In giro per Torino ci saranno quattro nuove Luci d’Artista per il 2026.  Le immagini in esclusiva 

La nuova edizione della manifestazione torinese vede protagonisti Tony Oursler, Flavio Favelli, CANEMORTO e Samson Young, a cui si aggiunge anche un fotografo di calibro internazionale. Ecco tutte le novità 


Come si racconta una città attraverso la luce? A Torino, le risposte passano dalla memoria industriale alle ferite della guerra, dalle sperimentazioni tecnologiche alle immagini che definiscono l’identità di un luogo. È attorno a queste suggestioni che si sviluppa Memories and Future Dreams, tema della 29ª edizione di Luci d’Artista, il progetto realizzato da Fondazione Torino Musei e curato da Antonio Grulli. Dal 23 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027, 31 installazioni luminose attraverseranno strade, piazze e luoghi simbolo della città, con quattro nuove produzioni firmate da Tony Oursler, Flavio Favelli, CANEMORTO e Samson Young. “Da quando sono diventato curatore di Luci d’Artista nel 2023 ci siamo mossi su due binari paralleli e intrecciati”, spiega ad Artribune il curatore Antonio Grulli. “In primis abbiamo messo ordine nella struttura di una manifestazione importantissima ma che necessitava di un indirizzo preciso curatoriale e di attenzioni quotidiane: l’abbiamo potenziata, ingrandita e soprattutto l’abbiamo messa in moto, nel senso che abbiamo iniziato a organizzare eventi e collaborazioni in tutta Italia e negli ultimi mesi anche all’estero, in particolare a Lubiana e a Vienna. Oltre a questo ci siamo mossi in un processo di definizione concettuale, cercando di andare alla radice del rapporto tra arte e luce. Un rapporto che potremmo definire essenzialmente barocco, nel senso filosofico del termine, come rapporto teatrale, effimero e performativo di luce e buio”.

Canemorto, The Radiant Van. Photo Carola Cappellari
Canemorto, The Radiant Van. Photo Carola Cappellari

A Torino quattro nuove installazioni tra storia, tecnologia e immaginario urbano

La novità più significativa è la presenza di Tony Oursler, artista americano classe 1957 che ha fatto della sperimentazione con video, proiezioni e immagini in movimento uno dei tratti distintivi della propria ricerca. Per Luci d’Artista realizza Star(life)*, la sua prima opera di arte pubblica in Italia, sulla facciata del Politecnico di Torino, in Corso Duca degli Abruzzi 24. Una scelta che mette in relazione il linguaggio artistico con la vocazione scientifica e tecnologica della città. Se Oursler guarda alle possibilità della luce e dell’immagine, Flavio Favelli (Firenze, 1967) torna invece sulle tracce materiali della storia con Poetiche del confine, opera costruita attraverso materiali di recupero e ringhiere danneggiate durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, salvate da Vittorio Viale e oggi conservate nella collezione di Palazzo Madama.
La memoria industriale e la tradizione magica torinese riaffiorano in The Radiant Van di CANEMORTO, una luce itinerante che entra nella sezione DUET grazie a una rete di collaborazioni europee. Completa il gruppo Inversions di Samson Young (Hong Kong, 1979), progetto speciale presentato nella Corte Est delle OGR Torino, che intreccia la memoria architettonica di Hong Kong con l’immaginario del cinema di arti marziali.

“Un’opera per diffondere energia positiva”. Parola al collettivo Canemorto

“Un anno fa abbiamo scoperto il concetto del karma, realizzando che i nostri costanti fallimenti sono dovuti a tutte le cattive azioni che abbiamo perpetrato nel corso della nostra tumultuosa esistenza”, così parlano gli artisti del collettivo Canemorto. “Di conseguenza abbiamo progettato un’opera per diffondere energia positiva alla massima potenza, in modo da estinguere il nostro copioso debito karmico nel minor tempo possibile. Per velocizzare questo processo, è necessario che il ‘Radiant Van’ venga visto da più gente possibile, perciò l’abbiamo portato da Torino a Venezia, poi a Lubiana, infine di nuovo a Torino. Presto il nostro debito si estinguerà e sarà il karma ad indebitarsi con noi… a questo punto dovrà ricompensarci con successi e ricchezze”. Ma quali sono state le suggestioni che hanno dato forma all’opera? “Per costruire il dispositivo portafortuna più potente al mondo, abbiamo accuratamente studiato e selezionato i simboli protettivi più diffusi ed efficaci in tutti gli angoli del globo”, continuano gli artisti, “dopodiché li abbiamo mescolati e condensati in 18 emblemi infallibili. Questi sono tutti i simboli che abbiamo inserito: VENERE / DEA MADRE / SPIRALE / MANO DI FATIMA / OCCHIO DI HORUS / OCCHIO DELLA PROVVIDENZA / ALBERO DELLA VITA / SCARABEO / COCCINELLA / FORTUNA MAIOR / DRAGONE / DIO SERPENTE / AMARU / CHIODO / BASTONE DI ASCLEPIO / ELEFANTE / GANESHA / INDRA / QUADRIFOGLIO / CANE SHEIAH / FERRO DI CAVALLO / GORGONEION / TOTEM / LAMASSU / BUE ALATO / GAU MATA / CHIAVE / TIKI / ZANGBETO / MANEKI NEKO / SOUL CATCHER / KOZO / GIANO / YUM KAAX / MAIZE / CORNO DELL’ABBONDANZA / TARTARUGA / SOLE / RUOTA / COMETA / LUNA / NANNA / MAMA QUILLA / ACQUA / AMORE KAMA / CUCULO / CUPIDO / ARCO E FRECCIA / TRE GRAZIE / NODO / PESCE / MANUFICA / RETE / UOMO VERDE / CORNA / FUOCO / SALAMANDRA / LABIRINTO”.

L’artista Flavio Favelli per Luci d’Artista 2026. L’intervista

Come nasce l’opera “Poetiche del confine” per Luci d’Artista 2026?
I cancelli, le balaustre, le ringhiere hanno sempre richiamato la mia attenzione. Raccolgo così da anni cancelli e vari ferri d’epoca, creati quando si batteva il ferro, oggi lavoro non più praticabile. In questi oggetti, si riconosce una certa idea di bellezza, di cura, quasi ci fosse una regola, un ideale da perseguire, un fine a cui si tendeva, un punto d’arrivo che avesse a che fare, nonostante l’uso pratico, con una ‘questione estetica’. Con la loro funzione di protezione e di segnare un limite invalicabile della proprietà privata, questi ferri lavorati con decori artistici (ma per addolcire il confine o proprio perché il decoro ha un carattere per sua natura divisivo?) confermano una natura ambigua e un legame fra esclusione e arte. Quindi, poetiche del confine.

Flavio Favelli, Poetiche del confine. Photo Alessandro Muner
Flavio Favelli, Poetiche del confine. Photo Alessandro Muner

Cosa portano con se questi oggetti e cosa intendono trasmettere al pubblico?
Questi oggetti portano con sé qualcosa di ‘sacro’, forse una delle ultime cose ‘sacre’ rimaste. Chiunque rimane colpito dal lavoro per fare questi cancelli. In particolare la grata sopraporta che viene da Torino che ho messo alla base è una specie di vero e proprio ricamo. Sono stati della specie di eroi anonimi che battevano il ferro con dei tempi altri rispetto ai nostri. Ma appunto tutto questo ‘amore’, tutta questa dedizione, ma anche cultura e anche costrizione per il lavoro serviva ad avvalorare un confine, una distanza, una divisione, uno spazio proibito. E questo può essere un paradigma per l’arte. Questa costruzione lucente e brillante poi (ma in generale nessuno fa un trattamento di zincatura dei cancelli e ferri d’epoca) brilla ancora di più nella notte con le luci violacee di queste lampade industriali che avevo da tempo. Sono vecchi corpi illuminanti delle Ferrovie dello Stato.

Ci sono ricordi legati alla bagliore violaceo?
Le ho pensate sempre con una luce violacea, mia madre mi disse che nell’alluvione del 1966 a Firenze era tutto buio e l’unica luce era quella della stazione di Santa Maria Novella, che era un po’ sopraelevata e aveva delle proprie luci violacee che la rassicurarono.

Flavio Favelli, Poetiche del confine. Photo Alessandro Muner
Flavio Favelli, Poetiche del confine. Photo Alessandro Muner

E le assonanze con Torino?
Poi Torino conserva ancora un tratto regale e la Piazzetta lo esibisce, in modo composto, ma deciso. Certo i ferri dell’opera non sono così importanti come quelli della Piazzetta o come quelli dei luoghi monumentali della città, ma direi che il concetto del decoro e la “bellezza” intrecciato al potere conferma la relazione fra la mia opera e i tratti reali e regimental della Piazzetta.
I reperti salvati che ho usato sono interessanti perché trattengono, con le loro pieghe e deformazioni, i segni di un dramma. Curvature rese possibili da grandi pressioni che nell’opera, invece, fungono da fregi.

Dicci di più
Dicevo curvature rese possibili da grandi pressioni che nell’opera, invece, fungono da fregi che sono un po’ incastrati e uno appeso, come anche le lampade sono appese. Beh c’è qualcosa di ‘trofeico’, non esiste in italiano, ma si capisce, ha a che fare con un monumento, simile all’obelisco, alla colonna, ma al contempo diverso. Le cose appese sanno di arcaico, di apotropaico e il ferro conferma questo.
La composizione-assemblaggio di questi ferri ne fa una specie di traliccio precario, leggero, con un trama-ricamo direi garbata, ma al tempo stesso un po’ scassata. Al buio la lucentezza dei ferri argentei la dà la luce violacea delle lampade. È un’opera surreale, sembra un’apparizione, un fantasma, i fuochi fatui; le lampade violacee si smarcano dai lampioni e fari gialli e caldi e rassicuranti della piazza reale.

Qual è il messaggio che trasmettono oggi queste grate e balaustre riconvertite a opera d’arte?
Credo che il messaggio non sia mai chiaro per l’artista. Forse una grande celebrazione di queste balaustre, grate, cancelli sottratte al loro dovere? O una dismissione di confini e protezioni? Più che una gabbia direi anche una composizione a forma di torre proprio per un’esposizione di questi oggetti scelti, che messi uno sull’altro creano una cosa nuova, una cosa mai vista, che è appunto l’opera d’arte.

Un commento sull’opera che stai preparando per la cabina Iren, di che intervento si tratta?
Esporrò due insegne al neon raccolte in momenti diversi: Hotel e Savoia. Savoia era un autosalone del bolognese. Il primo ha un neon fucsia, l’altro è plasticato rosa, forse più un rosso scolorito. In questa città Savoia evoca una lunga storia. In questo enorme atrio sotterraneo, una specie di garage per grandi mezzi, luogo sensibile e deposito di energia, il Sacro Graal di oggi, anticamera non si sa di che cosa (turbine, macchine infernali, “termo” qualcosa?) le due insegne che di solito stanno in alto, sugli edifici, sui muri, per essere notati da distanza, qui stanno sotto terra, ad illuminare questo vestibolo drammaticamente nudo. Hotel Savoia potrebbe essere un titolo di un romanzetto rosato, e il colore lo conferma. O semplicemente un albergo vicino a Porta Nuova, quegli alberghi fanè che solo una città industriale, anch’essa sfiorita, accoglie. Ma il punto è la luce, la luce rosata che illuminerà il vestibolo nudo. Le insegne sono ancora col neon, oggetto ormai desueto: per fare le lettere si scalda e si soffia la bacchetta di vetro e poi c’è il gas, cose ormai d’altri tempi, che Torino a differenza di altre città, tiene ancora per un po’.

Samson Young, Inversions Combined 1840.00 32 14 11.Still005
Samson Young, Inversions Combined 1840.00 32 14 11.Still005

Massimo Vitali e la dimensione collettiva della luce

In attesa del trentesimo anniversario, Luci d’Artista sceglie di raccontare anche il pubblico che ogni anno attraversa le sue installazioni. Per farlo coinvolge Massimo Vitali (Como, 1944), fotografo italiano di fama internazionale, invitato a realizzare un progetto dedicato alla dimensione sociale e comunitaria della manifestazione. A gennaio, in occasione della chiusura dell’edizione, Vitali sarà protagonista di un evento pubblico durante il quale realizzerà uno dei suoi celebri scatti corali, con una delle Luci storiche come elemento centrale della composizione. Il progetto si inserisce in una relazione consolidata tra la manifestazione e la fotografia, che da sempre trova nelle opere luminose un soggetto capace di trasformare la percezione dello spazio urbano. Ma qui l’attenzione si sposta dall’installazione alle persone: agli incontri, ai gesti e alle forme di aggregazione che si sviluppano intorno all’arte pubblica. È un modo per interrogare il significato di una manifestazione che appartiene alla città per il modo in cui viene vissuta e condivisa.

Valentina Muzi

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Valentina Muzi

Valentina Muzi

Valentina Muzi (Roma, 1991) è diplomata in lingue presso il liceo G.V. Catullo, matura esperienze all’estero e si specializza in lingua francese e spagnola con corsi di approfondimento DELF e DELE. La passione per l’arte l’ha portata a iscriversi alla…

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