Magari di una piccola selezione, i capolavori. Un bel biglietto da visita per poi ritornare da noi.

Andy Warhol, Fate Presto, Collezione Terrae Motus, Reggia di Caserta, 1980
Andy Warhol, Fate Presto, Collezione Terrae Motus, Reggia di Caserta, 1980

Perché Terrae Motus continua a far discutere?
Sono stata molto legata a Lucio Amelio e conosco bene i problemi che ci sono dietro alla storia di Terrae Motus. Ho peraltro curato la mostra Vesuvius by Warhol nel 1984 con Michele Bonuomo. L’idea che un privato abbia voluto regalare una collezione di tale importanza, ottenendone visibilità, ha destato scalpore fin dall’inizio. Tanto è vero che a Napoli non si trovò la collocazione e questo è stato un grande dolore per lui, me lo ricordo bene. All’inizio doveva, per il desiderio di Lucio, andare a Capodimonte, poi a Palazzo Roccella. Con l’ingresso a Caserta, Amelio ha sdoganato l’arte contemporanea nei musei antichi, che tuttavia era cominciato con l’importante acquisizione del Cretto di Burri a Capodimonte. È stata quella la prima volta, nel 1979. E le assicuro che non è stata una cosa passata inosservata, anzi un vero scandalo.

E quindi anche Terrae Motus
A maggior ragione. Amelio non voleva fare un museo ma entrare nel flusso della storia. E questo genera ancora scandalo.

Che ricordo personale ha di Amelio?
Era un uomo di straordinaria intelligenza e cultura. Nel suo lavoro di gallerista è stato un maestro. Parlavamo, quando avevo l’occasione di vederlo fuori dal contesto d’ufficio di argomenti molto diversi. Nell’ultima parte della sua vita aveva sviluppato il desiderio di legare il suo nome al museo come istituzione di tutti. Testimonianza di ciò è non solo Terrae Motus, ma il dono che ha fatto a Capodimonte del Vesuvius by Warhol, di cui io sono stata il tramite.

Santa Nastro

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Santa Nastro

Santa Nastro

Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è vicedirettore di Artribune. Dal 2015 è Responsabile della Comunicazione di…

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