Parte un appello accorato dagli artisti e curatori della Biennale d’Arte contro la partecipazione di Israele, Russia e Stati Uniti: la lettera e le firme
La lettera prende le mosse da una citazione del testo curatoriale del progetto concepito da Kouoh per l’edizione 2026: un invito ad abbandonare “lo spettacolo dell’orrore” per dare voce a spazi di ascolto e di salvaguardia della dignità di tutti gli esseri viventi
Un gruppo di artisti e curatori invitati alla 61esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia ha diffuso un appello pubblico rivolto alla presidenza e alla direzione dell’istituzione, contestando la decisione di collocare in via eccezionale il padiglione israeliano negli spazi dell’Arsenale, accanto alla mostra internazionale. Il documento, che si richiama esplicitamente alla visione curatoriale della direttrice artistica Koyo Kouoh, si inserisce in un clima internazionale segnato da conflitti e tensioni geopolitiche e riporta al centro il ruolo della Biennale come piattaforma culturale globale.
L’appello urgente di artisti e curatori alla Biennale Arte 2026
L’appello prende le mosse da una citazione del testo curatoriale In Minor Keys, il progetto concepito da Kouoh per l’edizione 2026: un invito ad abbandonare “lo spettacolo dell’orrore” per sintonizzarsi su “frequenze più basse”, su spazi di ascolto e di salvaguardia della dignità di tutti gli esseri viventi. Proprio a partire da questa premessa, i firmatari – artisti e curatori provenienti da contesti geografici e culturali differenti – dichiarano la propria solidarietà verso le popolazioni colpite da violenze sistemiche, disuguaglianze e cancellazione, citando esplicitamente situazioni di guerra, occupazione e repressione in diversi paesi, tra cui Palestina, Sudan, Myanmar, Camerun, Congo, Iran, Kashmir, Libano, Mozambico, Ucraina e Venezuela.
Il contenuto della lettera alla Biennale Arte 2026
Nel testo si definiscono operatori culturali impegnati in una pratica decoloniale e antirazzista, e denunciano il crescente clima di repressione e censura che riguarda gli spazi culturali e intellettuali. E poi arriva la critica più diretta alla decisione della Biennale: lo spostamento del padiglione israeliano all’Arsenale viene descritto come un intervento che interferisce con la struttura concettuale della mostra principale, contraddicendo la visione curatoriale e i principi di “solidarietà radicale” che caratterizzano il lavoro di Kouoh. Secondo i firmatari, la presenza del padiglione comporterebbe inoltre un aumento delle misure di sicurezza, con una conseguente presenza militare e di polizia che introdurrebbe un clima di tensione e paura negli spazi espositivi. Gli artisti dichiarano di aver già richiesto formalmente alla Biennale, il 13 marzo 2026, di revocare questa decisione.
Contro la neutralità della Biennale Arte 2026
Il documento affronta poi direttamente la posizione di neutralità dichiarata dall’istituzione veneziana. Gli autori contestano l’idea che consentire la partecipazione di governi accusati di crimini di guerra o violazioni sistematiche dei diritti umani possa essere considerato un atto neutrale. Al contrario, sostengono che una comunità internazionale basata sul diritto debba prevedere sanzioni nei confronti degli stati che violano in modo grave il diritto internazionale. Il testo richiama inoltre una serie di valutazioni e prese di posizione da parte di organismi e organizzazioni internazionali sui crimini commessi nella Striscia di Gaza, citando tra gli altri la Commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite, l’International Association of Genocide Scholars, Human Rights Watch e alcune organizzazioni israeliane per i diritti umani. Viene ricordato anche il mandato di arresto emesso dalla Corte Penale Internazionale nel novembre 2024 nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, presentato come ulteriore elemento che renderebbe problematica la presenza ufficiale di Israele alla Biennale.
I precedenti storici e la posizione della Biennale Arte 2026
Una parte significativa dell’appello è dedicata ai precedenti storici dell’istituzione veneziana. I firmatari ricordano come in passato la Biennale abbia assunto posizioni politiche esplicite, escludendo padiglioni nazionali in risposta a regimi di apartheid o ad aggressioni militari. Tra gli esempi citati figurano l’esclusione del Sudafrica tra il 1968 e il 1993, la sospensione della partecipazione russa dopo l’invasione dell’Ucraina e, soprattutto, la Biennale del 1974, quando l’intera manifestazione venne riorientata in solidarietà con il popolo cileno dopo il colpo di stato di Augusto Pinochet, con la chiusura dei padiglioni nazionali e la ridenominazione dell’edizione come “Libertà per il Cile. Per una cultura democratica e antifascista”. Proprio a partire da questi precedenti, gli autori dell’appello sostengono che i principi adottati allora dovrebbero valere anche oggi. Nel documento si afferma infatti che esiste una soglia oltre la quale la partecipazione a una piattaforma culturale globale come la Biennale non può essere normalizzata. Per questo motivo chiedono che l’istituzione escluda le delegazioni ufficiali di governi ritenuti responsabili di crimini di guerra, citando esplicitamente Israele, Russia e Stati Uniti.
I firmatari dell’appello alla Biennale Arte 2026
Alice Maher, Carolina Caycedo, Vera Tamari, Hagar Ophir, Avital Barak, Sohrab Hura, Yoshiko Shimada, Rachel Fallon, Florence Lazar, Carrie Schneider, Nolan Oswald Dennis, Alan Phelan, Mohammed Joha, Uriel Orlow, Natalia Lassalle-Morillo, Hala Schoukair, Gala Porras-Kim, Alfredo Jaar, Thania Petersen, Sofía Gallisá Muriente, rana elnemr, Himali Singh Soin and David Soin Tappeser, Pio Abad, Anonymous artist, Yo-E Ryou, Anonymous artist, BuBu de la Madeleine, Tabita Rezaire, Cauleen Smith, Fabrice Aragno, Rasha Salti, Gabe Beckhurst Feijoo, Joana Hadjithomas and Khalil Joreige, Mohammed Z. Rahman, Alexa Kumiko Hatanaka, Guadalupe Rosales, Nina Katchadourian, Kemang Wa Lehulere, Sabian Baumann, Anonymous artist, Walid Raad, Marigold Santos, Rajni Perera, Bonnie Devine, Annalee Davis, Éric Baudelaire, Buhlebezwe Siwani, Guadalupe Maravilla, IONE for Pauline Oliveros, Raed Yassin, Anonymous artist, Anonymous artist, lugar a dudas, Amina Saoudi, Anonymous artist, Johannes Phokela, Rory Tsapayi, Anonymous artist, Carrie Yamaoka, Joy Episalla, Zoe Leonard, fierce pussy, Anonymous artist, Ayrson Heráclito, Berni Searle, Anonymous artist, Theo Eshetu, Anonymous artist, Nancy Brooks Brody Estate, Edouard Duval-Carrié, Denniston Hill.
Caterina Angelucci
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