La rinascita dell’associazione per l’arte Base a Firenze dopo la chiusura per sfratto: il progetto delle mostre itineranti

Base / Progetti per l’arte non si è fermata, ma ha trasformato l’assenza di una sede fissa in un’occasione per ridefinire il rapporto con la città attraverso un nuovo progetto itinerante

Non è bastata la chiusura dello spazio storico per sfratto, avvenuta a fine settembre 2024 dopo 25 anni e 60 mostre organizzate dallo spazio culturale, a interrompere il lavoro di Base / Progetti per l’arte. Al contrario, quella dipartita forzata da Via San Nicolò 18 ha funzionato come un cambio di assetto, quasi un riavvio del sistema. Base non si è fermata, ma ha trasformato l’assenza di una sede fissa in un’occasione per ridefinire il rapporto con la città: non solo uno spazio espositivo e menché meno una banale galleria d’arte, ma una vera e propria comunità culturale con un ampio e diversificato sguardo sull’arte contemporanea grazie a tutti quei nomi così celebri e centrali nel sistema che hanno abitato negli anni i suoi locali. Tra questi, a solo titolo d’esempio, Sol Lewitt, Alfredo Pirri, Cesare Pietroiusti, Jan Vercruysse, Niele Toroni, Michael Galasso, Luca Pancrazzi, John Nixon & Marco Fusinato, Heimo Zobernig, Ingo Springenschmid, Paolo Masi & Pier Luigi Tazzi, Antonio Muntadas, Robert Barry, Luca Vitone, Gino De Dominicis, Liliana Moro, Claude Closky, Pietro Sanguineti, Liam Gillick, Massimo Bartolini, Eva Marisaldi, Rainer Ganahl, François Morellet, Bernhard Rüdiger, Nedko Solakov e Slava Nakovska, Olaf Nicolai, Giuliano Scabia, Kinkaleri, ma anche curatori, critici e collezionisti.

Il nuovo capitolo di Base a Firenze “BaseTools”

Il nuovo capitolo si chiama BaseTools ed è in programma mercoledì 25 e giovedì 26 febbraio e domenica primo marzo 2026 nel Base Temporary Space di Via Palazzuolo 87 A/R. Uno spazio provvisorio, appunto, che diventa laboratorio, un campo di prova per una riflessione che intreccia pratiche artistiche, comunità e rigenerazione urbana, evitando con cura ogni retorica dell’“uso sociale” dell’arte.

La rinascita dell’associazione per l'arte Base a Firenze dopo la chiusura per sfratto: il progetto delle mostre itineranti
Driant Zeneli, No wise fish would escape without flying

Gli artisti di “BaseTools” a Firenze

Si tratta di una serie di proiezioni video, pensate come eventi singoli e irripetibili, ciascuno accompagnato da un manifesto prodotto ad hoc: ogni serata attiva una diversa configurazione dello spazio e del pubblico, mettendo in discussione la standardizzazione dell’esperienza espositiva contemporanea. In questo contesto si inseriscono i lavori di Driant ZeneliStefania Galegati e Kamilia Kard: pratiche eterogenee, accomunate da un’attenzione per gli spazi liminali, per i territori di confine e per le forme di relazione che li attraversano.

I progetti in mostra da “BaseTools” a Firenze

Zeneli presenta No Wise Fish Would Escape Without Flying (2019), un lavoro nato a Pristina e sviluppato con i giovani di Bonevet, in cui l’architettura diventa superficie narrativa e la conoscenza passa, simbolicamente, attraverso lo sguardo dei più piccoli. Il film, già presentato a Manifesta 14 Prishtina, trasforma la Biblioteca Nazionale del Kosovo – edificio carico di stratificazioni politiche e ferite storiche – in un luogo di possibilità, dove l’immaginazione agisce come forza di riscrittura dello spazio pubblico. È un lavoro che dialoga perfettamente con la linea di Base: l’arte come strumento fragile ma ostinato di riattivazione simbolica. Di tutt’altra natura, ma ugualmente centrato sull’idea di comunità, è il progetto di GalegatiL’isola deserta (al femminile) nasce da un laboratorio condotto con un gruppo di donne detenute nel carcere Pagliarelli di Palermo e si struttura come un flusso di voci, pensieri, frammenti narrativi. L’isola, qui, non è fuga né utopia, ma luogo in cui immaginare una ripartenza possibile. Il video si inserisce in una ricerca di lungo periodo che intreccia ecologia, politica e pratiche di ascolto, restituendo all’arte una funzione di mediazione più che di rappresentazione.

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Kamilia Kard, A Rose by Any Other Name, installation view at Spazio Vitale, Verona 2024

Con Kamilia Kard il discorso si sposta sul terreno della tecnologia e dei suoi cortocircuiti. A Rose by Any Other Name (2021) mette in crisi i sistemi di visione artificiale attraverso una serie di entità ibride: rose che si muovono come pesci, hanno pelle umana, si scambiano gesti affettivi e dichiarano identità contraddittorie. È un lavoro che, dietro un’apparente leggerezza visiva, interroga in modo diretto i meccanismi di classificazione algoritmica e le loro implicazioni politiche, spingendo l’ibrido oltre ogni tentativo di normalizzazione.

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Redazione

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