La luce diventa scultura. Ecco com’è il territorio del monregalese nella visione di un artista

Si chiama “Immagine di luce” l’opera con cui Jacopo Benassi entra nel percorso di Landandart, il progetto ideato nel 2023 dall’associazione culturale VIA per valorizzare il territorio attraverso l’arte contemporanea

È Jacopo Benassi (La Spezia, 1970) il quinto artista protagonista di Landandart – andar per arte, il progetto ideato nel 2023 da Giulia Carbone per portare l’arte contemporanea nel territorio del monregalese. Nato dall’incontro tra l’amore per il luogo e quello per l’arte,Landandart crea un dialogo tra questi due elementi, valorizzandol’area delle Langhe tra Mondovì e Vicoforte (Cuneo), ricca di testimonianze storiche, artistiche e naturalistiche.

Promosso dall’associazione culturale non profit VIA, Landandart mette al centro la cultura intrecciando storia, arte e natura. Nell’ambito di un paesaggio inteso in senso ampio, come una realtà da attraversare e vivere attraverso i cinque sensi, in cui l’arte viene declinata nei suoi molteplici linguaggi, si inserisce il nuovo intervento di Jacopo Benassi. Un lavoro che, collocandosi in linea con quelli di Emilio Ferro, Giovanni Ozzola, Antonio Capaccio e Carlo D’Oria, che l’hanno preceduto, è stato ideato in dialogo con il territorio, andando oltre a quello che ci si aspetterebbe da una tradizionale (e silenziosa) opera di land art. Artista fuori dagli schemi, Benassi, dopo aver iniziato come fotografo, ha fatto della luce un elemento centrale della sua ricerca, e qui, a Vicoforte, si è spinto addirittura oltre…

Jacopo Benassi. Photo Francesco Capitani_courtesy of Associazione VIA
Jacopo Benassi. Photo Francesco Capitani. Courtesy of Associazione VIA

Le parole di Antonio Grulli sull’installazione di Jacopo Benassi per Landandart

Come ha osservato Antonio Grulli, curatore e autore del testo critico a corredo dell’opera, “la ricerca di Benassi si sviluppa lungo due direzioni apparentemente distanti, ma entrambe orientate a dare corpo alla fotografia. Da una parte, le sue installazioni puntano sulla fisicità, attraverso cornici dalla presenza quasi scultorea e assemblaggi monumentali che sovrappongono elementi pittorici e fotografici, risultando al tempo stesso imponenti e fragili. Dall’altro, ed è questo il caso” continua “l’artista segue un percorso concettuale legato soprattutto alla luce. Partendo dall’etimologia della parola ‘fotografia’, intesa come ‘scrittura di luce’, Benassi fa un uso particolarmente accentuato del flash. In ‘Immagine di luce’, questa modalità, ricorrente nella sua pratica, diventa preponderante, fino a trasformarsi nell’elemento cardine dell’opera”.

“Immagine di luce” l’opera di Jacopo Benassi per Landandart nel monregalese

Benassi ha concepito Immagine di luce, per la suggestiva Fontana del Foo, una sorgente antica, immersa nel bosco e avvolta da un’aura esoterica, facendo della luce la protagonista assoluta dell’intervento. Per quanto la luce rivesta da sempre un ruolo centrale nella sua pratica, in questa occasione ha scelto di spingersi oltre, rinunciando per la prima volta alla macchina fotografica e a qualsiasi supporto. Come ha osservato lui stesso: “La fotografia è fisicamente data dalla luce e ‘Immagine di luce’ è un flash che si fa scultura”.
Realizzata in condizioni di totale oscurità, l’installazione consiste in un lampo di luce espanso, talmente importante da andare a scolpire l’ambiente in cui divampa. La sua manifestazione dura pochi secondi, ma l’esperienza, che investe l’ambiente, ridisegnandone temporaneamente i contorni, è destinata a prolungarsi nella memoria di chi vi assiste. La luce scolpisce così lo spazio a intermittenza, trasformando l’intervento in una sorta di rituale. Nel rispetto della memoria del luogo, il 10 ottobre, giorno dell’opening, Benassi non si è solo inserito nella tradizione, ma ha contribuito a riattivarla attraverso la performance sonora Light is life! Coinvolgendo la comunità, l’artista ha orchestrato la performance con dei membri della banda comunale che hanno intonato una canzone popolare, alternando voci e strumenti in relazione al ritmo della luce, traducendo così l’installazione in partitura sonora.

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La performance Light is life di Jacopo Benassi. Photo Francesco Capitani. Courtesy of Associazione VIA

Il valore della Fontana del Foo per il territorio e nella visione di Jacopo Benassi

Con Immagine di luce, Benassi restituisce visibilità a un luogo magico che, dopo essere stato a lungo dimenticato, conserva un particolare significato per la storia della comunità. La fontana, una delle principali fonti di acqua potabile della zona, era un tempo un frequentato punto d’incontro, per diventare nell’Ottocento scenografia naturale per rappresentazioni teatrali e momenti performativi.
L’artista, inserendosi nel solco di questa tradizione, lungi dal concepire un’opera statica, è tornato ad attivare la sorgente facendone nuovamente un luogo di produzione culturale. I visitatori, infatti, non sono semplici osservatori, ma partecipando diventano protagonisti di un’esperienza la cui esistenza è legata anche alla loro presenza e che, come a teatro, non rimane mai uguale a se stessa.

Landandart: il percorso d’arte dell’Associazione Culturale VIA tra Vicoforte e Mondovì

L’intervento di Benassi si inserisce in un itinerario che permette di scoprire il territorio a piedi o in bicicletta attraverso l’arte contemporanea. Ideato dall’associazione culturale VIA, il percorso prende avvio dal centro di Vicoforte, dove il maestoso Santuario costituisce una tappa fondamentale, e prosegue lungo la strada verso San Rocco, dove si trova il primo nucleo di opere.

Carlo D'Oria, Flusso Pellegrino
Carlo D’Oria, Flusso Pellegrino

Gli interventi di Emilio Ferro, Giovanni Ozzola, Carlo D’Oria e Antonio Capaccio per Landandart

Nell’antica cappella si trova Miracle (2024), installazione luminosa e sonora di Emilio Ferro (Alba, 1978). Attraversando longitudinalmente lo spazio architettonico, l’opera assume la forma di una freccia ideale che indica la direzione del Santuario.
Nel parco Dietro San Rocco, oggi centrale nel progetto Landandart, l’installazione di Giovanni Ozzola (Firenze, 1982), Atto unico – campane (2024), diventa parte del paesaggio, entrando in simbiosi con un ciliegio, da cui le campane dell’artista pendono in maniera pressoché naturale, accentuando la dimensione toccante ed evocativa della scena.
Nello stesso parco si trova Flusso Pellegrino (2025) di Carlo D’Oria (Torino, 1979), una scultura in corten che richiama alcuni elementi centrali della ricerca dell’artista: il viaggio, le persone e l’unione come fonte di forza e resilienza.
Proseguendo verso il centro abitato si incontra la Confraternita dei Battuti, edificio ricco di storia che nel corso degli anni ha assolto diverse funzioni, fino a essere utilizzato anche come magazzino e a diventare, dopo il restauro, negli Anni Ottanta, una sala conferenze. Qui abita La Vergine dei Battuti (2025) di Antonio Capaccio (Civitavecchia, 1956) che, ispirato dal seicentesco stendardo devozionale, ne ha realizzato una versione contemporanea. Opera che si può leggere anche come una summa del suo linguaggio multidisciplinare.

I totem di Carlo D’Oria che guidano il percorso Landandart

L’esperienza di visita è arricchita da totem informativi progettati da Carlo D’Oria come sculture integrate nel contesto. Vere e proprie pietre miliari, i totem delineano il tracciato e, grazie ai QR code di cui sono dotati, lo valorizzano, invitando le persone a sostare per ascoltare le storie dei luoghi e delle opere che li abitano.

Ludovica Palmieri

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Ludovica Palmieri

Ludovica Palmieri

Ludovica Palmieri è nata a Napoli. Vive e lavora a Roma, dove ha conseguito il diploma di laurea magistrale con lode in Storia dell’Arte con un tesi sulla fortuna critica di Correggio nel Settecento presso la terza università. Subito dopo…

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