A Bologna l’artista Giorgio Bartocci modifica la facciata della sede della Zanichelli

Giorgio Bartocci, affermato artista urbano della scena internazionale, insieme a Zanichelli sperimenta l’inserimento dell’arte urbana in un centro storico. Le immagini dell’intervento

Giorgio Bartocci, Riflessi mimetici, per la sede Zanichelli a Bologna. Ph. Nicola Babaoglu
Giorgio Bartocci, Riflessi mimetici, per la sede Zanichelli a Bologna. Ph. Nicola Babaoglu

Riflessi mimetici, il progetto che l’artista Giorgio Bartocci (Jesi, 1984) ha ideato e realizzato con la casa editrice Zanichelli per la città di Bologna, sperimenta l’inserimento del linguaggio contemporaneo dell’arte urbana all’interno di un centro storico. Il lavoro, realizzato in più fasi, in continuo dialogo tra committente e artista, è esempio di un percorso comune tra prospettive culturali e comunicative dell’azienda, di ricerca su linguaggio e stile dell’artista ed esigenze tecniche, che pone al centro del processo creativo la sensibilità per il contesto. Lo sviluppo dell’intervento artistico ha previsto infatti numerose collaborazioni con figure esperte dello spazio pubblico, quali l’architetto Luigi Greco, la società Aura Taitle per la curatela dell’illuminazione e lo stampatore d’arte Arturo Amitrano di 56 Fili, che ha contribuito alla realizzazione di monotipi d’arte come memoria cartacea dell’intero progetto, stampati presso la Galleria Varsi di Roma.

L’OPERA DI GIORGIO BARTOCCI PER ZANICHELLI A BOLOGNA

L’attenzione al contesto (una delle caratteristiche principali dell’arte urbana seppur tra le più disattese) è quindi qui presente nei lavori di Giorgio Bartocci, in cui lo stile sperimentale del writing, da cui la sua pratica artistica ha origine, si è evoluto in una pennellata astratta e ritmata che riveste le superfici con una sorta di pelle che rende lo spazio mutevole. L’artista per la prima volta non interviene su dei muri, ma sulle vetrate che, sia a piano terra che al secondo piano del palazzo, costituiscono il diaframma della casa editrice con la strada, applicando delle vetrofanie serigrafate in loco in cui i segni dell’artista si alternano agli spazi vuoti e assumono densità differenti in grado di assorbire la luce in maniera variabile nelle diverse ore del giorno e della notte. Alla parete trasformata in tavola pittorica si aggiunge così un dentro e un fuori, un alternarsi di vuoti e pieni che giocano con la città, la quale entra ed esce dall’opera dilatandone lo spazio e la dimensione temporale. Una sorta di acquario fossile, stratificato anche nel tempo, in cui le specchiature dei vetri, elementi respingenti dell’edificio, diventano invece contenitore trasparente, percepibile in modo differente da chi si trova dentro e chi si trova fuori, che raccoglie suggestioni dalla città e dal suo mutare nel tempo: c’è Bologna che si accende di rosso con la luce del sole, ma anche l’ombra cupa dei portici in certe sere d’inverno e in certi eventi della storia cittadina. Anche la ricerca sul colore negli interventi dell’artista è molto meditata: la mimetizzazione con il contesto urbano tiene conto sia delle suggestioni dei riflessi metallici e minerali della città suggeriti da pietre, intonaci, muri scrostati, sia del loro variare quando le luci si abbassano.

Giorgio Bartocci, Riflessi mimetici, per la sede Zanichelli a Bologna. Ph. Nicola Babaoglu
Giorgio Bartocci, Riflessi mimetici, per la sede Zanichelli a Bologna. Ph. Nicola Babaoglu

GIORGIO BARTOCCI A BOLOGNA: L’EVOLUZIONE STILISTICA

Quest’opera permanente di arte urbana, piena di impulso ma anche determinazione, studio e progetto, conserva così anche il ritmo serrato dell’esecuzione, la velocità, il dinamismo che al loro autore provengono dalla pratica del writing in cui il corpo dell’artista è parte dell’opera. Negli anni, lo stile di Bartocci si è evoluto: dai graffiti al pop figurativo dei puppet, alle campiture di colore con gli occhietti ancora legate alla raffigurazione (di cui ogni tanto lascia traccia anche nelle opere più attuali) ora le macchie si sono fatte astratte: un maculato urbano che è sintesi e simbolo del paesaggio. Curvilineo nelle forme come certi orizzonti collinari, frammentato come un segno vettoriale della grafica elettronica, Giorgio Bartocci negli anni ha abbandonato la contrapposizione di colori dell’allarme urbano per includere sfumature più naturali e armonizzate all’ambiente circostante, in cui le vibrazioni metalliche conservano la tensione del nostro presente.

– Annalisa Filonzi

http://www.giorgiobartocci.com/

Eventi d'arte in corso a Bologna

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Annalisa Filonzi
Laurea in Lettere classiche a Bologna, torno nelle Marche dove mi occupo di comunicazione ed entro in contatto con il mondo dell'arte contemporanea, all'inizio come operatrice didattica e poi come assistente alla cura di numerose mostre per enti pubblici e privati del territorio. Dell'arte mi interessano soprattutto i nuovi linguaggi e gli artisti che si fanno portavoce e anticipatori delle emozioni del nostro tempo: video, fotografia, street art, contaminazioni di linguaggi. Nel 2007 fondo l’associazione culturale GLAZonART per la quale curo la mostra “VIDEOGLAZ Mario Sasso e l’immagine elettronica” presso il Museo d’Arte Moderna di Mosca. Ora insegno di ruolo Lettere negli istituti superiori, alternando l’attività didattica a quella di critica, principalmente per la rivista Artribune, e di curatrice indipendente, per la quale collaboro con gallerie e festival come l’Associazione AOCF58 di Roma, il festival Nottenera di Serra de’ Conti e altre realtà del territorio. Dal 2013 curo il progetto dello spazio espositivo USB Gallery a Jesi (AN), una homegallery a cui ho dato vita nella mia abitazione e che gestisco nello spirito di assoluta libertà, ricerca e incontro insieme agli artisti ospitati, per dare forma alla complessità e alla profondità dei nostri tempi che solo l’arte contemporanea può indagare.