Le fotografie di Giovanni Gastel si leggono come poesie. E sono in mostra a Milano
L’esposizione a Palazzo Citterio esplora la vita e la pratica artistica di Giovanni Gastel, un indiscusso protagonista della fotografia contemporanea, con oltre 250 scatti. Dalle copertine di moda agli still life, dai ritratti alle celebri campagne pubblicitarie, fino a progetti inediti e quelli a lui più cari
Giovanni Gastel. Rewind, a cura di Uberto Frigerio e ospitata negli ambienti di Palazzo Citterio, è un viaggio immersivo alla scoperta della vita e della carriera di Giovanni Gastel (Milano, 1955-2021), che vengono proposte non con una prospettiva cronologica, come ci si potrebbe aspettare da un’esposizione che ne vuole riprendere vita e pratica, ma piuttosto seguendo uno schema legato ai temi trattati e alla poetica, allestito da Gianni Fiore.
Il talento di Giovanni Gastel, dal teatro alla fotografia
Giovanni Gastel compie la sua prima formazione estetica e culturale in ambito teatrale, influenzato anche dallo zio Luchino Visconti – senza dubbio uno dei più importanti registi del Neorealismo – recitando in una compagnia sperimentale. Scrive poesie e a 16 anni pubblica Kasbah. Inizia a fotografare dal 1972 e tra il 1975 e il 1976 comincia a produrre still life per la casa d’aste Christie’s, oltre ad elaborare l’identità visiva di diverse aziende italiane. In 40 anni di fotografia ha pubblicato circa 170 copertine e prodotto più di 500 tra campagne e cataloghi per diverse maison di moda. I suoi lavori sono stati caratterizzati dall’uso privilegiato del banco ottico e delle lastre Polaroid 20 x 25, per poi aprirsi alle tecnologie digitali, intuendo le nuove potenzialità che queste potevano offrire alla sua creatività. È stato tra i pochissimi fotografi italiani a sperimentare la post-produzione digitale fin dagli Anni Novanta. Gastel ha avuto il raro pregio di unire artigianalità e innovazione, analogico e digitale, trasformando le sue fotografie in opere con un linguaggio unico e riconoscibile. Nel 2002 ha ricevuto l’Oscar per la fotografia nella manifestazione La Kore Oscar della Moda.

L’universo poetico di Giovanni Gastel in mostra a Milano
In mostra troviamo per la prima volta, ad accompagnarne gli eleganti scatti, alcuni suoi scritti e poesie, elementi essenziali per comprenderne a pieno la sua visione e il suo immaginario.
“La ricerca del materiale è stata condotta con l’intento che fossero le sue parole a raccontare ogni frammento della sua vita, come capitoli emotivi”, commenta il curatore. E prosegue “Ogni sezione nasce dal suo pensiero, dalla sua voce interiore perché nessuno più di Giovanni sapeva trasformare la memoria in immagine e l’immagine in racconto”. Dagli scatti in mostra – in cui colori e forme sembrano trasportare lo spettatore in universo parallelo, fatto di bellezza, eleganza e poesia – si evince quello stile unico che caratterizza il fotografo, il quale si è distinto per aver avuto una visione molto speciale, filtrata dalla sua interiorità. “Non sono uno specchio, sono un filtro, le cose devono passare attraverso di me, la mia cultura e la mia vita per uscire sotto forma di realtà nuova”, sosteneva infatti l’artista. “La funzione di un creativo, di un artista è quella di alludere al reale per ricrearne uno parallelo, che è personale”.
A Milano 250 fotografie di Giovanni Gastel
Il percorso espositivo si sviluppa attraverso oltre 250 immagini, dalle prime copertine di moda del 1977 agli still life più innovativi, dalle polaroid ai Fondi oro. Tra questi scatti riconosciamo alcune campagne che hanno caratterizzato la storia della moda, fino ad arrivare a ritratti di figure celebri del nostro tempo, come Barack Obama. Sulle pareti del palazzo, a volte tra le finestre che permettono l’affaccio su via Brera e sul giardino, si crea un racconto fatto di icone, immagini parte della memoria collettiva. Quello di Gastel, spiega Uberto Frigerio, è “un lungo viaggio con al centro sempre il superamento del ‘conosciuto’ e come obiettivo la ricerca continua della bellezza. È questa insoddisfazione di fondo che spinge Giovanni, ogni giorno, verso l’obiettivo della fotografia perfetta”.
Nel percorso espositivo trova spazio anche un progetto inedito, i cui colori accesi e le grandi proporzioni catturano immediatamente l’attenzione, anche perché è posto in una stanza con una caratterizzazione volutamente distinta dalle altre. Si tratta de Le Madonne Candelore, realizzate da Gastel e Simone Guidarelli, che avrebbe dovuto far parte di un progetto più ampio rimasto incompiuto a causa della prematura scomparsa di Giovanni. Spiega Guidarelli: “La nostra idea di Madonna non alludeva al culto, bensì a un archetipo universale di femminilità e di presenza umana: un emblema di bellezza che attraversa i secoli senza mai consumarsi. Prese subito forma l’idea di creare trenta trittici dedicati alla Madonna Candelora, reinterpretata attraverso un overstyling ricchissimo: abiti stratificati, pizzi preziosi, giacche trasformate in armature iridescenti, cristalli, ricami e gioielli importanti provenienti da tanti archivi privati e inaccessibili”. Chiude infine la rassegna la proiezione di un video inedito.

Giovanni Gastel, la fotografia e Milano
La rassegna vuole anche riaffermare il profondo legame di Gastel con la sua città: Milano, una vera e propria matrice culturale, familiare, sociale e creativa che ne ha forgiato irrimediabilmente lo stile. Cresciuto nell’ambiente aristocratico milanese, Gastel ha vissuto in una dimensione a metà tra aristocrazia e borghesia, cultura e industria, poesia e pragmatismo. Da questa alchimia è nata la sua cifra stilistica: elegante e intellettuale, ma al tempo stesso ironica e libera. Lui ha ricambiato con immagini che ne hanno raccontato lo spirito più autentico. Non a caso Harpers Bazaar USA lo ha definito “l’ambasciatore di Milano per eccellenza, il più internazionale e il più elegante”. Il suo impegno per la città è stato concreto: ha sostenuto iniziative come Progetto Itaca Milano e la nota campagna per lo IEO di Umberto Veronesi, a testimonianza di un legame che andava oltre la fotografia.
Gastel e la fotografia come mondo parallelo
Le opere di Giovanni Gastel, in conclusione, non rappresentano delle mere e fredde istantanee della realtà circostante, ma piuttosto il frutto di una sua visione, del suo rapporto con la realtà, caratterizzato anche dalle influenze familiari, sociali e culturali, che vengono ampiamente documentate nella mostra.
“Entrate amici! Entrate nel mio mondo immaginario e non temete, è tutto stato fatto per voi”, scriveva Gastel, “sono i miei messaggi nella bottiglia, e sono lì per voi. Quello che sono queste fotografie non so e forse non importa, sono la mia vita e la mia creazione, sono quello che mi ha aiutato a stare nel mondo e non chiuso in una stanza a cercare di ritrovare un passato che, forse, non è mai esistito. Ma voi, oggetti, cose del mondo inanimato, a voi ho cercato sempre di ridare vita. Ho cercato la vostra storia nascosta. Le cose, sempre, raccontano, se lo vuoi, altre cose. E allora vivete, oggetti, ballate, svelatevi, con ironia, con humor, raccontate le vostre storie nascoste“. Si delinea così un mondo parallelo, dominato dall’eleganza e dalla leggerezza. Gastel è riuscito ad elaborare una sua estetica del piacere contro la, spesso triste, evidenza del reale. L’artista appartiene infatti a quel gruppo di fotografi per i quali l’immagine non è la cattura di un “istante decisivo”, ma la creazione di un proprio spazio di pensiero.
Giulia Bianco
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