Gibellina Capitale dell’arte contemporanea ha un nuovo giardino mediterraneo ideato da un’artista. Le foto

Apre al pubblico il 25 ottobre 2026 l’opera-giardino realizzata da Lucia Veronesi per recuperare la memoria di un giardino mai nato nell’area tra il Teatro di Pietro Consagra e il Palazzo Di Lorenzo. Frutto di una residenza, restituisce alla comunità uno spazio pubblico con la sua memoria


Solo pochi giorni fa, Bagnoregio e Bolsena si sono aggiudicate il titolo di Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2028, che quindi tra un paio d’anni metterà alla prova il territorio della Tuscia, nell’Alto Lazio. Mentre è ai blocchi di partenza la programmazione di Alba Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2027. La prima edizione dell’iniziativa, promossa sul modello della Capitale italiana della Cultura, si sta però svolgendo, quest’anno, a Gibellina.

Gibellina Capitale dell’arte contemporanea ha un nuovo giardino mediterraneo ideato da un’artista. Le foto
G CIAC – Telo e Giardino – SISILAB

Un nuovo giardino mediterraneo per Gibellina Capitale italiana dell’Arte Contemporanea

E nell’ambito della rassegna ha preso forma un nuovo giardino mediterraneo immaginato da Lucia Veronesi (Mantova, 1976) per mettere in relazione arte, paesaggio e memoria. Qui prima non c’era il nulla, è il titolo che identifica la sua opera-giardino, sorta in uno spazio tra il Teatro di Pietro Consagra e il Palazzo Di Lorenzo di Francesco Venezia e frutto di una residenza svoltasi tra giugno e ottobre 2026, a contatto con la comunità di Gibellina. Ufficialmente, il progetto, a cura di Cristina Costanzo, sarà presentato al pubblico domenica 25 ottobre, alla presenza dell’artista, in dialogo con Andrea Cusumano. E resterà in città come installazione permanente, a beneficio dello spazio pubblico.

La memoria di uno spazio che non c’era: l’opera-giardino di Lucia Veronesi

Appartiene alla pratica consolidata dell’artista la capacità di intrecciare tessitura e botanica. A Gibellina questo approccio è stato funzionale per rivelare qualcosa che non c’è: il giardino-museo immaginato da Piero Burzotta e Giuseppe Barbera (a loro si deve anche il Giardino Botanico cui si accede attraverso il Portale d’Ingresso di Pietro Consagra e che accoglie l’installazione di Medhat Shafik realizzata nel 1996, oltre all’opera Meridiana e Ellittica di Ettore Colla) nell’ambito del processo di rigenerazione continua della città siciliana ferita dal terremoto del 1968, però mai realizzato. Il “nuovo” giardino è stato progettato con la consulenza di Barbera, ed è popolato di gelsi, carrubi e mandorli che parlano della memoria botanica del territorio.

Gibellina Capitale dell’arte contemporanea ha un nuovo giardino mediterraneo ideato da un’artista. Le foto
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“Qui prima non c’era il nulla”. Oltre il giardino, l’opera tessile delle ricamatrici di Gibellina

Veronesi ha lavorato sulla frase Qui prima non c’era il nulla, composta in pietra gialla di Sabucina e distesa per 22 metri sul terreno antistante Palazzo Di Lorenzo, la casa-museo completata nel 1987 che ingloba e protegge, nel suo cortile, i resti della facciata dell’omonimo palazzo baronale della Vecchia Gibellina. Il lavoro è anche frutto di una riflessione sulla teoria dell’intervento minimo di Lucius Burckhardt e Bernard Lassus, che ha portato a concepire la relazione tra opera e luogo in modo che non fosse cancellata la storia dello spazio. Accanto al giardino, la residenza ha inoltre prodotto una grande opera in tessuto realizzata con le ricamatrici gibellinesi del Laboratorio Artensis, fondato da Antonella Corrao. Il ricamo riprende la frase che compare nell’intervento in pietra e nasce dall’osservazione delle specie botaniche del Belìce, classificate nell’Erbario dell’Orto Botanico di Palermo.

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Redazione

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