L’arte anticipa il futuro: l’artista Arthur Jafa immagina un domani senza umanità. Il video
Nell’undicesimo episodio de L’Arte Anticipa il Futuro, la rubrica di School of Vision realizzata in collaborazione con Eni e ROAD, l’installazione video AGHDRA di Arthur Jafa diventa il punto di partenza per interrogare il futuro dell’energia e la possibilità stessa di abitare il pianeta
Come sarà il pianeta quando non ci sarà più nessuno a utilizzarne l’energia? È la domanda che emerge da AGHDRA, l’installazione video realizzata nel 2021 dall’artista statunitense Arthur Jafa (Stati Uniti, 1960), protagonista dell’undicesimo episodio de L’Arte Anticipa il Futuro, la rubrica di School of Vision dedicata alle opere contemporanee capaci di intercettare i segnali del domani. Per 85 minuti, sullo schermo si dispiega un oceano immaginario, una distesa scura e densa, simile a lava raffreddata, attraversata da onde che si gonfiano senza mai infrangersi. Non ci sono figure umane, né un punto di vista da cui osservare il paesaggio: soltanto una materia in movimento, sotto un sole immobile che non tramonta. È un mondo dal quale l’umanità sembra essere scomparsa, ma in cui l’energia continua a circolare. Attraverso questa visione, Jafa sposta la riflessione sul futuro energetico oltre la produzione e il consumo, fino a una questione più radicale: che cosa significa mantenere un pianeta abitabile?
L’oceano senza testimoni dell’artista Arthur Jafa
In AGHDRA non accade nulla secondo i parametri della narrazione tradizionale, eppure tutto è in trasformazione. Le onde si sollevano e si ritirano senza raggiungere una conclusione, mentre la superficie scura del mare sembra trattenere le tracce di un tempo che precede e supera qualsiasi presenza umana. L’assenza di personaggi e di testimoni impedisce allo spettatore di identificarsi con uno sguardo interno all’immagine: ciò che appare sullo schermo esiste indipendentemente dalla nostra presenza. Jafa costruisce così un paesaggio che non è propriamente apocalittico, perché non mostra la fine di un mondo conosciuto, ma una condizione successiva alla scomparsa di chi quel mondo era abituato a interpretarlo e trasformarlo. L’energia non è esaurita, la materia continua a muoversi, il pianeta non si è fermato. È venuto meno, piuttosto, il sistema di relazioni che rendeva quel movimento parte di un mondo umano.
L’abitabilità e le sue molteplici sfaccettature
Il biologo Stephen Jay Gould ricordava come, sulla scala del tempo geologico, sia la presenza umana a risultare fragile e transitoria: il pianeta continuerà a esistere anche senza di noi. Lo storico Dipesh Chakrabarty ha invece elaborato una distinzione tra il pianeta, inteso nella sua dimensione geologica, e il mondo, costituito dalle condizioni storiche, sociali e culturali che rendono possibile l’esperienza umana. Il primo può sopravvivere alla scomparsa della nostra specie; il secondo è esposto alle trasformazioni che noi stessi contribuiamo a produrre. È in questa distanza che la questione energetica assume un significato più ampio. La disponibilità di risorse, la capacità di generare elettricità e l’efficienza delle infrastrutture non sono sufficienti, da sole, a garantire un futuro. Il punto diventa capire quali condizioni permettano agli ecosistemi e alle società di continuare a esistere.
Chi è Arthur Jafa e come la sua ricerca “anticipa il futuro” secondo School of Vision
Nato nel 1960, Arthur Jafa è un artista e regista statunitense la cui ricerca attraversa il rapporto tra immagine in movimento, musica e cultura nera americana. Attraverso il montaggio, i suoi video e le sue installazioni mettono in relazione materiali visivi eterogenei, costruendo narrazioni che interrogano la storia, l’identità e le strutture della rappresentazione. Nel 2019 ha ricevuto il Leone d’Oro come miglior partecipante alla Biennale di Venezia. Con AGHDRA, questa ricerca si apre a una dimensione planetaria, nella quale il tempo umano perde la propria centralità e la materia diventa protagonista di un’esistenza che non ha bisogno di noi per proseguire. È proprio da questa prospettiva che l’opera può essere letta in relazione al futuro dell’energia: se il pianeta può continuare a esistere senza l’umanità, produrre energia non può essere considerato un fine in sé. Ogni città, ogni infrastruttura e ogni watt generato dovrebbero essere valutati anche in base alla loro capacità di mantenere le condizioni che rendono possibile la vita. È il passaggio dalla crescita come unico indicatore di progresso all’abitabilità come criterio di valutazione del futuro.
Attraverso le opere e le ricerche artistiche, L’Arte Anticipa il Futuro esplora le trasformazioni che interessano la città, la mobilità e l’energia, mostrando come l’immaginazione possa contribuire a riconoscere le domande che la tecnologia, da sola, non è in grado di risolvere. Il progetto è promosso da School of Vision, in collaborazione con Eni e ROAD – Rome Advanced District. School of Vision è un progetto di Spazio Taverna.
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