Per la prima volta nel carcere di Bologna arrivano degli interventi d’arte contemporanea durante i giorni della prossima Arte Fiera
L’artista italo-albanese Anila Rubiku interviene direttamente negli spazi dedicati ai colloqui tra le persone detenute e i loro familiari o legali, luoghi attraversati da un’intensità emotiva che raramente entra nel discorso dell’arte contemporanea
Per la prima volta l’arte contemporanea entra nella Casa Circondariale Rocco D’Amato di Bologna, con l’obiettivo di inserire il carcere nel perimetro culturale della città, in occasione di Art City Bologna 2026 e nei giorni di Arte Fiera. Così, dal 6 all’8 febbraio 2026, l’Associazione Acrobazie presenta L’arte messa alla prova: Anila Rubiku. I’m Still Standing, progetto a cura di Elisa Fulco e realizzato in collaborazione con la Direzione della Casa Circondariale. E per l’occasione l’artista italo-albanese Anila Rubiku interviene direttamente negli spazi dedicati ai colloqui tra le persone detenute e i loro familiari o legali, luoghi attraversati da un’intensità emotiva che raramente entra nel discorso dell’arte contemporanea.
La Casa Circondariale Rocco D’Amato di Bologna si apre all’arte contemporanea
Qui l’arte si misura con un contesto carico di tensioni, aspettative, fratture. Il titolo I’m Still Standing, ispirato alla celebre canzone di Elton John, diventa una dichiarazione di resistenza che attraversa tutti i lavori in mostra, incentrati sui temi della resilienza, della speranza e delle seconde possibilità. Gli interventi si articolano in una serie a nuclei: disegni di uccelli come metafora di un possibile riscatto del femminile (Hope is the thing with feathers); le protesi dei veterani, immagini di soluzioni creative adottate per continuare a stare in piedi nonostante la perdita (I’m Still Standing); le porte ricamate ispirate alle porte segrete dei palazzi milanesi, emblemi di passaggi nascosti e nuove opportunità (The Inner Doors); fino a Defiant’s Portrait, una serie di ritratti astratti di detenute albanesi costruiti con sbarre da forzare, che mette in discussione un sistema di giustizia modellato su un paradigma maschile e penalizzante per le donne.
L’arte per un percorso di integrazione tra carcere e città
Il progetto, inoltre, si inserisce in un percorso più ampio di integrazione tra carcere e città. Come sottolinea la direttrice Rosa Alba Casella, l’ingresso dell’arte contemporanea nella Casa Circondariale Rocco D’Amato rappresenta un ulteriore passo verso il superamento dell’idea del carcere come spazio separato: un luogo che può diventare ponte tra il “dentro” e il “fuori”, capace di sollecitare nuovi sguardi e di mettere in crisi convenzioni e pregiudizi.
Il progetto nelle parole della curatrice Elisa Fulco
Una visione condivisa anche dalla curatrice Elisa Fulco, che vede il progetto come un laboratorio per sperimentare modelli di pratica artistica capaci di dialogare con ambiti diversi, tra cultura, giustizia, educazione, cura, e di attivare processi di co-progettazione e welfare culturale. Un approccio già testato a Palermo con Spazio Acrobazie e che a Bologna trova una nuova declinazione, con l’obiettivo di costruire una rete permanente tra arte e cittadinanza attiva all’interno delle strutture detentive.
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