A Esch2022 Capitale Europea della Cultura la mostra principale è tutta fatta da italiani

La mostra più importante che in Lussemburgo ha aperto le attività di Esch2022 Capitale Europea della Cultura è dedicata al passato industriale di queste terre di confine. Concetto, design, allestimento e musiche sono tutte firmate da creativi italiani.

Esch2022 © Cédric Dasesson
Esch2022 © Cédric Dasesson

Raccontare il passato industriale, metallurgico, minerario di un territorio riuscendo nell’intento di rendere tutt’altro che noiosi i materiali d’archivio, i filmati, gli oggetti e le foto d’epoca e le ricerche universitarie di sociologi e antropologi.

È uno degli obbiettivi che si è data Esch2022, la Capitale Europea della Cultura che quest’anno è in Lussemburgo. Di tutto il programma di E22 all’insegna del concetto di Remix abbiamo già ampiamente parlato sia sul nostro magazine cartaceo che qui sul sito, ora ci focalizziamo su una delle mostre inaugurali della rassegna. Una mostra che si svolge nel sito produttivo di Belval. Belval è una acciaieria dalle proporzioni smisurate, qui è nata l’azienda che oggi è una multinazionale di proprietà indiana e si chiama Arcelor Mittal. L’acciaieria è ancora parzialmente in funzione, ma in una grande porzione ormai da vent’anni è partita la trasformazione: gli altiforni sono stati restaurati e lucidati (fin troppo) e tutto attorno sono nate facoltà universitarie, edifici residenziali, ristoranti e spazi per l’innovazione, il coworking e la tecnologia. Oltre che ovviamente spazi espositivi. In uno di questi ha inaugurato la mostra Remixing Industrial Pasts che racconta cento anni di passato industriale (1870-1970) di Esch e dei suoi dintorni.

ESCH2022. LA MOSTRA “ITALIANA” SUL PASSATO INDUSTRIALE

Una storia che si intreccia moltissimo con l’Italia. Non solo perché la fabbrica a fine ottocento venne edificata da maestranze italiane, non solo perché significativa parte dei lavoratori nei decenni furono italiani, ma anche perché la mostra che oggi ripercorre tutta la vicenda è stata concepita e disegnata da italiani: da una parte il collettivo creativo Tokonoma, dall’altra i progettisti di 2FArchitettura con alle musiche Max Viale. La mostra è così una sinestesia di filmati, proiezioni, contenuti sonori, musiche e partiture scritte ad hoc che puntellano una serie di stazioni contenutistiche dove si possono approfondire i temi.
In questa intervista ne abbiamo parlato con Chiara Ligi di Tokonoma e con Alessandro Floris di 2FArchitettura. L’auspicio? Che questi esperimenti di narrazione si sperimentino anche in Italia, dove l’identità industriale di molti territori è vista solo come un problema e non come un pezzo di storia da tutelare, valorizzare, non dimenticare.

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Artribune è una piattaforma di contenuti e servizi dedicata all’arte e alla cultura contemporanea, nata nel 2011 grazie all’esperienza decennale nel campo dell’editoria, del giornalismo e delle nuove tecnologie.