Giocare per stare al mondo. Chi è l’artista inglese Albert Potrony

Fervido credente della partecipazione come strumento di ridefinizione sociale, Potrony – la cui personale è stata inaugurata il 25 settembre alla galleria Baltic – stimola idee per spazi urbani democratici a prova di adulti e bambini.

Albert Potrony

Il parco giochi come teatro di idee sulla teoria urbana, l’immaginazione e i ruoli maschili. È ambiziosa l’ultima personale dell’artista inglese Albert Potrony, la cui Equal Play è in mostra alla Galleria Baltic di Gateshead, in Inghilterra, fino a ottobre 2022. Dopo aver dato ai bambini la libertà di inventare i propri giocattoli e aver incoraggiato studenti e rifugiati a realizzare insieme delle sculture, l’artista torna con un nuovo progetto sul tema del gioco come strumento per capire e vivere il mondo, superando stereotipi e ruoli prefissati. Molti i punti di riferimento della sua pratica partecipativa, che esamina i concetti di identità, comunità e linguaggio, tra cui spicca l’architetto olandese Aldo van Eyck, che si oppose alle tendenze astratte e verticistiche del modernismo nello spazio urbano prendendo a modello proprio i parchi giochi. Come lui, Potrony vede lo spazio urbano come democratico, agender e privo di imposizioni, e per questo ne ha recuperato il vocabolario formale di stampo scultoreo: strutture per l’arrampicata in tubolare d’acciaio, sabbiere, panchine, pietre miliari – elementi semplici per stimolare l’immaginazione e la comunicazione tra i bambini, piuttosto che dettarne il comportamento. Il parco giochi, rigorosamente senza recinzioni, fa parte della città che, per estensione, diventa un gigantesco parco giochi. Negli spazi di Baltic compaiono così una forma lunga e rettangolare simile a una panchina, forme semicircolari basse, trampolini e sbarre per arrampicarsi, accanto a una serie di elementi scomponibili in plastica e corda, un ambiente dove adulti e bambini condividano un’area di relax senza aspettative. Certo, se pensiamo agli scivoli e alle giostre di Carsten Höller, ai tubi infiniti di Isamu Noguchi o alle altalene dei Superflex, vedremo che non è il primo a creare un ambiente artistico giocoso, ma l’elemento ludico non è che una delle componenti del suo studio sulla cooperazione umana.

 

LA FILOSOFIA DEL GIOCO IN ALBERT POTRONY

L’attenzione di Potrony per il gioco, sia come artista sia come educatore, è infatti finalizzata alla creazione di nuovi modelli collaborativi etici e inclusivi. Si vede in progetti come A Gift (2018), un’installazione video e sonora che porta a riflettere sull’importanza dei negozi di beneficenza e sulla loro capacità di generare comunità alternative, e in Play As Radical Practice (2017) alla Serpentine Gallery, che mette alla prova il potere sovversivo del gioco all’interno di un sistema educativo sempre più compartimentato. Ma anche in lavori più vecchi, come Another Utopia (2015), un progetto di un anno culminato in un’installazione e un film sul movimento cooperativo occupazionale e abitativo degli anni ’70 e ’80 nella capitale inglese, The Potential Space (2014), un film sul potere del “fare” collettivo sviluppato con un ente che sostiene le persone con problemi di salute mentale, e il potente He Who Hopes (2010), un’installazione itinerante costruita in dialogo con un gruppo di richiedenti asilo detenuti e di volontari locali.

IL MODELLO MASCHILE ANTISESSISTA DENTRO EQUAL PLAY

Equal Play incorpora e rivisita anche degli spunti del movimento maschile antisessista che si era sviluppato in Inghilterra nei primi anni ’70 intorno a gruppi come Creches Against Sexism e Achilles Heel. Questi chiedevano che gli uomini si prendessero più cura dei bambini per consentire alle donne di partecipare alla politica e all’attivismo, tralasciando però di includere uomini di razza e classe altra dalla loro (tutti bianchi e benestanti). Potrony, colmando ancora una volta il gap comunicativo, ha contattato i veterani del movimento insieme a North East Young Dads and Lads, un servizio di supporto locale che aiuta gli uomini a svolgere un ruolo attivo nella vita dei loro figli, per produrre un “toolkit di idee” nato dal confronto. Il risultato va ad avvicinare gli ideali di egalitarismo del femminismo a un contesto maschile di confronto, secondo la corretta interpretazione del movimento che vuole gli uomini beneficiare delle sue conquiste sociali.

-Giulia Giaume

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Giulia Giaume
Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo Walter Tobagi. Collabora con diverse riviste su temi culturali, diritti civili e tutto ciò che è manifestazione della cultura umana, semplicemente perché non può farne a meno.