La lingua segreta delle piante secondo l’artista Blanca Gracia in mostra a Roma
Quello che l’artista spagnola porta nella sua prima mostra personale italiana, alla Galleria Ada di Roma, è un erbario immaginifico in cui il margine diventa luogo di protezione e metamorfosi
Il margine non è periferia, ma luogo generativo. È nei bordi dei libri, ai bordi del mondo, nei vani dei corpi che avviene la metamorfosi: tra erbe, insetti, leggende, al di là della violenza. La Galleria Ada di Roma presenta la mostra Marginalia, la prima personale in Italia dell’artista spagnola Blanca Gracia (Madrid, 1989) che allestisce al suo interno un giardino simbolico in cui identità sospese – “tra due corpi: umano e vegetale” – scelgono la metamorfosi come gesto di difesa e atto di libertà. Al pari delle postille ai margini degli antichi codici miniati, le sue figure abitano i vani più reconditi del visibile, è lì che l’immagine respira.

La mostra “botanica” di Blanca Gracia a Roma
Delicatissimi lavori in foglia di rame e ottone popolano un percorso che è botanica immaginaria e drammaturgia del divenire. Le opere si presentano come micro-narrazioni: Nightmare, una cavallina sospesa a mezz’aria, distilla dall’etimologia di “giumenta della notte” un’oscillazione anche semantica, tra incubo e levità. Gossip, coppia di arpie dalle ali e i volti scomposti, trasforma il mostro tradizionale in due levatrici di confidenze, restituendo al pettegolezzo un’inattesa dimensione di sorellanza.
Blanca Gracia, tra piante e parole
Il gioco di rovesciamenti prosegue in En la boca cerrada no entran moscas, dove il monito di silenzio imposto alle donne, diventa memoria del nonno pescatore, poiché la mosca che posa su una delle tre lingue a parete, è in realtà un’esca. E così l’installazione Finocchi annulla l’offesa con l’effigie di due piante innamorate. Blanca s’interroga anche sulla norma del corpo e sulla fuga nella natura come forma di sopravvivenza: una coppia di mani, di cui una a sei dita e sulle quali crescono giunchi, si richiama al mito di Dafne. Non lontano si erge la grande e misteriosa Boquila Trifoliata, nota per il suo mimetismo e arricchita dall’artista di occhi con lacrime in vetro blu: la pianta che emula il mondo finisce per guardarlo.
Recuperare il margine. Blanca Gracia da Galleria Ada
Quelle presentate in Marginalia sono opere esili ed eleganti, che sembrano riecheggiare i gioielli surrealisti di Cocteau, Dalí, Man Ray: ornamenti che imitano il vegetale per rivelarne il carattere enigmatico e prezioso. Al centro del percorso cresce l’albero Waq Waq, tratto della mitologia persiana: un organismo pullulante di foglie, insetti, piccole presenze in ascolto e dialogo reciproco, i cui suoni immaginari, pre-umani, sono ricreati grazie al sound di sottofondo. Come ricordava Merleau-Ponty, la natura non è “dinanzi a noi”, ma ciò che ci sostiene. Gracia ne ricostruisce il carattere primordiale: un luogo plurale da cui l’umano riaffiora in forma allegorica, affidandosi alla protezione del margine, la via più fertile della visibilità e dell’incanto.
Francesca de Paolis
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