La mostra di Luciano Fabro all’HangarBicocca di Milano: un compendio prezioso
Fino al 21 febbraio 2027 è aperta “Abitare lo spazio”, la prima retrospettiva museale dedicata a Luciano Fabro in Italia dopo la scomparsa. Un percorso ricercato ma accessibile, che restituisce la grandezza dell'artista
Ci sono pochi spazi, a Milano e in Italia, che possono permettersi di fare una mostra come quella appena aperta all’HangarBicocca. E non è perché si tratta della prima retrospettiva museale italiana dedicata a Luciano Fabro (Torino, 1936 – Milano, 2007) dopo la morte, di per sé uno sforzo non da poco, ma per la sua natura ricercata, quasi apertamente difficile, e tuttavia accessibile, naturalmente interattiva e spiegata in ogni suo dettaglio per accompagnare i visitatori alla scoperta di un maestro dell’Arte Povera. Quello che si troveranno davanti i visitatori di Abitare lo spazio è, in breve, la ricontestualizzazione del percorso di ricerca dell’artista milanese d’adozione, che unisce uno sforzo concettuale rigoroso alla libertà necessaria per evaderlo.
Luciano Fabro all’HangarBicocca di Milano: gli habitat
Aperto fino al 21 febbraio 2027, il percorso segue con cinquanta sculture e installazioni l’intera carriera di uno dei più affermati esponenti del gruppo dell’Arte Povera mettendo al centro (e nel titolo) il concetto di “habitat”, fulcro della sua ricerca percettiva: lo spazio, per come lo intende Fabro, è un campo d’azione attivo, un luogo dove conoscersi, conoscere l’altro, sperimentare la propria connessione con l’ambiente e con la storia. Questo rapporto non è sempre intuitivo: è il caso di In cubo (1966), un leggero telaio rivestito su cinque lati da tessuto bianco che il visitatore può sollevare per entrarvi. All’interno, in uno spazio alto quanto una persona e largo quanto l’apertura delle sue braccia, c’è un ambiente intimo, che resta però connesso con il mondo tramite la luce, il suono, il pavimento aperto. Lo stesso rapporto-non-rapporto è sotteso ad Allestimento teatrale, presentato come performance nel 1975 a Pescara: una stanza cubica rivestita di specchi è circondata da file di sedie, dove il pubblico siede osservando sé stesso e ascoltando da un altoparlante l’artista (chiuso dentro l’ambiente) che di volta in volta legge testi scritti per l’occasione – un’esperienza che si può tornare a provare a Milano.
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Scultura e pittura, dai piedi alle Italie
In rapporto con lo spazio, e in dialogo con i coevi Fontana e Manzoni, Fabro inserisce delle opere scultoree – di materiali diversi, dal classico marmo alla seta e al piombo – e pittoriche, creando strati di significati interconnessi: a cominciare dal grande ambiente dell’Habitat di Rotterdam, pensato nell’81 per la retrospettiva al Bojimans Van Beuningen: mille metri di carta ripiegata scandiscono cinque corridoi popolati dai favolosi piedi, incamiciati da calzoni di seta, dalle iconografie che confondono l’acqua con il vetro, dall’uovo di bronzo Io da settanta chili (come l’artista al tempo) e dalla famosa serie delle Italie, metafore politiche ridotte a sagome di stivali ora appese, ora rovesciate, ora segate. E per chi ha già visto tutto, c’è la prima esposizione della grande Eclissi di cielo, realizzata da Fabro l’anno prima di morire.
La serietà faceta di Fabro
Il percorso espositivo, curato da Fiammetta Griccioli, Roberta Tenconi e Vicente Todolí con la collaborazione di Silvia Fabro, culmina in È la vita, è la storia, è la morale, presentata alla Biennale di Venezia del 1997: nei suoi 6 metri, questa grande struttura sospesa su tre livelli sovrappone la grandiosità della volta celeste – frequentemente citata e osservata dall’artista – all’esistenza umana, con il suo percorso caotico, a sua volta circondata dal ritaglio, in negativo, della storia. “Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me”, diceva Kant a fine Settecento nella sua Critica della Ragion Pratica: Fabro prende questa serietà e la cala nello spirito faceto di Tristram Shandy, gentiluomo, opera di Laurence Sterne da cui è tratta la mappa che rappresenta il livello della vita: qui, in questa alternanza tra la grandiosità delle aspirazioni e la concretezza ironica della realtà, sta, per Fabro, tutto il senso della vita.
Giulia Giaume
Luciano Fabro. Abitare lo spazio
Dall’8 ottobre 2026 al 21 febbraio 2027
Pirelli HangarBicocca
Via Chiese 2, Milano
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