A Roma la pittura di Sabrina Casadei si apre a nuovi orizzonti
Nella terza personale dell’artista alla galleria Francesca Antonini, tra grandi tele e piccoli taccuini, zampilla il flusso di una pittura densa di presagi. Con un’incursione nell’arte tessile che annuncia nuovi territori tutti da esplorare
Mai come questa volta Sabrina Casadei (Roma, 1985) si mette a inseguire i presagi che vorticano nell’aria e negli stupori della pittura. E rende partecipe il pubblico delle rotte invisibili delle sue intuizioni, che si fanno visibili in un arioso movimento di tele grandi e piccole e di pagine appuntate di taccuini. Il titolo Giro di vento della mostra curata da Marina Dacci, allestita negli spazi di Francesca Antonini Arte Contemporanea, esprime proprio questa estrema mobilità delle elaborazioni segniche e cromatiche di Casadei, sensibile alle occasioni e agli incidenti e immersa in una variabilità atmosferica che da sempre restituisce la natura come intuizione e non come forma.

L’imponderabile si fa presagio nella mostra di Sabrina Casadei
Nel percorso compiuto sin qui dalla sua ricerca, l’artista ha fatto sempre sì che i segni della sua pittura accadessero, quasi emergendo da un caos e configurandosi secondo linee di forza proprie. Artista intimamente nomade, Sabrina Casadei seguiva percorsi verso luoghi remoti, dove andare incontro al sublime del confronto con i paesaggi ostili e sovrumani del nord del mondo, da lei prediletti in quanto generatori di emozioni e attivatori di visioni. Ora invece, per una serie di circostanze, la sua arte si fa più sedentaria e, inaspettatamente, questo suo starsene quieta a riflettere accende ancora di più i segni che raggranella nel suo impastare e stratificare, nel suo sottrarre e addizionare e rende più potente e spettinata la magia primordiale della pittura. Con sforzo medianico e maieutico, Casadei la asseconda, si fa travolgere e impara a leggere ciò che viene, con il senso speciale che sviluppano soltanto coloro che si spingono a scrutare fino al confine tra i mondi.
Le opere in mostra da Francesca Antonini a Roma
Entrando nella galleria di via Capo le Case 4 a Roma, la prima cosa che il visitatore incontra sono sette taccuini di dimensioni diverse (alcuni piccolissimi): breviari di appunti visivi tutti da sfogliare. Sono stratigrafie di bozze tascabili, che sorprendono pagina dopo pagina. Non li aveva mai mostrati prima. Racchiudono un lavorio sotterraneo, che permette di osservare il processo della pittura nel suo farsi. Dal piccolo, ecco lo slargo delle opere maggiori, poste in dialogo le une con le altre. È un respiro circolare quello che lega tutte le tele della mostra: che è una mostra sul movimento. In questo ciclo di lavori, Casadei abbandona le tinte fredde e i contrasti di una tavolozza a lei cara e ispirata all’alieno. Qui è più mediterranea e terrea. Di un’inquietudine più etrusca che norrena.
1 / 5
2 / 5
3 / 5
4 / 5
5 / 5
Un’arte che riflette le sensazioni dell’oggi
L’ultimo anno di lavoro è stato, per l’artista, una stagione fitta di presagi, per parafrasare il titolo dell’opera-cardine di tutta la mostra. Si intuiscono in un sentimento cosmico del paesaggio. La pittura di Casadei è fremente e intonata alle inquietudini personali e del tempo che viviamo. Non intenzionalmente, ma di riflesso. È un dispositivo medianico e sensibile e perciò sente in prima persona singolare – quella dell’artista – e plurale – quella del suo pubblico. Lo strumento per veicolare questo sentire è il corpo, il movimento, la corsa della materia sulla superficie. A volte, per mettere a fuoco la visione, le tele vanno ritagliate e il close-up è utile a focalizzare, a precisare, a puntualizzare. È una tecnica di ceselli, di raffinamenti. Quello che sembra spontaneo o incontrollato avviene per stratificazioni attentamente calibrate, nella tensione di rifare con virtuosismo quanto sembra destinato a sfuggire alla misura. La minuziosità delle superfici pittoriche è la stessa del ricamo.
Sabrina Casadei guarda all’arte tessile
Altre volte, però, l’insieme si sfilaccia, la vibrazione stona e l’urgenza è di uscire dalla tela, di provare un’altra strada: trovata in un laboratorio tessile, dove Sabrina Casadei ha sabotato il principio di funzionamento di un telaio digitale. Ecco allora un tessuto rarefatto, esempio di nuove sperimentazioni che – siamo certi – potranno portare alla sua arte esiti inediti e variegati.
Francesco Paolo Del Re
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati